L’Assemblea del sindacato OCST dei dipendenti dello Stato, riunitasi giovedì 25 settembre a Rivera, ha approvato all’unanimità una risoluzione che esprime una ferma opposizione all’impostazione del Preventivo cantonale 2026.
Il documento rivendica il pieno recupero del carovita, un rafforzamento degli investimenti nella pubblica amministrazione e l’adozione di misure strutturali per migliorare le condizioni lavorative del personale pubblico (vedi sotto).
Nel suo intervento, la presidente della sezione Fabiola Gnesa ha illustrato il contesto che ha portato all’adozione di questa presa di posizione: «Il nostro sindacato ha denunciato con determinazione l’inadeguatezza dell’aumento salariale dello 0,5% concesso dal 1. gennaio 2025, una misura insufficiente a compensare l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione».
La presidente ha inoltre posto l’accento sul significativo risultato conseguito nel risanamento dell’Istituto di Previdenza del Cantone Ticino: «La soluzione adottata rappresenta il frutto di un dialogo costruttivo e responsabile tra il Consiglio di Stato, le organizzazioni sindacali e gli organi della Cassa previdenziale. Questo approccio collaborativo ha consentito di preservare la sostenibilità del sistema pensionistico, evitando drastiche riduzioni delle rendite che avrebbero potuto raggiungere il 15%, e garantendo il raggiungimento di un grado di copertura dell’85% entro il 2051».
Rivolgendosi direttamente alle lavoratrici e ai lavoratori del settore pubblico, Gnesa ha concluso il suo intervento sottolineando: «Desidero ribadire che l’azione delle organizzazioni sindacali riconosciute riveste un ruolo fondamentale e insostituibile nella tutela dei diritti di tutti i dipendenti pubblici, siano essi funzionari dell’amministrazione, docenti o operatori del comparto sociosanitario.»
Dibattito finale
Al termine dei lavori assembleari si è tenuto un confronto tra Christian Vitta, Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, e Xavier Daniel, Segretario cantonale dell’OCST, moderato dalla giornalista di TeleTicino Laura Milani.
Secondo Christian Vitta è un momento particolarmente difficile per l’amministrazione cantonale e le istituzioni perché è in atto un processo di delegittimazione del servizio pubblico. Nell’attuale situazione finanziaria (resa ancora più preoccupante dal risultato della votazione sui premi di cassa malati di domenica 28 settembre, ndr), il problema è che a monte manca un clima di riconoscimento sociale del valore del lavoro del personale pubblico. Si può entrare in materia delle misure solo se il clima è positivo.
Xavier Daniel ha sottolineato che : «Da tanti anni si agisce con la strategia del taglio lineare nella scuola, nel sociosanitario e per i dipendenti pubblici. Alla base c’è una narrativa distorta che mette in cattiva luce una parte dei lavoratori. Ci sono linee rosse che non si possono continuare a superare. Certo in questa situazione non ha senso chiedere troppo».
Il Consigliere di Stato ha aggiunto che c’è un aumento del disavanzo e non possiamo nascondere il problema. Tuttavia in molti non si rendono conto che per risparmiare 10 milioni sul personale, bisognerebbe licenziare 100 persone. Ma i milioni da risparmiare sono 400 (700 dopo la votazione, ndr).
«Bisogna essere conseguenti, ha osservato Xavier Daniel. Bisogna dire alla popolazione che certi servizi non possono più essere garantiti». Non si può infatti pensare di offrire gli stessi servizi con meno risorse, chiedendo continui sacrifici al personale. Il partenariato sociale rischia di saltare negli ambiti toccati dal risparmi.
«Bisogna imparare a pensare al di fuori del proprio orticello, fare un patto di società e trovare delle convergenze sui temi importanti», ha concluso Christian Vitta.
Risoluzione dell’assemblea dei Dipendenti dello Stato
L’assemblea dei dipendenti, riunitasi a Rivera il 25 settembre 2025, ha discusso con preoccupazione il prospettato Preventivo per il 2026. Anche per il prossimo anno, infatti, si delinea una politica finanziaria che non offre alcun miglioramento rispetto al passato. Al contrario, ripropone tagli lineari e risparmi che ricadono direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori e sui servizi, aggravando una situazione già difficile.
Le e i dipendenti della pubblica amministrazione, della polizia, le e i docenti, il personale della Clinica psichiatrica cantonale OSC, così come tutto il personale sottoposto alla LORD, vivono ormai da anni il mancato riconoscimento integrale del carovita, la mancata sostituzione o differimento della sostituzione del personale partente e carichi di lavoro sempre più pesanti. Questa realtà, oltre a compromettere la salute e la dignità del personale dello Stato, mette a rischio anche la qualità dei servizi garantiti alla popolazione, che merita continuità ed efficienza. Inoltre il settore pubblico non viene più visto come posto di lavoro attrattivo e questo desta molta preoccupazione tra il personale.
Non è accettabile che i problemi finanziari del Cantone vengano scaricati sulle spalle di chi ogni giorno garantisce il funzionamento delle istituzioni e dei servizi fondamentali. Per assicurare un futuro solido al servizio pubblico servono non tagli ma investimenti organici adeguati e condizioni di lavoro rispettose. È indispensabile aprire un dialogo tra rappresentanti sindacali e Consiglio di Stato, coinvolgendo maggiormente il personale dello Stato e ascoltando le sue preoccupazioni.
Per queste ragioni, l’assemblea esprime un chiaro e fermo NO all’impostazione del Preventivo 2026 e rivendica il recupero del carovita e la tutela del potere d’acquisto. Chiede con forza che vengano garantite più risorse alla pubblica amministrazione, alla polizia, alla scuola e alla Clinica psichiatrica cantonale OSC, e che vengano prese misure concrete per ridurre i carichi di lavoro e per garantire un’effettiva implementazione delle misure che favoriscono la conciliabilità tra vita professionale e vita privata (come ad esempio più equità nell’applicazione del Regolamento sul telelavoro o nella gestione degli orari lavorativi).
L’assemblea riafferma inoltre tre rivendicazioni centrali per il futuro del lavoro nei servizi pubblici: che si metta fine alla mancata sostituzione o differimento del personale partente, la settimana lavorativa di 40 ore e le 5 settimane di vacanza per tutti i dipendenti. Oggi il Ticino, insieme a Obvaldo e Nidvaldo, resta tra i pochi Cantoni a garantire soltanto 20 giorni di vacanza al proprio personale. Raggiungere questi obiettivi significherebbe non solo riconoscere concretamente l’impegno quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche compiere un passo indispensabile per rafforzare la qualità dei servizi offerti alla popolazione.
Con questo spirito, l’assemblea dà mandato all’OCST di mettere in campo tutte le azioni necessarie per difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori per garantire servizi pubblici di qualità.
