Il Consiglio federale ha deciso di proporre la ratifica della Convenzione n. 183 sulla tutela della maternità dell’Organizzazione internazionale del lavoro. In tal modo anche il nostro Paese si impegna ad adeguarsi a tutte le disposizioni della convenzione e in particolare al diritto alla retribuzione delle pause per le lavoratrici che allattano. In questa direzione si era espressa con un’iniziativa parlamentare nel maggio dello scorso anno la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale.

Il Governo nel suo comunicato dello scorso 22 febbraio osserva che «la questione non è disciplinata in modo approfondito né nel diritto del lavoro pubblico né in quello privato e non esiste nemmeno una giurisprudenza del Tribunale federale a questo proposito».

 

In Ticino, per esempio nel settore sanitario, i contratti collettivi di lavoro hanno colmato questa lacuna prevedendo norme che stabiliscono che sia pagato il tempo dedicato dalle madri lavoratrici all’allattamento. Di recente, tuttavia, una commissione di ricorso ha interpretato in modo restrittivo un caso particolare di una dipendente di un istituto ospedaliero che le era stato sottoposto dal nostro sindacato.

Ben venga perciò questo passo suggerito dalla Segreteria di Stato per l’economia (SECO) che permette di completare in modo sicuramente soddisfacente su questo aspetto il diritto del lavoro svizzero. Il Consiglio federale modificherà l’Ordinanza 1 della Legge sul lavoro ponendo in modo coerente un’altra tessera nella politica di protezione della maternità, della salute e della conciliabilità tra lavoro e famiglia. Anche se – guardando al panorama legislativo esistente negli altri Paesi europei – la strada da percorrere in favore delle madri e dei padri che lavorano è ancora lunga.

Ancora una volta si costata come il processo di miglioramento e di perfezionamento del diritto svizzero del lavoro sia il risultato del paziente impegno di molti per tutelare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, sia sul piano legislativo sia su quello contrattuale, percorso in cui i sindacati rivestono naturalmente un ruolo decisivo.

L’11 marzo dovremo esprimerci su una modifica della legge che chiede il diritto a sei settimane di vacanza. Il tentativo di raggiungere una soluzione di compromesso durante l’esame parlamentare dell’iniziativa popolare di Travail.Suisse/OCST non ha purtroppo avuto successo. Il Popolo deve ora decidere e un altro passo verso un diritto del lavoro più sociale è nelle nostre mani. Votiamo SÌ!

di Renato Ricciardi