Dopo aver festeggiato il nostro Giubileo, sta ora volgendo al termine un 2020 particolarmente tribolato. In primavera siamo stati improvvisamente investiti dalla pandemia che ha avuto conseguenze impreviste e inimmaginabili.

È stato determinante per l’Organizzazione poter contare su collaboratori e collaboratrici disponibili e con grandi competenze, sempre dentro la realtà, portando avanti un impegno essenziale, ancora di più in quei momenti, per le lavoratrici e i lavoratori.
In questi mesi la nostra attività si è intensificata. Lo documentano, per esempio, il numero mai visto in passato, delle prestazioni erogate dalla nostra Cassa disoccupazione, essenziali per salvaguardare il reddito delle famiglie, come pure gli oltre ottanta comunicati inviati dal mese di marzo ad oggi, pubblicati perché in quelle settimane ciascuno segnalava problemi e questioni irrisolte sulle quali era necessario richiamare l’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica. Parecchie nostre richieste sono poi state considerate per attenuare gli effetti della crisi sanitaria.
Passavano, intensamente, le settimane e si palesava che eravamo confrontati con una crisi sanitaria che aveva, sì, conseguenze economiche, ma si è rivelata essere anche una crisi umana. Una crisi di natura antropologica, che mette in discussione paradigmi fino a ieri consolidati: le relazioni, la persona, l’altro, il concetto di tempo e di spazio, del benessere e della salute.
Grazie al forte accento che abbiamo messo sul fatto che eravamo e – come ha continuamente ripetuto Papa Francesco, un grande timoniere in questo drammatico momento – siamo ancora tutti sulla stessa barca e che non ci si può salvare da soli, abbiamo celebrato il 1° Maggio dicendo al Ticino del lavoro e non solo, che la rotta per uscire dalla crisi è la solidarietà, per non lasciare indietro nessuno!
Senza la riscoperta dell’«amicizia sociale» - preoccupazione molto presente nei testi sociali del Papa - non c’è futuro, perché, come ricorda Jeremy Rifkin, «Nessuna società è mai riuscita a creare prima un mercato o uno Stato e poi una comunità. È invece da una comunità forte e solidale che possono svilupparsi e funzionare Stato e mercato».
L’attività principale dell’Organizzazione rimane, oggi e in futuro, l’attività sindacale, fatta di contratti e di promozione dei diritti del lavoro. A non aver dubbi e a prescindere dalle dichiarazioni paternalistiche di ancora troppi datori di lavoro, è solo tramite il contratto collettivo che è possibile rendere concreta la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori all’azienda. 
Il 1° maggio 2021 terremo a Lugano il Congresso cantonale, sottolineando l’indispensabile prossimità che dobbiamo avere con i lavoratori e i nostri associati e delegati, ma anche che i servizi, le infrastrutture e gli strumenti di lavoro aggiornati di cui disponiamo e che miglioreremo ancora, sono finalizzati, oltre che a una sempre migliore tutela, anche all’incremento della nostra rappresentanza, che ci permetterà di mantenere una solida struttura economica e la capacità organizzativa.
Concludo con una citazione della bellissima enciclica di Papa Francesco «Fratelli tutti»: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!» (Papa Francesco, «Fratelli tutti», n. 8).
 
A nome dell’OCST auguro a tutti un sereno Natale.
 
Renato Ricciardi

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