Anche il Ticino inizia a sentire gli effetti della globalizzazione. Vi è una ristrutturazione, una tendenza alla deregolamentazione, una crisi del lavoro e anche nel nostro cantone aumenta la disoccupazione. Varie industrie tradizionali vanno in crisi e la chiusura della Monteforno (1994) rappresenta il caso più grave.
Gli ultimi anni del XX secolo portano nuove e gravi sfide al movimento sindacale: profondi mutamenti territoriali, sociali ed economici; fine del fordismo, nuove tecnologie, mondializzazione dell'economia, crisi del lavoro, ecc. Gli anni Novanta sono caratterizzati da una profonda crisi (trasformazione) economica con frequenti fusioni tra grandi ditte per conquistare sempre più nuovi mercati; la disoccupazione colpisce particolarmente il Ticino, che agli inizi del '96,'97 e '98 registra punte di oltre 15mila senza lavoro reali.
L'OCST con i congressi del 1991 e del 1996 cerca di mettere a punto nuove strategie e proposte sindacali, una linea per far fronte ai nuovi problemi. Il sindacato cristiano-sociale si batte contro la deregolamentazione e l'esclusione sociale, si pronuncia a favore di una nuova solidarietà e della necessità di un ostinato dialogo tra partner per un rinnovato patto sociale. La Svizzera decide di non entrare nello Spazio economico europeo, ma nuove prospettive iniziano poi con la firma degli accordi bilaterali (1999).