La Polizia cantonale rappresenta un autentico patrimonio di competenze e servizio alla comunità. Tuttavia, il personale si trova oggi a fronteggiare pressioni crescenti: turni pesanti, carenze di organico, comunicazione verticale insufficiente e scarso riconoscimento minano la motivazione e la capacità di trattenere le risorse qualificate.

Il sondaggio 2025, promosso dalle rappresentanze sindacali (OCST, VPOD, FSFP) , fotografa una situazione che non può lasciare indifferenti. Solo il 43% del personale descrive il clima lavorativo come positivo nella propria area. Il 41% sostiene che i vertici si occupino dei problemi raramente o mai; appena il 16% riceve un supporto frequente dai superiori diretti. Sul fronte del riconoscimento, il 66% non si sente valorizzato e il 72% non ritiene di ricevere il giusto apprezzamento per il proprio impegno.
I dati organizzativi sono altrettanto critici: il 66% lamenta scarso tempo di recupero, il 63% si sente sotto pressione per mancanza di personale e il 78% giudica insufficienti le risorse operative. Sul fronte della retention (riduzione del turnover), il 72% ha pensato almeno una volta di lasciare la Polizia cantonale e il 25% sta già cercando attivamente un nuovo impiego. Si segnalano inoltre disturbi del sonno e dell’alimentazione trasversali a tutti i reparti, forte insoddisfazione verso alcuni stage obbligatori e appena il 22% si dichiara soddisfatto della conciliabilità lavoro-famiglia.

Forze da cui ripartire
Nonostante le criticità, emergono fondamenta solide su cui costruire il cambiamento. L’85% del personale dichiara un forte senso di appartenenza all’istituzione e il 90% evidenzia collaborazione tra colleghi, superiore alla media nazionale. È un capitale sociale prezioso, che va preservato e rafforzato attraverso leadership presenti, ascolto attivo e percorsi di crescita. Non sono dettagli marginali, ma la base di un servizio pubblico autorevole e sostenibile.

La rotta indicata dall’assemblea
L’assemblea sindacale dell’8 ottobre ha approvato all’unanimità una risoluzione che chiede tre azioni immediate.
1. Interventi rapidi della Direzione su quanto è di propria competenza - riallocazione del personale, distribuzione equa dei carichi, valorizzazione delle competenze, formazione dei quadri dirigenti e miglioramento della comunicazione interna.
2. Coinvolgimento del Dipartimento delle istituzioni e del Governo per affrontare le criticità strutturali che richiedono scelte politiche.
3. Apertura urgente di un tavolo paritetico con le rappresentanze sindacali per analizzare i dati, definire un piano d’azione concreto e monitorare in trasparenza l’attuazione delle misure.
In aggiunta, si propone l’istituzione di un sistema strutturato e periodico di ascolto del personale e il coinvolgimento attivo di tutti in ogni fase del cambiamento.

Il commento di Claudio Isabella
La situazione attuale della Polizia cantonale impone una profonda riflessione su più livelli. Da un lato, emergono criticità che riguardano direttamente la gestione interna: il distacco percepito tra i vertici e gli agenti del corpo è un segnale che non può essere ignorato. Serve un impegno concreto da parte del comando per ricostruire fiducia, migliorare la comunicazione e rafforzare la coesione.
Dall’altro lato, le questioni contrattuali, le ferie e il carico di lavoro richiedono risposte politiche. I sindacati sono consapevoli delle difficoltà finanziarie che il Cantone sta affrontando, ma sottolineano come un intervento tempestivo sia nell’interesse di tutti. Non si può ignorare il rischio di avere personale stanco e sotto pressione in ruoli di grande responsabilità: trovare soluzioni è fondamentale.
Senza un cambio di passo concreto, il rischio è quello di vedere erodersi la motivazione residua, aumentare il turnover e compromettere la qualità del servizio offerto alla collettività. La sicurezza del Cantone poggia sulla serenità di chi la garantisce ogni giorno: è su questo principio che deve fondarsi ogni azione futura.