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Il Lavoro, periodico dell'OCST, da decenni è un punto di riferimento per le informazioni sui contratti, le nuove normative, la previdenza, il mondo del lavoro, la formazione.

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2019

Il Lavoro n.1 del 24 gennaio 2019 Il Lavoro n.2 del 7 febbraio 2019

Prima pagina

 La piaga della disoccupazione giovanile si fa sempre più sentire in Europa come pure alle nostre latitudini, spinta oltre che dalla congiuntura anche dal paradosso per cui le aziende pretendono giovani formati, ma con una comprovata esperienza.

Un inizio difficile

Spesso i giovani iniziano la formazione pieni di speranze che questa li possa portare ad avere un futuro economico e sociale sereno. Man mano che passano gli anni, crescendo, ci si confronta sempre più con la realtà. Finita la formazione, sia essa universitaria, un apprendistato o quant’altro, questa realtà ti schiaccia prepotentemente. Una realtà che non lascia troppi spazi per la gioia e i progetti diventano illusioni. Una realtà molto spesso chiamata disoccupazione, ossia lettere su lettere condite da nessuna risposta o risposte negative preconfezionate, offrirsi per stage (senza obbligo remunerativo) e venir rifiutati, giornate intere senza aver niente da fare. Sentirsi dire da gente più anziana di te, che ha iniziato a lavorare quando il mercato del lavoro era ben diverso, e presentava cifre di disoccupati irrisorie, che i giovani sono tutti lazzaroni e chi più ne ha più ne metta.

 

Associazione Interprofessionale di Controllo

In una recente conferenza stampa l’Associazione interprofessionale di controllo (Aic), che raggruppa 19 settori professionali dell’edilizia e dell’artigianato, istituita nell’ambito delle misure di accompagnamento alla libera circolazione con compiti di controllo, ha presentato la sua attività.

Dalle cifre comunicate emerge un aumento del lavoro distaccato e delle infrazioni verificate. Abbiamo parlato con Dario Tettamanti, vice-presidente dell’Associazione e responsabile OCST per le commissioni paritetiche, che ci ha fornito una lettura preoccupata del fenomeno.

L’OCST ritiene, e non da oggi, che i frontalieri forniscono un contributo prezioso ed irrinunciabile che concorre in misura decisiva alla crescita economica del Canton Ticino.

L’introduzione della Libera circolazione delle persone nel 2002, ampliata nel 2004, abolendo la priorità per la manodopera indigena, e nel 2007, con l’abolizione delle zone di frontiera, avrebbe dovuto supplire alla mancanza di manodopera qualificata in certi settori.

Ma il condizionale è d’obbligo, perché è sotto gli occhi di tutti che l’uso smodato da parte delle aziende delle notifiche, delle assunzioni tramite agenzie di lavoro e l’aumento del lavoro distaccato hanno creato una forte concorrenza tra manodopera locale ed estera e aumento della flessibilità del mercato del lavoro.

L’OCST afferma con molta fermezza, che è errato, pur di fronte a pressioni e distorsioni, puntare il dito contro i frontalieri, e che certi termini (invasione, valanga) non sono assolutamente appropriati. La realtà è che se i frontalieri vengono a lavorare in Ticino è perché c’è qualcuno che li chiama e ne dispone in modo sempre meno rispettoso.

Nel documento recentemente pubblicato, l’OCST spiega che l’afflusso di manodopera estera arriva a sostituire la manodopera locale quando l’aumento di frontalieri è superiore all’incremento generale dell’occupazione e commenta l’aumento della flessibilità, di cui molto si è detto anche alla manifestazione del 1° maggio, denunciando casi concreti ed eclatanti di dumping salariale.

L’INDUSTRIA TICINESE SOFFRE?

...I DIPENDENTI ANCORA DI PIÙ!

C'è chi 

ha perso il posto di lavoro

ha dovuto «rinunciare» ad aumenti salariali

ha visto ridurre o sopprimere la propria tredicesima

ha visto sparire i giorni festivi infrasettimanali

ha dovuto lavorare gratuitamente

ha visto il proprio salario pagato in euro

 

PARTECIPATE NUMEROSI! martedì 5 giugno 2012, dalle 11.00

Centro eventi a Cadempino

Occorre che tutti i lavoratori dicano basta!

Bisogna mobilitarsi per combattere

contro i ripetuti attacchi ai salari e ai diritti contrattuali!

DOBBIAMO ESSERE UNITI PER I DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI!

Kuoni Viaggi vi invita a conoscere l’Umbria visitando alcune fra le sue località più note: Perugia, Assisi, Gubbio, Todi e Orvieto pernottando tre notti con base a Perugia nel mese di settembre.


Partendo il mattino presto dal Ticino in torpedone, si arriva comodamente nel primo pomeriggio alla città di Perugia, capoluogo dell’Umbria, posta su una collina tra il lago Trasimeno e il Monte Subasio. Oltre ad essere un centro agricolo e artigianale, è una apprezzata meta turistica. L’Università degli studi di Perugia, fondata nel 1308, e l’Università per lo studio della lingua italiana per stranieri che ha sede nel settecentesco palazzo Galenga Stuart, sono il motivo della significativa presenza di giovani calcolata attorno ai 20 mila studenti. Giornalmente si stima che la città accolga circa 200 mila persone, compresa la popolazione residente, che vi giungono per lavoro, studio e turismo. E chiaramente è la patria del famoso cioccolatino con bigliettino, il Bacio Perugina. L’architetto Aldo Rossi ha progettato sulla sede della vecchia fabbrica, oggi decentrata, un nuovo complesso con una piazza dedicata. Per raggiungere la stazione ferroviaria, poco distante dal centro, è stato realizzato un ascensore panoramico che accede alla stazione del minimetrò progettata dall’architetto Jean Nouvel. L’architettura moderna in questa città, per rapporto al suo passato storico, ha una presenza decisamente discreta.