Negli anni Sessanta la politica in favore dei lavoratori stranieri ha successo al punto che da allora i membri stranieri del sindacato superano quelli svizzeri; l'OCST passa dai circa 10mila membri della metà degli anni '50 (quasi tutti svizzeri) ai 23700 del 1965 e ai 32300 del 1975; la proporzione, grazie soprattutto anche alla sindacalizzazione di molti frontalieri, è ormai quasi di due a uno. Ma non è certo per considerazioni di numero, bensì per piena solidarietà umana e cristiana che Del-Pietro si batte subito contro le minacce xenofobe di quegli anni, e favorisce molte istituzioni e una legislazioni a favore di queste persone (vi saranno anche grossi problemi, ricordo solo di sfuggita le delicate vicende legate alla questione INAM negli anni '60 e '70).
Oltre all'apertura di vari segretariati regionali, l'OCST inaugura o potenzia una serie di nuovi servizi e istituzioni: la cassa di assicurazione contro la disoccupazione, vari servizi assicurativi, alcuni centri di vacanza in montagna (il primo già a Corzoneso nel 1934) e al mare (il primo a Bordighera nel 1937), dei soggiorni di cura, la VIVAT, ecc.; e naturalmente la Cassa malati Cristiano-sociale. In fondo credo si possa dire che queste istituzioni, nella visione di Del-Pietro, sono le opere che danno corpo agli importanti principi di solidarietà, di sussidiarietà e di ricerca del bene comune, base della dottrina sociale della Chiesa. Nel 1971 vi è l'apertura della nuova Casa del Popolo in via Balestra, segno delle nuove dimensioni dell'Organizzazione.
Angelo Pellegrini nel 1960 diventa consigliere di Stato, e vi rimane per otto anni. Del-Pietro intanto con i suoi sindacalisti impegnati in politica cerca di stabilire anche formalmente dei rapporti chiari col PCD, stabilendo degli obiettivi da raggiungere in ogni legislatura. In pratica si costituisce internamente una "Commissione politica" dei cristiano-sociali, composta dagli eletti in Gran Consiglio, mentre Del-Pietro tiene un filo diretto col presidente del PDC. Col suo carattere forte ha degli scontri con alcuni dirigenti del partito; d'altra parte è vero (è un tratto del suo carattere) che dopo momenti di profondo litigio, passata la bufera, era anche disponibile a diventare amico della persona col quale aveva litigato (questo successe anche con vari imprenditori, coi quali magari dopo un duro sciopero allacciò poi cordiali legami).
In occasione del Concilio Vaticano Secondo (1962-65), il vescovo Jelmini sceglie mons. Del-Pietro come uno dei suoi principali consiglieri, che inizia così a partecipare a molte commissioni preparatorie; l'ormai non più giovane sacerdote leventinese ha l'onore di partecipare ad alcune sedute del Concilio, per il quale dà anche molto tempo (il fatto che stesse assente per alcune settimane di seguito non era certo.... indolore per i suoi collaboratori dell'OCST). Certo non deve essere stato sempre facile per Del-Pietro, formatosi negli anni Venti e Trenta, accettare le novità dell'"aggiornamento" del Vaticano Secondo, eppure ancora una volta riesce a ripartire e ad entusiasmarsi per i nuovi documenti pontifici. Partecipa pure in seguito, con il suo solito stile da protagonista, ad alcune delle nuove strutture diocesane del dopo Concilio, per esempio al Consiglio del Clero (dal 1967) e - col nuovo vescovo mons. Martinoli - al Sinodo (dal '72 al '74). Scelto personalmente dal vescovo per il Sinodo diocesano, Del-Pietro diventa in particolare il consigliere di fiducia nelle delicate questioni che toccano il rapporto Stato - Chiesa (vedi per es. il dibattito sull'articolo primo della Costituzione cantonale). Di fronte alle contestazioni ecclesiali, tipiche di quegli anni, Mons. Del-Pietro assume una posizione critica, sempre fedele alla sua linea di assoluta ortodossia all'autorità vescovile e papale. Come già ricordato, gli ultimi anni della sua vita sono caratterizzati da numerose e importanti riconoscimenti ufficiali.