Martedì 7 ottobre la Cooperativa Vivere Lambertenghi dell’OCST ha ricevuto l’Attestato di Merito da parte di Inclusione Andicap Ticino per il progetto «Vivere Lambertenghi», nell’ambito della prima conferenza nazionale dedicata al tema «Abitare Design for All».
Questo riconoscimento assume un valore profondo perché conferma quanto inclusione e progettazione consapevole possano e debbano procedere insieme.
Il progetto «Vivere Lambertenghi» nasce proprio da questa convinzione: promuovere la convivenza e la solidarietà, creando un luogo in cui famiglie, giovani e anziani, anche con disabilità, possano condividere spazi, esperienze e valori.
Fedeli ai valori storici e statutari dell’OCST, forza trainante di questo progetto, verrà costruito un vero e proprio villaggio solidale nel cuore di Lugano, dove la persona è posta al centro del progetto e delle relazioni che lo abitano. Il Design for All non rappresenta soltanto un metodo progettuale, ma un atteggiamento culturale e civico, un modo di pensare che riconosce nella diversità una risorsa e non un limite. Secondo questo metodo, il progetto di uno spazio emerge da un processo partecipativo.
Riprendendo quanto emerso nella giornata, possiamo affermare che uno spazio ben concepito, che mette al centro la persona, è uno spazio naturalmente abilitante, che rende felici coloro che ne usufruiscono e, di conseguenza, anche i progettisti.
L’incontro organizzato da Inclusione Andicap Ticino è stato l’occasione per sperimentare che il processo partecipativo è necessario perché arricchisce anche la prospettiva architettonica di esperienze diverse. Dello stesso spazio un bambino ha un’esperienza diversa rispetto a un adulto e una persona che si sposta in sedia a rotelle diversa da una che lo fa camminando. Lo spazio poi, a differenza di quanto astrattamente si possa pensare, provoca esperienze multisensoriali e non solo visive: di una costruzione bella e ben fatta godono, per esempio, anche i non vedenti.
La partecipazione permette inoltre di mettere in evidenza prospettive inattese, come solo la vita sa essere. Chi l’ha detto, per esempio, che il portatore di handicap sia sempre e solo la persona accompagnata e non, magari, l’accompagnatore? Uno spazio ben concepito mette una mamma in sedia a rotelle nelle condizioni migliori per accompagnare suo figlio a scuola, esattamente come quella che spinge il passeggino con un neonato.
Lo spirito dell’inclusione, quando è autentico e condiviso, può davvero cambiare il modo in cui progettiamo, abitiamo e viviamo insieme.
