Salario minimo
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Un’ampia alleanza referendaria ha lanciato oggi la campagna contro la riforma del Secondo pilastro. Il comitato mette in guardia contro i tagli delle rendite e l’aumento dei prelevamenti salariali, e si impegna per un NO alla riforma della LPP messa in votazione il 22 settembre.

Le lavoratrici e i lavoratori versano già contributi sempre più elevati alle loro casse pensioni, anche se le rendite diminuiscono. Persino le casse pensioni ammettono che sono in salute e possiedono riserve sostanziose mentre sempre più miliardi vengono prelevati dall’industria finanziaria. La riforma proposta non ha fondamento e deve essere respinta.

C’è poca chiarezza sulle conseguenze del progetto

L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali non è in grado di misurare in modo preciso le conseguenze di questa riforma e preferisce indirizzare i cittadini alle casse pensione. I sindacati, che siedono nei consigli di amministrazione delle casse, ne conoscono gli effetti concreti, specialmente nell’artigianato, nell’alberghiero e nella ristorazione, nell’edilizia e in molti altri settori con salari medi e bassi. Per i panettieri, come per le meccaniche d’automobili o i venditori di scarpe, il progetto avrà effetti devastanti. Per esempio, i contributi salariali delle parrucchiere e degli estetisti saranno aumentati del 3%, ma l’80% degli ultracinquantenni riceveranno alla fine una rendita più bassa che senza la riforma. I conti non tornano, specialmente nella categoria dei redditi bassi.

Rendite sempre più basse

Le persone che oggi vanno in pensione ricevono in media dalla loro cassa pensioni una rendita più bassa di coloro che hanno lasciato la vita attiva quindici anni fa. Questo nonostante i contributi per la previdenza professionale siano in continuo aumento. Infatti, le casse pensioni hanno già abbassato fortemente i loro tassi di conversione e quindi lo stesso avere in capitale dà diritto a delle rendite sempre meno elevate. La fase di tassi di interesse molto bassi è passata e le case pensioni godono di un’ottima salute finanziaria, le riserve sono ben cospicue e, secondo quanto riferisce la Commissione di alta sorveglianza della previdenza professionale, il finanziamento delle rendite dei pensionati da parte degli assicurati attivi è cessato già tre anni fa.

Per questo bisogna smetterla con l’abbassamento delle rendite del Secondo pilastro. La riforma della LPP in votazione il 22 settembre incoraggia la tendenza al ribasso riducendo ancora il tasso di conversione. La riduzione delle rendite arriverà fino a 3'200 franchi all’anno. Inoltre la riforma prevede l’aumento delle deduzioni salariali obbligatorie che costerà fino a 2'400 fr. in più all’anno alle lavoratrici e ai lavoratori. In altre parole: i salari netti si abbasseranno e le rendite diminuiranno ancora.

Un tranello per le donne.

Questa riforma è controproducente per le donne che in futuro dovranno pagare ancora di più. Nonostante questo persisterà il divario a livello pensionistico in loro sfavore nel secondo pilastro, perché la riforma non prevede nessuna compensazione degli inconvenienti dovuti alle interruzioni di carriera e alla ripartizione diseguale del lavoro remunerato tra uomini e donne.

I costi di gestione sono sempre più alti

Oggi le banche, i gestori e gli esperti fatturano per i loro servizi più di sette miliardi di franchi ogni anno alle casse pensioni. I costi di gestione del capitale sono raddoppiati negli ultimi dieci anni. Questo progetto di riforma della legge non cambia niente in questo ambito, anzi: la mentalità del self service dell’industria finanziaria non cambierà. La riforma approvata dal Parlamento porterà ad un aumento della burocrazia e a decisioni arbitrarie sulle rendite delle quali le casse pensioni si lamentano già.

È ora di compensare il rincaro

Per le persone che sono già in pensione, in particolare coloro che provengono da settori a basso salario, questa riforma non risolve il problema più scottante che è quello della compensazione del rincaro. Da anni tutti i prezzi aumentano tranne che il livello delle rendite del Secondo pilastro. I beneficiari delle rendite devono quindi stringere la cintura: negli ultimi tre anni le rendite LPP hanno perso il 5% del potere d’acquisto, cioè quasi 100 franchi al mese per una rendita media. Anche se il Parlamento promette da decenni di risolvere il problema, questa riforma non introduce nessun cambiamento, quindi le rendite dei pensionati continuano a deprezzarsi.

Il presidente di Travail.Suisse, Adrian Wüthrich ricorda che tutti verranno toccati dalla riforma, anche chi beneficia della previdenza professionale sovraobbligatoria: “le casse pensioni avranno ancora più margine per ridurre i loro tassi di conversione”.