Alla fine degli anni'60 e soprattutto all'inizio degli anni '70 le questioni sindacali non si limitano agli aumenti salariali, ma sono soprattutto legati all'estensione della sicurezza sociale e di diminuzione della durata del lavoro. Inizia la battaglia per una partecipazione dei lavoratori alle decisioni delle aziende e alle responsabilità economiche e sociali (nel 1969 Del-Pietro dice a proposito che fino ad allora in fondo si era fatto solo del "paleosindacalismo"...); iniziano nuovi problemi a livello sindacale generale. Si tratta delle prime avvisaglie di alcune grosse questioni che oggi sono più che mai attuali: la constatazione che il periodo di benessere non è perpetuo, l'automatizzazione crescente, l'introduzione delle prime nuove tecnologie, il forte sviluppo del settore terziario (restio in genere alla sindacalizzazione), ecc. Del-Pietro, ormai piuttosto anziano e con una salute non sempre buona, deve dedicare le ultime energie a questi problemi. 
Il vento del '68 raggiunge, pur se più debole rispetto all'estero, anche il nostro paese. Mons. Del-Pietro, che pure quando ne reputa il caso non ha mai certo disdegnato alleanze e azioni comuni anche con le forze di sinistra, accoglie in genere con sospetto le critiche dei contestatori. Per esempio il documento politico del movimento giovanile del PCD del gennaio 1969, nel quale tra l'altro si propone di rinunciare a ogni riferimento al cristianesimo e alla dottrina sociale della Chiesa, vede Del-Pietro prendere una chiarissima posizione contraria.  In questo scontro politico-culturale il Monsignore non ha dubbi: il "progressismo" svincolato dai saldi principi legati al magistero sociale non è un utile strumento del far politica.