Salario minimo
Vuoi verificare se vieni pagato almeno il minimo?

La votazione del 22 settembre sulla riforma LPP è cruciale, soprattutto per l’impatto che avrà sulle pensioni delle donne. Nonostante l’intenzione di migliorare l’equità, le modifiche proposte non risolvono di fatto i problemi strutturali che penalizzano le donne.

In Svizzera, le donne subiscono gravi disuguaglianze nella previdenza professionale. Ricevono salari inferiori, lavorano più spesso a tempo parziale e interrompono la carriera per curare la famiglia. Questi fattori riducono il capitale accumulato nel secondo pilastro e, di conseguenza, le rendite pensionistiche. La riduzione del tasso di conversione dal 6,8% al 6% peggiora ulteriormente la situazione.
La riforma abbassa la soglia di entrata e la deduzione di coordinamento per migliorare la copertura di chi ha un reddito basso o lavora a tempo parziale. Tuttavia, questi cambiamenti non sono efficaci. Con l’abbassamento del tasso di conversione, bisogna versare di più per ottenere la stessa rendita. Chi ha un reddito basso vedrà ridotto il proprio salario a causa dei contributi pensionistici. Alla fine della carriera, la pensione sarà comunque insufficiente anche perché la riforma non prevede nessuna compensazione degli inconvenienti dovuti alle interruzioni di carriera e alla ripartizione diseguale del lavoro remunerato tra uomini e donne.
Inoltre, non si risolve il problema di chi lavora a tempo parziale per diversi datori di lavoro. 
Le compensazioni previste per la cosiddetta generazione di transizione sono limitate e soggette a condizioni difficili da soddisfare. Ad esempio, bisogna essere assicurati per quindici anni in una cassa pensioni. Molte donne non riescono a soddisfare questo requisito.
Questa riforma è controproducente per le donne. In futuro, dovranno pagare di più senza migliorare la propria situazione. Il divario pensionistico a loro sfavore persisterà. La riforma non compensa le interruzioni di carriera né la ripartizione diseguale del lavoro remunerato e non remunerato tra uomini e donne.
La riforma è insufficiente e iniqua. Non produce miglioramenti concreti per le pensioni, soprattutto per quelle delle donne. Le madri, le donne che lavorano part-time e chi ha lavori precari o multipli continueranno a non essere coperte adeguatamente.
Per questi motivi, l’OCST si oppone alla riforma LPP 21. Invitiamo tutti voi a votare NO il 22 settembre 2024.

Altre informazioni: https://www.ocst.ch/no-alla-riforma-lpp21

Davina Fitas