La tutela dell’occupazione e la corretta applicazione delle norme sul lavoro rappresentano un interesse pubblico primario, poiché la perdita di posti di lavoro in realtà industriali consolidate ha ripercussioni economiche e sociali significative.
Negli ultimi anni la CEBI di Stabio, azienda attiva nella produzione di componenti elettrici ed elettronici, è già stata oggetto di attenzione pubblica per questioni relative alla contrattazione collettiva e a processi di ristrutturazione.
Secondo recenti informazioni di stampa (articolo di tio.ch del 7.11.2025), nel corso delle ultime settimane oltre una ventina di collaboratori avrebbero ricevuto la disdetta del proprio contratto di lavoro, in un contesto di riduzione dell’attività produttiva. Si tratta dell’ennesimo episodio dopo altri analoghi interventi avvenuti negli scorsi anni.
Poiché la legge prevede precisi obblighi di informazione, consultazione e notifica in caso di licenziamenti collettivi o soppressione di impieghi, è opportuno verificare se tali prescrizioni siano state rispettate.
Particolarmente rilevante appare inoltre il rischio che l’azienda stia procedendo con licenziamenti «a tappe», ossia scaglionati nel tempo, in modo da non superare le soglie quantitative che attiverebbero le garanzie previste per i licenziamenti collettivi. Se ciò fosse confermato, si tratterebbe di una strategia in contrasto con lo spirito della legge e con i principi di correttezza nei rapporti di lavoro.
Da chiarire anche l’eventuale ricorso, da parte dell’azienda, alle indennità per lavoro ridotto (ILR): uno strumento pubblico concepito per salvaguardare i posti di lavoro in caso di calo temporaneo dell’attività. Se un’azienda che ha beneficiato di tale misura procede comunque a licenziare poco dopo, è legittimo domandarsi se l’utilizzo dell’aiuto pubblico sia avvenuto nel pieno rispetto delle finalità previste.
Testo dell’interpellanza
Alla luce delle informazioni pubbliche disponibili, risulta che nello stabilimento CEBI di Stabio siano stati effettuati licenziamenti riguardanti più di una ventina di lavoratori, con l’ipotesi di ulteriori riduzioni future. In passato la stessa azienda aveva già ridotto il personale e delocalizzato parte della produzione verso l’Europa dell’Est.
In questo contesto, si pone la necessità di chiarire il quadro complessivo e di garantire che le tutele previste dalla legislazione federale e cantonale siano state pienamente rispettate, evitando pratiche che possano aggirare gli obblighi legali o l’intento delle norme, e verificando che l’utilizzo di eventuali strumenti pubblici di sostegno non abbia indirettamente favorito la perdita di posti di lavoro nel Cantone.
Pertanto, poniamo al Consiglio di Stato le seguenti domande:
1. il Consiglio di Stato è a conoscenza di eventuali sanzioni o provvedimenti amministrativi adottati nei confronti della CEBI per violazioni della normativa cantonale sul salario minimo o per altre irregolarità?
2. Al Consiglio di Stato risulta che la CEBI di Stabio abbia avviato, negli ultimi mesi, una serie di licenziamenti riconducibili a un’unica ristrutturazione aziendale?
3. Il Governo può confermare se la somma dei licenziamenti effettuati nell’arco di un periodo breve (es. 30 giorni) o in più fasi successive superi le soglie quantitative previste per la definizione di «licenziamento collettivo»?
4. Quali verifiche sono state condotte dalla Sezione del lavoro per accertare che l’azienda non stia procedendo con licenziamenti frazionati nel tempo, al fine di evitare l’attivazione della procedura collettiva?
5. La Sezione del lavoro è stata formalmente informata, come previsto, della soppressione di impieghi presso la CEBI? In quale data e con quali elementi informativi?
6. Il Consiglio di Stato può confermare se la CEBI di Stabio abbia beneficiato, negli ultimi anni, di indennità per lavoro ridotto (ILR)? In caso affermativo, per quali periodi e con quali importi complessivi?
Evaristo Roncelli e Claudio Isabella
