Se l’economia e l’occupazione nel nostro Paese hanno retto è stato grazie agli importanti sostegni statali. Questa situazione tuttavia non può perpetrarsi all’infinito. È anche possibile che il 2021 sia l’inizio della fine dell’emergenza sanitaria, della ripresa della vita sociale e dell’economia.

Ma non tornerà tutto come prima.
Che insegnamenti abbiamo tratto da questo lungo e ancora non concluso dramma? Sicuramente la necessità di cambiare stile di vita e di avere cura del creato e delle relazioni, per usare un’espressione efficace di Papa Francesco nel recente messaggio per la «Giornata mondiale della Pace».
Dal nostro osservatorio vediamo come non tutti i settori economici sono stati colpiti allo stesso modo dalla crisi. La ristorazione è forse il ramo in questo momento più toccato, ma anche nel settore industriale si registrano numerose richieste di lavoro ridotto.
Il ricorso alle indennità per lavoro ridotto continua ad essere importante in tutti i rami. Questa misura è essenziale per sostenere le aziende e permettere di garantire il versamento dell’80 % del salario alle lavoratrici e ai lavoratori toccati dalla crisi e permette di limitare i licenziamenti con un riflesso sul numero di disoccupati, che sono sì aumentati, ma meno di quanto si temesse.
Dopo le insistenti richieste dei sindacati, il Consiglio federale ha deciso di aumentare queste indennità al 100% per i redditi bassi. Le domande di lavoro ridotto, come detto, sono in aumento. Lo scenario per il 2021 preoccupa molto. Per i settori che hanno subìto una chiusura occorreranno aiuti diretti per far fronte in modo rapido alle spese di gestione ordinaria. È notizia di questi giorni che le aziende che hanno dovuto chiudere l’attività per decisione dell’autorità potranno ricevere contributi a fondo perso.
Rimane però grande l’incertezza per i molti rischi dell’epidemia, con i dipendenti che desiderano stabilità per il loro futuro lavorativo.
Il sindacato è pronto a sostenere soluzioni, anche politiche, per favorire l’economia. Ma non senza condizioni. La più importante è il mantenimento dei livelli occupazionali. Purtroppo abbiamo visto aziende che unilateralmente hanno deciso ristrutturazioni o delocalizzazioni con molti licenziamenti e senza un confronto serio per trovare alternative alla chiusura. Assistiamo anche a problemi nel rinnovo di contratti collettivi, specie in settori molto esposti ad abusi salariali, attraverso incomprensibili opposizioni all’entrata in vigore dell’obbligatorietà dei contratti o disdette di contratti storici.
Fortunatamente ci sono esempi virtuosi di confronto tra le parti sociali che portano a regolamentare tramite la contrattazione collettiva il nostro mercato del lavoro.

Renato Ricciardi


Archivio "il Lavoro"