In merito al dibattito circa l’iniziativa popolare generica denominata “educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)” e al relativo controprogetto approvato dal Gran Consiglio, il Comitato dell’OCST-Docenti condivide alcune delle preoccupazioni degli iniziativisti e ribadisce l’importanza della civica quale elemento dell’educazione scolastica obbligatoria e post-obbligatoria dei giovani ticinesi.

Il progetto di modifica della Legge della scuola in votazione il prossimo 24 settembre tuttavia non migliorerebbe una situazione attuale non pienamente soddisfacente, anzi, purtroppo accrescerebbe i problemi odierni.

Scorporando la civica dalla storia infatti la si renderebbe un elemento fine a sé stesso, privandola del senso che le proviene dalla conoscenza storica delle origini delle istituzioni pubbliche svizzere e del loro sviluppo attraverso le pratiche e i processi della democrazia. Non a caso tale scelta non è quasi mai operata neppure dagli altri Cantoni svizzeri, che preferiscono invece studiare la materia all’interno di un sistema più complesso, in relazione con altre discipline umanistiche, che consentono di conseguire una conoscenza di maggiore qualità e profondità, meno esposta al rischio di derive nozionistiche. Occorre combattere la dannosa tendenza alla continua moltiplicazione delle materie scolastiche da proporre ai nostri allievi ed evitare di scorporare dalle attuali discipline dei sottotemi da trattare isolatamente, con incontri sporadici, gravando gli allievi di oneri supplementari.

La modifica della legge anticiperebbe lo studio della “civica” anche a ragazzi di 11 anni e non si rivolgerebbe più solo agli scolari più maturi del secondo biennio di scuola media, con effetti di dubbia efficacia (attualmente anche nel primo biennio di storia sono comunque già previsti dei riferimenti di educazione alla cittadinanza, riguardanti il mondo antico e medioevale). Inoltre comporterebbe, sull’arco di tutta la scuola media, la riduzione dell’insegnamento della storia di circa 50 ore lezione, equivalenti alla perdita di quasi un anno di lavoro, indebolendo ulteriormente il già fragile studio della storia nelle nostre scuole. Analogamente appare ben poco proficua e coerente l’attribuzione dell’insegnamento della civica nella scuola post-obbligatoria a rotazione annuale tra varie materie i cui docenti non sono necessariamente preparati.

In sostanza, per migliorare la situazione è sufficiente ricorrere ad una verifica più puntuale dell’insegnamento della civica o predisporre ulteriori indicazioni e materiali didattici specifici, senza mettere in crisi tutto il sistema con interventi certamente invasivi e per di più dalla dubbia efficacia.

A questo proposito il Comitato saluta con favore il rinnovato interesse della politica per la qualità e l’importanza della scuola ed auspica un dialogo più regolare e costante tra i politici e gli attori del mondo scolastico volto anche progettare insieme modifiche che tengano conto del sistema nel suo insieme e non si riducano ad interventi puntuali, magari anche legittimi e fondati, che tuttavia possono rischiare di pregiudicare l’equilibrio complessivo.

Per queste ragioni il Comitato dell’OCST-Docenti, pur esprimendo apprezzamento per il positivo lavoro svolto dalla Commissione scolastica e dal Gran Consiglio allo scopo di giungere ad un compromesso che soddisfacesse tutte le parti, invita i cittadini a votare NO respingendo la modifica della Legge della scuola posta in votazione il prossimo 24 settembre.