Spesso molti associati si rivolgono a noi con l’auspicio di recuperare uno o più salari arretrati da datori di lavoro purtroppo insolventi o che hanno deciso di «risparmiare» sugli stipendi e i relativi contributi sociali. Un punto di forza del nostro Sindacato è sicuramente quello di tutelare gli interessi dei lavoratori e dei nostri associati in particolare, promuovendo spesso azioni giudiziarie atte a recuperare questi salari non versati.

Il recupero salariale, fermo restando che il datore di lavoro non dimostri serietà e responsabilità professionale pagando immediatamente, è una procedura che può durare a lungo e dimostrarsi costosa a dipendenza del tipo di azione scelto (esecutiva o tramite istanza di conciliazione).

Cosa fare non appena non viene versato il salario?
In linea di massima, la prima cosa che consigliamo è quella di scrivere una lettera al datore di lavoro dove si faccia presente che è in arretrato con il pagamento del salario e quindi chiedere il pagamento dello stesso entro un ragionevole termine (per esempio 10 giorni). Passato questo termine si dovrebbe procedere con la messa in mora vera e propria, con un termine perentorio, trascorso il quale procederete con la disdetta contrattuale. Se anche questa azione non produrrà i risultati sperati, si inizierà l’iter giudiziario ed esecutivo.
È importante che questi passi siano effettuati tempestivamente: si consiglia un primo intervento già dopo il primo salario non versato, senza aspettare che si accumulino altre mensilità.
Questo, oltre ad evitare una difficile situazione debitoria (spesso il mancato pagamento del salario comporta di riflesso tutta una serie di fatture non pagate da parte del lavoratore rimasto in mancanza di liquidità) servirà per velocizzare per quanto possibile le tempistiche di recupero salariale. Bisogna infatti tener presente che in alcuni casi ci possono volere fino a due anni prima di arrivare ad una condanna di pagamento (procedura civile) o al pagamento forzato mediante fallimento del datore di lavoro (procedura esecutiva).
Da ultimo, teniamo a ricordare che in caso di fallimento la cassa cantonale di disoccupazione – ufficio insolvenza (https://www.seco.admin.ch/seco/it/home/Arbeit/Arbeitslosenversicherung/leistungen/insolvenzentschaedigung.html) garantisce il recupero salariale di massimi 4 mesi arretrati, ma questo unicamente se vi è uno sforzo attivo da parte del lavoratore per recuperare i suoi stipendi mancanti. Come ribadito in articoli precedenti, ogni dipendente (in questo caso assicurato alla cassa disoccupazione svizzera) ha l’obbligo di ridurre il danno, pertanto è molto importante mettere in mora il datore di lavoro tramite le lettere citate precedentemente in questo articolo. Solo dopo questi passi si potrà eventualmente disdire il contratto di lavoro per inadempienza del datore di lavoro e procedere con la richiesta di indennità d’insolvenza.
Riassumendo, nel caso in cui doveste trovarvi in una situazione simile, il consiglio è quello di rivolgervi velocemente alla propria sede OCST, per farvi assistere durante tutta la procedura.

Patrick Mazza

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