Durante la guerra la situazione dei lavoratori peggiora notevolmente in tutta la Svizzera, e nel novembre 1918 vi è anche un importante sciopero generale di tre giorni nei principali centri svizzeri. Anche per il Ticino il 1918 è un anno caldo, e nel mese di luglio vi è un breve ma sentito sciopero generale a Lugano. I  dirigenti del movimento cristiano-sociale, pur condividendo le varie rivendicazioni operaie, sia a livello nazionale che a livello cantonale non osano partecipare ai conflitti sociali (giudicati spesso di carattere “rivoluzionario”). 

Sempre nel 1918 a Bellinzona si forma un piccolo gruppo di operai cristiano-sociali - fra i presenti Francesco Masina (1886-1966) uno dei futuri dirigenti del sindacato - e si capisce l’importanza di passare alla fondazioni di veri sindacati di categoria.  Nel 1919 a livello Svizzero si costituisce la Federazione dei Sindacati Cristiano-Sociali e nel canton Ticino nasce ufficialmente l'OCST, con un’assemblea del 18 maggio, che si dà i suoi statuti il 16 novembre a Bellinzona. Sua rivista è Il Lavoro, che inizia la sua pubblicazione nel 1920. Primi segretari sono Fridolino Oeschger, dal 1920 al 1924, e Pio Meyer, dal 1925 al 1928; venuti da fuori dal Ticino, complice il ristagno economico di quel tempo, alcune incomprensioni interne e il monopolio socialista nel mondo del lavoro, hanno vita difficile.

L'OCST negli anni '20  non riesce dunque ad aumentare in modo significativo il suo numero di iscritti e  mantiene soprattutto un carattere mutualistico; nel 1927 Il Lavoro è costretto a cessare la sua pubblicazione, per favorire il nuovo Giornale del Popolo.