Allo scoppio della seconda guerra mondiale, in un momento quindi molto difficile, don Del-Pietro prende un'iniziativa intelligente e spregiudicata e domanda alla Camera del Lavoro di creare una sorta di alleanza tra i due sindacati "per meglio servire gli interessi della classe operaia", pur continuando a mantenere ben distinte le organizzazioni. Alla fine del 1940 nasce così la Comunità Sindacale Ticinese (CST), che pur tra alti e bassi, diventa un primo momento di stabile collaborazione intersindacale in vista del raggiungimento di alcuni obiettivi comuni. Nel 1944 il governo, a testimonianza del forte sviluppo dei cristiano-sociali, finalmente riconosce ufficialmente l'OCST, che ottiene un sussidio cantonale e l'uguaglianza di trattamento con la Camera del Lavoro.
Quali sono le idee politiche generali di don Del-Pietro? Sincero democratico e patriota, anche in politica cerca di ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa del suo tempo: totale opposizione al socialismo e al comunismo, contrario al liberismo economico e contrario anche alle dittature di destra, pur essendo convinto dell'importanza della ricerca della collaborazione tra le classi sociali; spesso ripete che la paternità dei principi corporativi non spetta al fascismo (che li riprende in versione autoritaria) ma alla sociologica cristiana-cattolica.
Durante la guerra l'ambiente cattolico opera una grande mobilitazione a favore dei rifugiati. Del-Pietro è in prima fila, e la Casa del Popolo diventa un luogo di incontro per tutta una serie di personaggi, illustri e meno. Nel 1939 era riuscito anche a contattare don Sturzo, in esilio a Londra; l'illustre esule per quasi un anno e mezzo scrive circa un articolo al mese per "il Lavoro". Alla fine della guerra Del-Pietro è pure, assieme al vescovo Jelmini e ad altre persone dell'area cattolica, fra i sostenitori della generosissima "Azione aiuto alle popolazioni dell'alta Italia", coordinata dalla Caritas diocesana (sorta nel 1942 e diretta da Francesco Masina).