Edilizia: ma dove vai?Oggi: oltre 300 persone (lavoratori, attivisti e simpatizzanti), partecipano in queste ore ad una manifestazione di protesta che si concluderà con un corteo per le strade di Bellinzona. Lo scopo dello sciopero è quello di sensibilizzare le autorità politiche, gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica in merito diffusione di un virus molto aggressivo che attacca un intero settore professionale. Stiamo parlando dei ferraioli ticinesi (poco meno di 250 lavoratori) attivi sui cantieri edili e orientiamo la nostra attenzione contro i modelli di “fare impresa” basati principalmente sulla più becera speculazione.

Quello che potrebbe sembrare un piccolo ed ininfluente “comparto di nicchia” si trasforma, giorno dopo giorno, in un grimaldello che concorre a distruggere un intero settore professionale, provocare un dumping salariale/contrattuale irreversibile e minare in profondità il partenariato sociale. Una situazione, con i relativi rischi, che deve essere interrotta sul nascere senza tentennamenti.

Il cantiere del NCCL-Palace di Lugano ha purtroppo esaltato tutto ciò che non dovrebbe nemmeno esistere: subappalti a catena, caporalato, cottimisti, arresti sui cantieri, procedimenti penali contro imprese e rispettivi responsabili, speculazioni di ogni genere da parte dei subappaltatori, concorrenza sleale. Di tutto e di peggio.

Limitare la questione ad un singolo cantiere sarebbe però fuorviante: detta in modo sbrigativo, “non ci sono getti di beton in assenza del ferro posato e non si edifica in assenza del beton”. Un fenomeno che influisce quindi in modo marcato sull’intero settore edile: la tentazione di dare spazio, da parte di imprese di costruzioni locali, a faccendieri e speculatori della fornitura e posa del ferro che offrono prestazioni lavorative con prezzi inferiori del 30%/40% rispetto alle imprese di ferraioli ticinesi, è molto forte.
All’odierna manifestazione di Bellinzona l’OCST, con coerenza e convinzione, ha perciò dato la propria adesione partecipando attivamente.

Ieri: gli organi d’informazione nazionali hanno dato spazio ad un rilevamento dell’Ufficio Federale di statistica sul settore delle costruzioni edili. Buone notizie: un 2011 che registra una crescita reale del 2.5% (riferito ad un volume complessivo di 59.5 miliardi di franchi / + 4.7% rispetto all’anno precedente) e previsioni analoghe, se non addirittura migliori, per tutto l’anno 2012. Brutte notizie: nel cantone Vaud, un lavoratore su quattro lavorava in nero sui cantieri edili.

Due giorni fa: il Corriere della Sera ha voluto riferire sulla manifestazione ticinese dei ferraioli. Il titolo, un programma: operai svizzeri contro gli italiani “low cost”. È stato dato spazio ad un breve commento da parte del presidente del CNA Lombardia (una sigla di un’associazione italiana di piccoli imprenditori): “Un’iniziativa che non quadra. Non quadra con il marketing aggressivo posto in atto soprattutto dal Canton Ticino. Solo qui un centinaio di imprese hanno de localizzato grazie a promesse di sgravi fiscali, burocrazia snella e infrastrutture efficienti. Ciò che sta accadendo rientra nelle normali dinamiche di risposta ai cambiamenti degli ultimi dieci anni. Chi ha il dovere di verificare eventuali irregolarità lo faccia: questo vale sia per l’Italia che per la Svizzera”. Il quieto vivere è di vantaggio reciproco? Manifestazione anti-italiani? Ma per piacere! I segnali che giungono dai cantieri ticinesi suggeriscono un messaggio ben diverso.

L’OCST, in una logica rivolta alla difesa di tutti i lavoratori del settore edile e delle imprese di costruzioni che sanno riservare un occhio di riguardo al contesto sociale, continuerà per la sua strada in concerto con chi condivide l’obiettivo finale: gli speculatori ed i furbetti del quartiere non devono trovare terreno fertile in Ticino.


Per ulteriori informazioni
Paolo Locatelli, resp. cantonale edilizia OCST