«Vogliamo maggiore flessibilità e un nuovo contratto più leggero»: questa è la dichiarazione degli impresari costruttori di alcuni mesi fa.

In occasione del terzo round di trattative dello scorso 24 maggio, la SSIC-CH toglie la maschera e spiega la propria ricetta: raggiungere come obiettivo 2’112 ore annuali all’interno di un «budget di ore settimanali massime» che comprendono le ore produttive ed il tempo di viaggio (non ancora quantificate!).
Una flessibilità a tutto tondo, senza limitazioni e possibilità di controllo: il calendario annuale non serve più a nulla e la durata minima/massima giornaliera (adesso 7.5 / 9 ore) e settimanale (adesso 37.5 / 45 ore) non hanno più motivo di esistere. Tradotto: sarà possibile avere settimane lavorative con zero ore, avere settimane di 50 ore in cantiere (alle quali si dovrà aggiungere il tempo di viaggio), le ore perse per intemperie non saranno più pagate ma semplicemente recuperate, il sabato tornerà ad essere una «normale» giornata di lavoro ed il ritorno alla stagionalità del settore è dietro l’angolo (ad esempio, è aritmeticamente possibile raggiungere 2’112 ore garantite in 10 mesi).
Una proposta padronale irrispettosa nei confronti dei lavoratori che hanno il diritto di sapere quando una giornata di lavoro inizia e quando finisce. Molto semplicemente, non accetteranno mai il principio «si lavora e si è pagati solo quando lo decide il datore di lavoro». Una proposta che, senza alcun dubbio, non ha alcuna possibilità di essere accettata.
Le trattative di rinnovo del CNM sono ancora lunghe ma è giunto il momento di dare una scossa alle discussioni.
Tutti i lavoratori del settore edile e delle pavimentazioni stradali sono chiamati a partecipare alla grande manifestazione di protesta il 25 giugno a Zurigo. Fare sentire la propria voce, coinvolgere i colleghi sui cantieri e fare capire a chiare lettere che la strada indicata dagli impresari non è assolutamente percorribile: manifestare è un diritto e partecipare un dovere, per evitare che anni di conquiste contrattuali siano cancellati da chi, sull’altare della produttività, non esita a sminuire i diritti dei lavoratori con nuovi modelli di organizzazione del lavoro assolutamente inaccettabili.
Essere a Zurigo il prossimo 25 giugno per riaffermare che «Senza i lavoratori non si costruisce nulla» è un impegno al quale tutti i lavoratori non possono sottrarsi.

Paolo Locatelli


Archivio "il Lavoro"