Cento licenziamenti in tutta la Svizzera di cui 4 attivi in Ticino. Un piano sociale ridicolo per un’azienda che fattura ogni anno (e anche quest’anno) qualcosa come 55/60 milioni di franchi.
 Un’azienda che si occupa della fornitura ai grandi distributori di dolciumi e snack della Haribo. In un lunedì di inizio giugno tutti i collaboratori, ignari di ciò che stava capitando, sono stati convocati dalla sede centrale per il martedì successivo: «a fine anno si chiude».
Ma a indispettire maggiormente i dipendenti è stata la lettura del piano sociale: nulla per chi lavora da meno di cinque anni, una mensilità dal quinto anno completo di lavoro, una mensilità e mezzo dal decimo anno e 2 salari dal quindicesimo. Un pensiero di cinquecento franchi una tantum per figlio. Il tutto però vincolato al fatto che i collaboratori non abbiano ad ammalarsi o infortunarsi sino alla fine dell’anno. E se non bastasse, zitti sino alla fine del rapporto di lavoro pena essere esclusi da questo mini piano sociale. 
Troppo poco da parte di una società solidissima economicamente e facente parte dell’importante e potente gruppo Ottinger Davidoff. 
Il sindacato SYNA – OCST chiederà nei prossimi giorni alla Direzione della Cruspi SA di aprire una trattativa seria per la stipulazione di un piano sociale che si possa definire tale.
Per definizione, un piano sociale è uno strumento che un’azienda utilizza per alleviare le ripercussioni economiche e morali dei lavoratori che hanno perso il proprio impiego. Quello proposto unilateralmente dalla Cruspi SA certamente non lo è.
 
Paolo Locatelli

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