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Consultazione sulla legge aggiornamento docenti

Nel 2012 il DECS ha istituito un gruppo di lavoro, cui ha partecipato anche il sindacato OCST-Docenti, incaricato di esaminare le leggi e i regolamenti che disciplinano l’aggiornamento dei docenti.

Manifestazione del 5 dicembre

DEttorreIntervento del Presidente del Comitato OCST docenti alla manifestazione del 5 dicembre

Siamo qui perché c’è un’emergenza ci dicono.

È urgente tradurre in decisioni concrete le rivendicazioni dei docenti

È urgente tradurre in decisioni concrete le rivendicazioni dei docenti“Con il DECS di Bertoli c’è più dialogo”.

Per il pieno riconoscimento politico, sociale ed economico degli insegnanti

Linee per un impegno del sindacato a trent’anni dalla nascita

Relazione presidenziale di Pietro Ortelli in occasione dell'Assemblea del Trentesimo del Sindacato OCST Docenti

Signore e signori, voglio iniziare con una considerazione che mi sta molto a cuore e che non saprei esprimere meglio di quanto abbia fatto in passato, in una occasione simile. È una verità senza la quale rischierebbe di essere cieco e anche, alla lunga, abbastanza frustrante, faticoso e magari inutile, il nostro impegno sindacale.

Si tratta della consapevolezza, precisa e profonda, che le questioni sindacali in senso stretto – indennità di trasferta, scatti salariali, compensazione del rincaro e via dicendo – sono soltanto la punta dell’iceberg e non potremmo affrontarle se non vi fosse la parte sommersa, che ha una massa assai maggiore: ovvero una certa idea di scuola, del suo compito, e nello stesso tempo un giudizio sulle condizioni in cui l’istituzione opera nel tentativo di realizzarlo.

Un’idea di scuola che a sua volta non potrebbe esserci senza una certa idea di “persona”, continuamente verificata dentro l’esperienza dei rapporti quotidiani. L’ideale astratto di scuola, come ogni ideale astratto, può diventare pericoloso: noi non ci muoviamo anzitutto per un ideale astratto (che abbiamo visto tanto spesso trasformarsi in violenza ideologica), per una missione della scuola come, per esempio, “servizio pubblico fondamentale”, quando non si sa bene che idea di persona e di libertà, di bene comune stia dietro alla parola “pubblico”.

Ogni persona è titolare di diritti originari, primo fra tutti quello della libertà, ma anche, in una democrazia liberale moderna, quello all’istruzione, che non può non essere inteso come il diritto di ognuno di beneficiare di uguali possibilità formative: forse da tutti accettato su un piano astratto, ma difficilissimo da mettere in atto sul piano concreto. La realizzazione della persona non può avvenire senza una rete di rapporti che se ne facciano carico, a cominciare da quelli famigliari, per allargarsi poi al complesso dei rapporti sociali indispensabili.

Quando, dietro richiesta, sei anni fa, ho assunto questo mandato, l’ho fatto in continuità con un impegno diciamo così spontaneamente germinato nell’autunno del 2003 (l’autunno del nostro scontento), ma se dovessi andare al fondo, alla radice di quell’impegno, vedrei affiorare dei volti, quelli dei miei figli, dei figli di miei amici, quelli di miei allievi. E anche mi verrebbe in mente mio padre, che non ha potuto studiare, ma che aveva una coscienza chiara del valore dello studio (senz’altro maggiore di quella di alcuni docenti che conosco, o di alcuni funzionari dipartimentali). Mio padre pensava che la scuola pubblica dovesse essere una buona scuola: dovesse consentire anche a chi non è ricco e non è figlio di laureati di determinare il proprio futuro scolastico e professionale senza che avessero peso le condizioni di partenza, ovvero il censo e il ceto sociale. Dove la scuola non è così è una bella fregatura.

Questa consapevolezza mi ha accompagnato in questi sei anni di presidenza, e sono certo, scorrendo la lista di chi mi ha preceduto in questo ruolo, ha anche caratterizzato i trent’anni di vita del nostro sindacato che oggi ricordiamo, e che già sono stati evocati dal ciclo di manifestazioni da noi volute per ricordare un avvenimento coevo di importanza incomparabilmente maggiore: la grande esperienza di Solidarnosc, il sindacato libero di Danzica che ha fatto la storia. Trent’anni alle spalle e le urgenze di un presente che incalza.

Mi viene in mente S. Agostino il quale descriveva il presente su per giù in questo modo: il presente è la presenza del passato nel presente: la memoria o la storia; la presenza del futuro nel presente: la speranza; la presenza del presente nel presente: la contemplazione, ovvero, adattando il concetto a noi, la coscienza di quel che c’è. Questo è vero sempre, ma lo è in modo spettacolare oggi, perché ci troviamo proprio all’intersezione di un passato che sembra concluso con un futuro diverso ma di cui non si vedono ancora i lineamenti, e questo genera una forte tensione che ci mette in movimento con l’energia dei momenti speciali.

