Del-Pietro, che l'aria dell'impegno politico l'aveva respirata anche in casa, ben presto si convince che vi sono dei problemi riguardanti i lavoratori che possono e devono essere risolti con l'ausilio della politica. Così l'assemblea cantonale del 13 maggio 1934, tenuta a Giubiasco, decide di giocare anche la carta della politica, accettando che dei sindacalisti, a titolo personale, si inseriscano nelle liste del Partito Conservatore Democratico (PCD). In effetti l'anno seguente Francesco Masina e Giovanni De-Giorgi sono eletti in Gran Consiglio, diventando i primi capofila della corrente cristiano-sociale in seno al PCD. Don Del-Pietro addirittura, nel 1938, per un certo momento si interessa alla possibilità di entrare lui stesso in Gran Consiglio (...o in governo) e ne domanda consiglio al vescovo; questa possibilità viene poi abbandonata. Il sacerdote leventinese col tempo viene comunque sempre di più consultato dai dirigenti del partito, soprattutto per le questioni sociali e economiche e per le elaborazioni teoriche di documenti. Il rapporto tra la pattuglia dei cristiano-sociali e il PCD, intanto, non è sempre dei più sereni, esistendo nel partito anche un'ala destra di persone ben profilate. In genere l'accordo è un po' il seguente: unanimità sulle questione di principio, mentre su quelle di tipo sociale i cristiano-sociali possono votare secondo una loro linea; la realtà è certo però più complessa di questo semplice schema.