PROTEZIONE DELLA SALUTE

Cosa deve fare il mio datore di lavoro per proteggermi da un’infezione sul lavoro?
Il datore di lavoro è tenuto ad osservare l’obbligo di diligenza previsto dalla legge. Deve quindi tutelare assolutamente la salute dei propri dipendenti. Inoltre, in caso di situazioni particolari o eccezionali la legge sulle epidemie obbliga le imprese a contribuire attivamente al contenimento dell’epidemia. I datori di lavoro devono quindi attuare le misure raccomandate o disposte dalle autorità. Le misure di protezione della salute devono ridurre al minimo il rischio di infezione sul luogo di lavoro e lungo il tragitto per recarsi al lavoro. Per esempio:
mettere a disposizione del disinfettante per le mani
informare sul modo corretto di lavarsi le mani
proibire le strette di mano
sostituire le riunioni con videoconferenze
disporre il lavoro da casa (home office)
sospendere i viaggi di lavoro nelle aree a rischio
imporre il porto di mascherine protettive
installare paraspruzzi (separazione tra dipendenti e clienti)
 
Vengono effettuati controlli per verificare se le misure di protezione dal contagio sono attuate nel mio cantiere o nella mia azienda?
Le verifiche circa l’osservanza delle misure di protezione della salute sul lavoro sono di competenza delle autorità cantonali, che in qualsiasi momento possono effettuare ispezioni non annunciate nelle imprese e sui cantieri.
I datori di lavoro devono accordare ai controllori il pieno accesso ai locali e ai siti. Anche la Suva può effettuare controlli sui cantieri.
→ Se pensi che le misure di protezione non siano rispettate e non ci sono controlli, rivolgiti all'OCST!
La Seco fornisce un promemoria sulla protezione della salute sul posto di lavoro:
 
Posso rifiutarmi di lavorare se il mio datore di lavoro non attua le misure di protezione prescritte o non le attua in modo adeguato?
Il lavoro può essere rifiutato se il datore di lavoro non applica o applica in modo insufficiente le norme igieniche o se non attua misure sufficienti a tutela dei dipendenti. In questo caso, i salari devono continuare ad essere pagati. Tuttavia, il rifiuto di lavorare deve essere chiaramente giustificato.
OCST e Syna raccomandano ai dipendenti di astenersi dal lavoro solo se il datore di lavoro è stato preventivamente reso attento per iscritto sulle irregolarità e quest’ultimo non introduce tempestivamente le dovute misure di protezione. In caso di problemi di tutela della salute nella tua azienda o sul tuo cantiere, OCST è al tuo fianco!
 
Posso assentarmi dal lavoro se temo il contagio?
Se le autorità non hanno emanato direttive in tal senso e l’impresa non è stata chiusa, non è possibile. Il datore di lavoro non avrebbe alcun obbligo di versarti il salario e rischieresti addirittura il licenziamento.
Se vi sono ragioni oggettive per ritenere che il datore di lavoro non abbia adottato misure di protezione adeguate per ovviare al rischio di infezione, è consentito stare lontani dal lavoro. Ma il datore di lavoro va assolutamente informato.
 
Il mio datore di lavoro può obbligarmi a vaccinarmi?
Il datore di lavoro non può ordinare misure di protezione che potrebbero violare l’integrità personale del lavoratore. Questo include anche l’obbligo di farsi vaccinare o di assumere determinati farmaci. In Svizzera non esiste alcun obbligo di vaccinazione.
 
Cosa devo fare se presento i sintomi di un’infezione?
Secondo le direttive dell’Ufficio federale della sanità pubblica, in caso di sospetto contagio da coronavirus è necessario consultare telefonicamente un medico. Perciò, non correre subito dal dottore e segui le istruzioni che ti verranno comunicate.
 
Risiedo all'estero ma lavoro in Svizzera, cosa fare se risulto positivo?
Il personale che risiede all’estero deve segnalare la positività al Coronavirus alle autorità svizzere in modo da assicurare il tracciamento. Per quanto concerne il Ticino occorre scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. allegando il "certificato positivo" e inserendo i dati per poter essere contattati.
 

INFORMAZIONI SUI SINTOMI

Devo informare il mio datore di lavoro?
I dipendenti assenti per malattia non sono tenuti a informare il datore di lavoro sul motivo che impedisce loro di lavorare. Ma data la situazione, riteniamo che il loro dovere di lealtà li obblighi ad informare dettagliatamente il datore di lavoro, che potrà così adottare in azienda le misure necessarie a proteggere gli altri dipendenti.
 

QUARANTENA

Devo mettermi in quarantena per ordine del medico o delle autorità, quindi non posso recarmi al lavoro. Riceverò ancora il mio stipendio?
I dipendenti che devono mettersi in quarantena per ordine del medico o delle autorità e non possono lavorare da casa (home office) hanno diritto all’indennità per perdita di guadagno (IPG).
 