Quale passato si è concluso (parliamo degli ultimi dieci anni)? Per i docenti: fase movimentistica (autunno 2003) e postmovimentistica, ossia l’istituzionalizzazione di quella spinta spontanea, ma sempre sull’onda lunga dello slancio iniziale. Per il dipartimento: chiusura totale rispetto alle esigenze che venivano manifestandosi e continuo peggioramento delle condizioni salariali e di lavoro, con in più una poco trasparente gestione dei nuovi problemi (spesso minimizzati o addirittura negati): la mancanza di candidati docenti con le qualifiche richieste dal bando di concorso, vistosa in alcune materie in particolare; e, parallelamente, i limiti del sistema di assunzione e abilitazione. La combinazione di questi fattori – onda lunga dell’autunno 2003, e sorda chiusura del Dipartimento con la direzione di Gendotti – ha portato, nella primavera del 2009, al manifesto “Fermiamo la deriva della scuola ticinese”, unico caso di denuncia energica e dura di una politica scolastica inadeguata sottoscritta dalla totalità delle organizzazioni sindacali e associazioni magistrali presenti nel mondo della scuola. Per quanto ci riguarda, in questo clima difficile, possiamo indicare due punti forti della nostra azione sindacale: - Autunno 2007 e poi 2008.

La mobilitazione per il carovita integrale, che si è conclusa con l’accettazione della nostra rivendicazione. - La richiesta di un’abilitazione “en emploi”, quando nessuno, ma proprio nessuno ne parlava o la riteneva possibile. Si può dire che noi ci siamo arrivati più facilmente perché abbiamo sempre avuto ben chiaro (e torno al discorso iniziale) una certa idea di scuola e di docente (secondo quello che potrebbe essere il nostro slogan in proposito: buona scuola uguale buoni docenti): non vogliamo una scuola reclute, ma un percorso che accompagni un insegnante che è pienamente tale fin dall’inizio, e senza la gravosa penalizzazione del tempo pieno di due o tre semestri (che diventano due anni) a proprio carico.

Quella fase si è conclusa con l’inizio della nuova legislatura e il cambio di direzione alla testa del dipartimento. Come leggere i cambiamenti che il nuovo quadro comporta? Quali le prospettive dell’azione sindacale? Possiamo cercare di rispondere confrontando due volantini che fotografano bene le differenze tra i due momenti. - 2007: una denuncia perentoria della chiusura, da parte del Dipartimento, a ogni confronto e ascolto; - 2011: un giudizio fortemente critico sulla situazione attuale (tra l’altro, in particolare, per quanto riguarda il problema della mancanza di candidati qualificati, messo in rapporto con un’abilitazione troppo gravosa e inadeguata e con la richiesta di un’abilitazione “en emploi”), ma nello stesso il riconoscimento di un clima nuovo e diverso, caratterizzato dalla riapertura di un confronto e di un dialogo tra gli insegnanti – sindacati e associazioni magistrali – e il nuovo capo del Dipartimento. Le prospettive sono dunque quelle di arrivare all’apertura di trattative sui punti che ci stanno a cuore, ben evocati nella nostra presa di posizione; ma anche di favorire la rinascita di un interesse per questi problemi nel corpo insegnante, attraverso il coinvolgimento dei collegi.

La nostra esperienza ci dice che questa è una delle vie maestre da percorrere. Il momento sembra favorevole: ieri nella scuola media di Gordola si è tenuto un collegio dei docenti al quale erano stati invitati Movimento della scuola e sindacati; l’altro giorno un collegio di docenti di scuola comunale di Lugano ha votato un convinto sostegno alle richieste del nostro volantino (i cinque punti).

Mi avvio a chiudere, ma non posso farlo senza che prendano prima un certo spazio i ringraziamenti importanti. Ringrazio per la collaborazione, che non è mai mancata in questi anni, la FDT: la presidente Tiziana Zaninelli, Agostino Savoldelli (che tra l’altro ha sempre curato, per le pagine del “Risveglio”, il resoconto completo di queste nostre assemblee), Alberto Gandolla, attivo sia nella federazione sia nel sindacato, che ha fatto da tramite. Ringrazio il nostro comitato, e in modo particolare Renato Ricciardi, indispensabile, e con il quale è cresciuto negli anni, cosa non scontata, lo spessore della stima e dall’amicizia.

Il Sindacato OCST rilancia le rivendicazioni dei docenti

Sindacato OCST docenti«Governo sordo e cieco come non mai»,