Malgrado il suo entusiasmo per il progetto corporativo don Del-Pietro negli anni '30 è però realista al punto da conservare e sviluppare il modello sindacale puro. Anzi, rompendo con la tradizione precedente, inizia ad attuare anche degli importanti scioperi, alcuni dei quali diventano famosi (per es. quello degli elettricisti di Locarno nel 1935-36 o quello alla Società Elettrica Sopracenerina nel 1939) e pur mantenendo una netta opposizione di principio con i sindacati "rossi" a volte opera delle azioni comuni (per es. quella contro la riduzione dei salari del personale federale nel 1933). Nella dura polemica con i sindacati aderenti alla Camera del Lavoro, Del-Pietro in particolare si oppone alla tesi socialista per cui i cristiano-sociali sono nati per una volontà di dividere il movimento operaio e di operare in sola funzione antisocialista: in decine e decine di articoli e conferenze, ma soprattutto con la pratica sindacale stessa, riesce a dimostrare invece la funzione essenzialmente propositiva del suo movimento. Alla fine degli anni Trenta l'OCST raggiunge e per la prima volta supera il numero dei membri della Camera del Lavoro. Da ricordare che nel 1937 per iniziativa della Federazione degli Operai Metallurgici e Orologiai (FOMO), aderente all'Unione Sindacale Svizzera (USS), viene firmato il primo accordo della pace del lavoro, che diventa - soprattutto a partire dal dopoguerra - la prassi del movimento sindacale svizzero; inoltre si diffondono sempre di più i contratti collettivi e le commissioni paritetiche. Questo tipo di politica sindacale è da sempre sostenuto da Del-Pietro, mentre rappresenta una novità per la Camera del Lavoro.
Nel 1936 viene eletto vescovo mons. Jelmini. Ci si trova nella fase peggiore della crisi economica, la liquidità dell'OCST per far fronte alla Cassa disoccupazione scarseggia: Del-Pietro chiede allora un prestito di 20mila franchi al vescovo, che accetta (continuando subito una tradizione di aiuto vescovile diretto all'Organizzazione, iniziata con Bacciarini); inizia così, in un modo molto concreto, un rapporto che sarà tutto un crescendo. Infatti il nostro sacerdote leventinese sempre di più, soprattutto dopo la guerra, diventa per il vescovo un prezioso collaboratore e consigliere principalmente delle problematiche sociali ed economiche.