L'immediato dopoguerra costituisce un altro periodo delicato, per la necessità di recuperare i salari svalutati e di migliorare altre condizioni di lavoro. Don Del-Pietro in occasione del congresso sindacale del 1946 elabora le "Direttive di marcia", un notevole documento - definito da mons. Biffi una vera "magna charta" del sindacalismo cristiano-sociale - in cui analizza i nuovi bisogni del momento ed avanza un insieme di proposte pratiche e di profonde riforme da perseguire. Riprende forte anche la concorrenzialità con i sindacati aderenti alla Camera del Lavoro e di nuovo si assiste anche a molte agitazioni e a importanti scioperi. Ricordo almeno quello dei falegnami del 1949, durato ben 3 mesi e coronato da un buon successo (nuovo contratto collettivo, miglioramenti salariali e introduzione degli assegni familiari, allora ancora una novità e sostenuti in quel momento solamente dai cristiano-sociali).
Nel 1947 inizia (e durerà ben vent'anni), in nome del laicismo, l'alleanza di sinistra fra socialisti e liberali; i conservatori vanno all'opposizione e viene eletto a sorpresa in governo Agostino Bernasconi, un cristiano-sociale definito da Del-Pietro in una lettera del 1949 esistente in archivio - il riferimento è a questioni politiche - "un poco il capolavoro della mia vita". In vista di queste importanti votazioni vi era stato un accordo fra Giuseppe Lepori e don Del-Pietro, nel quale veniva in pratica ufficializzata l'ala cristiano-sociale nel partito. Da notare che Del-Pietro aveva anche contribuito in grande parte alla stesura dei "Postulati sociali", un insieme di principi di carattere sociale che completavano il programma del Partito. L'OCST diventa dunque in questo difficile periodo un vero punto di riferimento per tutto il PCD, e un serbatoio dove trovare nuove forze, anche se purtroppo già nel 1951 Bernasconi muore in un tragico incidente.
Francesco Masina è eletto nello stesso anno al Consiglio Nazionale di Berna e vi rimane per due quadrienni, e in questo modo il sindacato si apre a problematiche federali; questa importante dimensione nazionale sarà poi più tardi seguita e approfondita dal lavoro a Berna compiuto dall'avvocato Camillo Jelmini (che presiederà l'Organizzazione dal 1987 al 1996).
Don Del-Pietro si batte in favore dell'emancipazione sociale e politica delle lavoratrici, delle donne, iniziata già a partire dagli anni Trenta. Sono piuttosto noti i suoi dieci articoli intitolati "Lettere di Crispinilla", scritti sul Lavoro dal giugno al novembre 1946, in occasione di una prima votazione nazionale sul diritto di voto femminile; il congresso, nel mese di ottobre, non accetta però la risoluzione di Del-Pietro, che chiedeva di appoggiare esplicitamente il voto alle donne; allora il sacerdote ha uno dei suoi famosi scatti e arrabiatissimo... minaccia di dimettersi da "il Lavoro"; poi si riprende e - dopo la sconfitta nella votazione - afferma il dovere di una difesa ancora più energica dei diritti della donna.