L’indennità giornaliera ammonta all’80% del salario, ma al massimo 196 franchi per giorno lavorativo (festivi esclusi).
→ consulta il volantino IPG Corona
 
 
Attenzione: la situazione è diversa se la quarantena è stata ordinata perché la persona ha soggiornato volontariamente in una zona a rischio elevato di contagio. 
 
Ho avuto contatti con una persona contagiata. Posso, per sicurezza, rimanere a casa e non recarmi al lavoro (auto-quarantena)? Quali aspetti devo considerare?
In linea di principio, i dipendenti sono tenuti a svolgere il loro lavoro anche se hanno avuto contatti con una persona ammalata. Se non hai la possibilità di lavorare da casa (telelavoro, home office), è essenziale che tu discuta l’assenza con il datore di lavoro. In caso contrario, quest’ultimo non è tenuto a pagarti il salario e rischi pure il licenziamento.
La necessità di un'auto-quarantena va chiarita da un medico: in base al tipo e alla durata del contatto con individui ammalati, l’auto-quarantena potrà essere formalmente ordinata. In questo caso hai diritto all’indennità per perdita di guadagno.
 
Appartengo a un gruppo a rischio e ho paura di contagiarmi sul lavoro. Posso rimanere a casa?
Il 22 giugno il Consiglio federale ha abrogato le prescrizioni per la protezione delle persone particolarmente a rischio.
I datori di lavoro decidono autonomamente come proteggere i loro collaboratori, ma per legge sono tenuti a farlo: la legge sul lavoro impone infatti al datore di lavoro di tutelare la salute dei collaboratori adottando le misure appropriate. Deve assicurare il rispetto delle norme igieniche e di distanziamento (1,5 m) e se non è possibile mantenere il distanziamento deve provvedere alle necessarie misure di sicurezza, come installare pareti divisorie, mettere a disposizione mascherine ecc.
Molti settori dispongono anche di un piano di protezione particolareggiato.
 
Quali persone sono particolarmente vulnerabili al coronavirus (gruppi a rischio)?
Il nuovo coronavirus è particolarmente pericoloso per le persone a partire dai 65 anni e per quelle già affette da altre malattie, come ipertensione arteriosa, malattie croniche delle vie respiratorie, diabete, malattie cardiovascolari, cancro nonché malattie e terapie che indeboliscono il sistema immunitario. Consulta il sito dell'UFSP.
 

SALARIO

Il mio datore di lavoro può mandarmi a casa perché ha meno lavoro a causa del coronavirus?
Se – per qualsiasi motivo – il datore di lavoro non è in grado di offrire lavoro al proprio personale come convenuto, rimane comunque tenuto a pagare il salario. Potrà eventualmente chiedere l'indennità di lavoro ridotto.
 
E se la mia azienda chiude per un caso conclamato?
Se le autorità dispongono la chiusura, i dipendenti non sono obbligati a svolgere il lavoro, ma riceveranno comunque il salario. Infatti, il datore di lavoro assume il rischio operativo ed economico. Se il lavoro può essere svolto anche da casa (home office), il datore di lavoro può chiedere che il lavoro sia comunque svolto – sempreché sia ragionevole.
Se il datore di lavoro chiude l’azienda di propria iniziativa, rinuncia unilateralmente alla prestazione del lavoro – e deve continuare a versare i salari. Di principio non sussiste nemmeno l’obbligo di recuperare il tempo di lavoro perso, tranne nel caso di chiusure d’attività molto brevi.
 
Il mio datore di lavoro non può rispettare i provvedimenti di tutela della salute e deve quindi chiudere l’attività. Riceverò il mio stipendio anche se non lavoro?
Ai sensi della legge sul lavoro il datore di lavoro è tenuto ad adottare misure appropriate per proteggere la salute dei suoi dipendenti.
Deve assicurare il rispetto delle norme igieniche e di distanziamento (1,5 m) e se non è possibile mantenere il distanziamento deve provvedere alle necessarie misure di sicurezza, come installare pareti divisorie, mettere a disposizione mascherine ecc. Molti settori dispongono anche di un piano di protezione particolareggiato.
Se un’azienda chiude perché le misure di protezione non possono essere rispettate, il datore di lavoro può richiedere per i suoi dipendenti l’indennità per lavoro ridotto. I dipendenti continueranno quindi a ricevere buona parte dello stipendio.
 
E se non potessi recarmi al lavoro per una soppressione dei mezzi pubblici?
Se le autorità predispongono una sospensione dei trasporti pubblici e questo impedisce ai dipendenti di recarsi al lavoro, il datore di lavoro può chiedere un indennizzo per lavoro ridotto – che, in tal caso, compenserà gran parte della perdita di guadagno.
 

