L’immediato dopoguerra è un altro momento delicato, e pur mantenendo un ideale di sindacalismo di collaborazione e pacificazione, i dirigenti dell’OCST devono condurre molte agitazioni; riprendono dei contrasti, a volte anche duri, con i sindacati legati alla CdL. A partire dagli anni Cinquanta si sviluppa un certo boom economico (lo sviluppo di alcune industrie, l’espansione dell'edilizia, del turismo e dei servizi) anche nel nostro cantone: il Canton Ticino entra nella modernità. Con l'abbondanza dei posti di lavoro, l'installarsi dei ticinesi nel terziario e l'arrivo di molti immigrati nel secondario, l'attività sindacale perde un po' di vivacità. I contratti collettivi si generalizzano in molte professioni.
L'OCST aumenta notevolmente di aderenti grazie anche alla sindacalizzazione di molti frontalieri. Si consolidano le istituzioni e i servizi del sindacato; grazie anche alla pressione dei sindacati si sviluppa lo Stato sociale. Alcune persone aderenti al sindacato cristiano-sociale - continuando una pratica iniziata a partire dal 1936 - si impegnano pure a livello di politica cantonale, ricoprendo anche cariche importanti. Il sindacato si impegna molto nella lotta a favore del miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori stranieri, e contro le tendenze xenofobe che appaiono un po’ in tutta la Svizzera.