Le politiche di riduzione fiscale per i grandi patrimoni sono state introdotte a partire dagli anni Ottanta del 1900, quando la diseguaglianza era molto più bassa. Dagli anni 90 i livelli di diseguaglianza reddituale e patrimoniale sono in continuo aumento, tanto che oggi il 10% più ricco della popolazione mondiale possiede il 70% della ricchezza totale, il 50% più povero solo il 2%.
Questo elemento viene sottolineato anche da Papa Leone XIV nell’esortazione apostolica «Dilexi te» sulla povertà. Anche in Svizzera, dove la diseguaglianza reddituale è piuttosto contenuta, quella patrimoniale è molto elevata.
Tutto questo non fa bene né alla classe media né all’economia perché la maggior parte delle persone tende a spendere quasi tutto il salario mensile, che in breve tempo finisce a girare nuovamente nell’economia reale. Evidentemente non è così per chi ogni mese riceve sul conto un milione di franchi. Purtroppo il denaro dei super ricchi non arriva in modo sufficiente nemmeno nelle aziende, se non tramite il mercato finanziario che troppo spesso vive di logiche non favorevoli all’economia reale.
È certamente vero che fa comodo avere tra i propri concittadini persone molto benestanti, ma la loro presenza non può essere una strategia di lungo termine o una politica di sviluppo economico. Inoltre, il persistere di politiche di alleggerimento fiscale per i grandi patrimoni porta ad aumentare ulteriormente la diseguaglianza.
Per tornare al problema ticinese, chiunque si rende conto di quali siano le voci del bilancio cantonale che sono letteralmente esplose negli ultimi anni. Il primo problema del nostro Cantone è un aumento della spesa pubblica a sostegno delle persone e delle famiglie che vivono una diminuzione del potere d’acquisto in particolare per l’aumento dei premi di cassa malati. Certo se i salari ticinesi non fossero i più bassi della Svizzera, avremmo meno problemi a far fronte anche a questo.
Veniamo dunque alle proposte di tagli lineari del personale pubblico e parapubblico. Negli scorsi giorni, l’Ufficio federale della sanità pubblica ha pubblicato un catalogo di misure di contenimento dei costi sanitari, annosa questione all’origine dell’esplosione dei premi. In nessuna di queste è prevista una riduzione dei salari o del personale nel settore sociosanitario. Si pensa invece a misure come la diffusione più capillare dell’uso dei farmaci generici, una riduzione dei costi per gli esami di laboratorio, una verifica dei costi delle apparecchiature, una migliore informazione dei pazienti, una riduzione delle cure inutili definite nell’ambito della smarter medicine.
Tagliare il personale senza una vera strategia non dà nessun risultato, neanche nel settore privato. Ciò che è necessario al nostro cantone sono idee nuove, una visione adatta ai tempi, e non risalente agli anni 80 del secolo scorso.