DURATA DEL LAVORO

Il mio datore di lavoro vuole farmi lavorare di meno (saldo negativo delle ore). È consentito?
Il datore di lavoro non può semplicemente ordinare meno ore perché momentaneamente il lavoro scarseggia. Se non vuoi accumulare ore negative, dai al datore di lavoro la tua disponibilità a lavorare. Se ti lascia comunque a casa, non potrà ascrivere questo tempo al saldo di ore negative.
La situazione è ovviamente diversa se il saldo negativo è dovuto a colpa propria… (come ritardi, assenze ecc.).
 
Il mio datore di lavoro può disporre la compensazione di ore supplementari o la fruizione di un congedo non pagato?
Se il contratto di lavoro non contiene disposizioni specifiche, il datore di lavoro non può ordinare unilateralmente la compensazione delle ore di lavoro supplementari con tempo libero. Ciò richiede il consenso del lavoratore interessato.
Lo stesso vale per il congedo non pagato. I datori di lavoro non possono obbligare i dipendenti.
 
Il mio datore di lavoro può disporre vacanze aziendali a causa del coronavirus?
Il datore di lavoro non può imporre ferie aziendali così su due piedi, anche se può in linea di massima determinare il periodo delle vacanze. In linea di principio non ha nemmeno il diritto di annullare vacanze già concesse.
 
Il mio datore di lavoro può annullarmi le vacanze a causa di assenze per malattia?
I giorni di vacanza già concordati possono essere rimandati solo per motivi gravi, se occorre salvaguardare l’operatività dell’impresa. Può essere il caso se ci sono moltissime assenze per malattia. Il datore di lavoro è tenuto a risarcire gli eventuali danni (ad es. le spese di annullamento).
 

FAMIGLIA

E se tengo i figli a casa per il timore di un contagio e per questo non vado al lavoro?
È possibile soltanto se ci sono disposizioni in tal senso delle autorità.
 
E se mio figlio è malato?
In questo caso, il datore di lavoro deve fornire il tempo necessario per occuparsi di un figlio malato (ai sensi di legge, fino a 3 giorni per ogni caso di malattia). Servirà il relativo certificato medico.
Alcuni contratti collettivi di lavoro prevedono addirittura prestazioni più generose. Tuttavia, i dipendenti sono tenuti ad evitare assenze prolungate e ad organizzarsi per rientrare al più presto al lavoro. Si potrà inoltre richiedere l'IPG Corona a partire dal quarto giorno in caso di interruzione dell'attività lucrativa perché la custodia dei figli da parte di terzi non è più garantita causa coronavirus.
 
Devo rimanere a casa per accudire i figli perché l’asilo nido o la scuola sono chiusi. Riceverò comunque lo stipendio pur non potendomi recare al lavoro?
Nei primi 3 giorni, il datore di lavoro deve mettere a disposizione il tempo per la custodia dei figli e pagare il salario. Tuttavia, i dipendenti hanno l’obbligo di organizzare al più presto una soluzione di assistenza alternativa.
Se ciò non fosse possibile, cosa molto probabile data la situazione attuale, dal quarto giorno hai diritto a un’indennità per perdita di guadagno (IPG Corona). L’indennità giornaliera ammonta all’80% del salario, ma al massimo 196 franchi per giorno lavorativo (ferie escluse).
I dipendenti devono richiedere l’indennità direttamente alla propria cassa di compensazione.
 

DIRITTO

Cosa può impormi il datore di lavoro?
Il datore di lavoro può imporre misure proporzionate, come requisiti igienici, e adottare sanzioni in caso di inosservanza.
Se ci sono molte assenze per malattia, può ordinare degli straordinari. Tuttavia, questi devono essere ragionevoli e necessari e il datore di lavoro deve tenere conto della situazione personale del dipendente, in particolare se ha obblighi familiari.
Può anche ordinare il lavoro a domicilio (home office), se una tale clausola del contratto prevede questo diritto.
Se necessario, può modificare il luogo di lavoro o assegnare ai dipendenti altre mansioni – ma solo a titolo temporaneo. E anche in questo caso deve tenere conto della situazione del lavoratore (ad es. obblighi familiari e/o di assistenza). Se ciò comporta costi aggiuntivi per i dipendenti, il datore di lavoro deve sostenerli.
 
Il mio datore di lavoro può vietarmi di recarmi in una regione a rischio?
In linea di principio, il datore di lavoro non ha il diritto di stabilire dove i suoi dipendenti possano andare in vacanza. Pertanto, non può vietare le vacanze in una regione a rischio.
 
Al mio rientro da una regione a rischio elevato di contagio il datore di lavoro può lasciarmi a casa?
È addirittura tenuto a farlo: dal 6 luglio tutte le persone che rientrano in Svizzera da una regione a rischio elevato di contagio devono rimanere in quarantena per 10 giorni, senza diritto all’indennità per perdita di guadagno.
Ma se il viaggio è stato ordinato dal datore di lavoro (viaggio di servizio), quest’ultimo deve continuare a versare lo stipendio.
 

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