2013: Tutelare l’occupazione, regolare il mercato del lavoroLo sguardo prospettico sul 2013 è soprattutto segnato da una acuita preoccupazione per l’occupazione. Alla peggiorata evoluzione della disoccupazione, che riflette il generale rallentamento dell’economia,

si vanno accostando proprio in queste settimane alcuni licenziamenti collettivi nel settore industriale.

Sul terziario impiegatizio, che ha pur registrato un aumento dell’impiego nel corso del 2012, grava poi la pesante la spada di Damocle dell’impatto che eserciteranno sul settore finanziario le pressioni internazionali sul segreto bancario e la diminuita redditività.

Un rallentamento importato

Pur esibendo una rallegrante salute e competitività, l’economia svizzera non ha potuto sottrarsi alle ricadute della sfavorevole situazione internazionale. Le difficoltà che irretiscono numerosi Paesi, verso i quali confluiscono le esportazioni svizzere, si riverberano inevitabilmente anche sull’andamento della nostra economia. L’indebitamento eccessivo di alcuni Stati europei e le conseguenti politiche di austerità comprimono ulteriormente gli scambi economici, sia direttamente a dipendenza della inibita crescita economica, sia indirettamente per effetto della sopravvalutazione della nostra moneta.

Conseguenze diffuse

Il Ticino, quale zona periferica e di confine, ne è colpito in modo particolare. Oltre all’industria di esportazione, subiscono un rilevante contraccolpo le attività turistiche e il commercio di frontiera, penalizzati dall’apprezzamento del franco svizzero. In relazione alle accresciute pressioni sul segreto bancario, ne risente pure il decisivo comparto delle attività finanziarie.

I primi settori dove si è manifestata una contrazione dei posti di lavoro sono quelli dell’albergheria e del commercio al dettaglio. L’offerta alberghiera è resa meno attrattiva dall’impennata del franco rispetto alle monete estere. Il commercio soffre il minore afflusso di clientela turistica e frontaliera che va a cumularsi con l’aumentato flusso di consumatori locali verso i punti di vendita d’oltre confine.

L’industria di esportazione ha inizialmente reagito, puntando a contenere i costi di produzione e, in questo ambito, chiedendo sovente sacrifici ai lavoratori. La successiva decisione della Banca nazionale di difendere un tasso di cambio minimo con l’euro a 1,20 ha sì stabilizzato la situazione, concorrendo a proteggere le attività di esportazione, ma ne lascia scoperte le frange meno solide. Alcuni recenti annunci di licenziamenti collettivi sono indice di un assestamento che va seguito con attenzione.

Il settore finanziario, che ha già subìto negli scorsi anni una parziale erosione degli effettivi, è confrontato a prospettive di ulteriore contrazione dell’occupazione, sulla cui dimensione le valutazioni divergono ma sulla cui ineluttabilità è al contrario rilevabile un ampio consenso. Gli effetti della crisi finanziaria, la minore redditività e le pressioni sul segreto bancario rendono plausibile un significativo taglio di posti di lavoro.

Un contrappeso meno robusto

Le peggiorate prospettive non coprono fortunatamente l’intero orizzonte occupazionale. Sussistono settori e comparti dove la situazione è favorevole o perlomeno stabile. Spicca in particolare la traiettoria tuttora positiva del settore delle costruzioni anche se non manca qualche voce che prevede un deterioramento degli affari. Anche nel settore impiegatizio sussistono aree tuttora in crescita (in particolare nel campo della logistica).

L’attività economica e di conseguenza l’occupazione è poi in generale sorretta da una domanda interna che prosegue su una linea di continuità. In questo ambito, il Ticino può tuttavia mettere in campo una minore capacità di bilanciamento rispetto al contesto nazionale. Il reddito delle economie domestiche è inferiore alla media nazionale e gli enti pubblici (Cantone in prima fila) sono in parte in una situazione finanziaria delicata che impone una contrazione delle uscite. Come già rilevato, la vicinanza alla frontiera incrementa inoltre il volume di consumi effettuati all’estero.

Sostenere l’occupazione, regolare il mercato del lavoro

Il rallentamento dell’economia ha già comportato, a partire dalla primavera dello scorso anno, un’inversione di tendenza nella disoccupazione. Dal mese di maggio 2012 il tasso di disoccupazione si è attestato su livelli più elevati rispetto a quelli dell’anno precedente. E’ attualmente collocato su percentuali superiori del 0,3/0,4% a quelle di un anno fa, ciò che equivale ad un incremento di circa 500/600 persone disoccupate.

La difesa dell’occupazione e il sostegno al collocamento sono perciò obiettivi cruciali per il 2013. Nell’odierno contesto di libera circolazione, il loro perseguimento è in particolare indissociabile da una diversa regolazione del mercato del lavoro che consenta, soprattutto attraverso una potenziata azione delle parti sociali, di tutelare gli equilibri occupazionali e corrette condizioni di lavoro. E’ questo il tema che fa da perno alla conferenza stampa di inizio anno e che è sviluppato in un apposito testo.

OCST Segretariato cantonale

 

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