A partire dagli anni Cinquanta si assiste anche in Ticino al boom economico che porta il nostro cantone nella modernità, pur con tutta una serie di problemi di dipendenza economica che purtroppo ben conosciamo. Il Ticino smette di essere un cantone esportatore di manodopera e si sviluppa una forte immigrazione di lavoratori esteri, mentre i ticinesi passano sempre di più al settore dei servizi. Tutto questo permette un certo miglioramento del livello di vita, mentre - sempre sotto la pressione del movimento dei lavoratori - inizia la costruzione dello Stato sociale. Per Del-Pietro diventa chiaro che è servendo l'etica, è promovendo la giustizia sociale, è mettendo l'uomo al centro dell'economia che si serve il progresso economico che ormai si sta diffondendo; il progresso sociale deve diventare il motore del progresso economico. Per il sindacato comunque gli importanti cambiamenti di quegli anni comportano concretamente nuovi problemi: da una parte gli impiegati (ticinesi) del terziario non si sindacalizzano facilmente, come pure i lavoratori stranieri soprattutto all'inizio stanno spesso lontano dai sindacati. Don Del-Pietro ha il merito di capire questi nuovi tempi e si lancia in una campagna a favore della sindacalizzazione degli immigrati. Bisogna dire che questo fatto non era scontato: nell'immediato dopoguerra il sindacato aveva avuto un atteggiamento prudente, a volte quasi ostile, verso i lavoratori stranieri che molti ticinesi vedevano come pericolosi concorrenti, disponibili a basse paghe. Del-Pietro invece, a differenza anche di qualche dirigente sindacale, accoglie con cordiale spirito cristiano questi nuovi lavoratori, per i quali domanda subito le stesse condizioni di lavoro degli indigeni.
Fra il 1956 e il 1958 intanto due importanti dibattiti interessano il cantone: la nuova legge scolastica (ne parlerò in seguito) e la creazione dell'azienda elettrica ticinese. Quest'ultima questione ruotava intorno al dibattito sul riscatto della Biaschina, per un possibile sfruttamento comune da parte di vari partners tra cui lo Stato. Del-Pietro prende posizione a favore del diritto dello Stato di rivendicare lo sfruttamento delle acque, e dunque per la creazione dell'Azienda Elettrica Ticinese (AET), una posizione analoga a quella dei socialisti e che si scontra con una parte del mondo cattolico (tra cui don Leber e il Giornale del Popolo). In seguito, e fino alla sua scomparsa, diventa un apprezzato membro del Consiglio di amministrazione dell'AET. Da notare che il segretario sindacale viene chiamato progressivamente in moltissime commissioni, in cui porta la sua competenza e la serietà della sua documentazione; già alla fine degli anni '40 era entrato anche - caso singolare per un sacerdote - a far parte della direttiva del Partito Conservatore Democratico.