A fine anno, quasi in modo rituale, si affrontano con le associazioni padronali le trattative per gli adeguamenti salariali dell’anno successivo e, in taluni casi, per il rinnovo dei rispettivi Contratti collettivi di lavoro (CCL).

Le trattative salariali, in larga parte, si sono concluse con un nulla di fatto o con aumenti insufficienti per recuperare il potere d’acquisto. Alle incertezze della crisi pandemica che fatichiamo a lasciarci alle spalle (spesso invocate a pretesto per non concedere aumenti, nella misura in cui non trovano conferma in rapporto alle occasioni di lavoro e all’aumento costante della produttività) abbiamo dovuto confrontarci con le obiettive difficoltà delle imprese nel reperire, a costi più alti, le materie prime che servono alla propria attività.
In questo contesto, i lavoratori nei settori dell’edilizia principale, delle pavimentazioni stradali e della posa pavimenti non si vedranno aumentati i salari dal 1. gennaio 2022.
Nel settore della gessatura ed intonacatura, ma solo dopo lunghe e travagliate trattative per un nuovo CCL (2022-2025), si beneficerà di un significativo ritocco delle sole indennità giornaliere forfettarie per le spese e il viaggio (fr. 15.- da 0 a 30 km di tratta semplice sede ditta - cantiere, fr. 20.- da 30 a 40 km, fr. 27.- da 41 a 60 km e fr. 37.- per cantieri ad oltre 60 km) ma di aumenti salariali nemmeno l’ombra.
Nel settore delle piastrelle, rinnovato il CCL per i prossimi 4 anni, i salari individuali di tutti i lavoratori saranno adeguati dello 0.5% a partire dal 1. gennaio 2022, ritenuto che i salari minimi per i nuovi assunti resteranno invariati rispetto all’anno 2021.
Nel settore delle vetrerie l’aumento salariale per il 2022 sarà dell’1% sempre per tutti i lavoratori ritenuto però che i minimi salariali resteranno uguali rispetto all’anno precedente.
Nel settore della pittura, un contratto che «gira» sempre con il 1. aprile, siamo ancora in attesa degli esiti della trattiva di rinnovo del CCL che, stante ai primi incontri, non sembra preludere a significativi aumenti salariali e miglioramenti contrattuali.
Nel settore delle falegnamerie, dopo aver trascorso tutto l’anno 2021 in una situazione di vuoto contrattuale, il CCL nazionale è finalmente stato riattivato per quattro anni (2022/2025). Questo rinnovo porta con sé un aumento salariale dell’1% per tutti i lavoratori (e un adattamento anche sui salari minimi) ma solo a partire dalla data del decreto di obbligatorietà generale, una ripartizione del premio cassa malati per la perdita di guadagno in caso di malattia che, per i lavoratori, non potrà superare l’1.5% (trattenuta massima) e un aumento delle vacanze a 23 giorni per i lavoratori con più di 20 anni sino a 50 anni d’età, rispettivamente, a 28 giorni per i giovani fino al compimento del 20esimo anno di età e dal 50esimo anno di età in poi.
Tutto bene? Assolutamente no! Per una soluzione adeguata di un pensionamento anticipato dignitoso, i falegnami dovranno attendere ancora anno. Nel riattivare il CCL nazionale, l’associazione padronale nazionale aveva preteso (e purtroppo ottenuto) di non tornare a discutere su questo importante tema che, di fatto, era stato a suo volta il pretesto per far saltare il contratto nazionale e cantonale durante l’anno 2021. Ma vi è di più! Alla sezione padronale locale non è bastato «vincere con il prepensionamento» ma vuole andare oltre: una discussione tra partner contrattuali ticinesi di alcuni giorni fa si è conclusa con «non vogliamo più continuare con una comunità contrattuale targata Ticino, il contratto nazionale basta e avanza». Una dichiarazione che ci ha lasciati basiti perché provoca effetti inaccettabili per quanto concerne i diritti dei lavoratori, ad esempio il CCL cantonale prevede il diritto al 90% del salario in caso di malattia e infortunio mentre il CCL nazionale copre la perdita di salario solo all’80%. Questa decisione si rivela autolesionistica per l’intero settore delle falegnamerie del Cantone in quanto, senza un CCL cantonale, non ci sarà più una commissione paritetica cantonale forte ed efficace con i suoi controlli sui cantieri e nelle aziende, non ci sarà più una limitazione dell’impiego di lavoratori interinali ed i cantieri non potranno essere più bloccati dinnanzi a gravi infrazioni contrattuali… per buona pace di una sana concorrenza tra le imprese del ramo. Un insensato smantellamento dei controlli se si pensa che, ad esempio, un lavoratore su tre della totalità dei lavoratori distaccati e dei padroncini italiani di tutto il settore della costruzione ticinese sono appunto posatori di finestre e serramenti, mobilio di arredamento, cucine e banconi di ristoranti e bar. La situazione, seppur intricata, è ancora in evoluzione: vedremo nelle prossime settimane se il buonsenso e la ragione rientreranno nelle attitudini lungimiranti dei datori di lavoro nel settore delle falegnamerie del Cantone Ticino.
Il piatto principale delle negoziazioni di quest’anno, senza ombra di dubbio, sarà però servito con il rinnovo del Contratto nazionale mantello nel settore dell’edilizia principale. Le trattive inizieranno tra poche settimane, ovvero il prossimo 28 febbraio e solo dall’agenda degli incontri già fissati (una decina di date concordate) ci si deve attendere che saranno lunghe e laboriose. Il tutto condito da «guanti di sfida» lanciati contro i lavoratori. In particolare uno: la SSIC-CH ha reso noto negli scorsi mesi uno studio commissionato ad un Professore universitario d’Oltralpe che, principalmente, sostiene due teorie strampalate: un vuoto contrattuale di alcuni mesi/anni non inciderà sulla concorrenza leale tra le imprese di costruzioni (forse, suggerisco io, non si riferiva alle imprese edili estere che non avranno salari e condizioni di lavoro imperative da rispettare) e, udite udite, non ci sarà un rischio di dumping salariale e contrattuale a breve e medio termine. Strategia padronale prima dell’inizio delle trattative di rinnovo? Volontà di intimorire i lavoratori prima dell’avvio delle negoziazioni? Monito ai lavoratori per dire «non tirate troppo la corda» con le vostre rivendicazioni? Sia quel che sia, ma se queste sono veramente le premesse che ci porteranno ad un rinnovo del Contratto nazionale mantello… iniziamo male, molto male.

Paolo Locatelli

Maggiori informazioni: http://www.cpcedilizia.ch/