Alcune brevi news riguardanti vari settori, dal sociosanitario sino agli scioperi in Italia, passando per il nuovo CCL dei forestali e i miglioramenti per i dipendenti dello Stato.

Misure contenitive in Ars Medica

Lo scorso 13 dicembre i sindacati hanno incontrato la direzione di Ars Medica; alcuni dipendenti avevano infatti segnalato che era stata proposta loro una riduzione di percentuale lavorativa. Dall’incontro con la direzione è emerso che effettivamente, a causa della diminuzione del lavoro è stato necessario ridurre l’impegno di un buon numero di impiegati. Questa misura ha colpito i dipendenti di alcuni reparti.
La Direzione di Ars Medica ci ha comunicato che da tempo sta monitorando la situazione e che si stanno valutando e intraprendendo misure e interventi verso una maggiore efficienza delle cure e dei servizi a tutti i livelli; in questo ambito la formazione del personale è tenuta in particolare considerazione.
I sindacati, che si fanno portavoce delle esigenze dei dipendenti, hanno chiesto per il futuro di essere coinvolti nella discussione su questi temi. Non si può infatti non sottolineare come questi interventi penalizzano in modo importante le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, che si trovano con lo stipendio decurtato in misura significativa.
L’OCST resta a disposizione per ulteriori informazioni in merito. (M. Palladino)
 

Imprese forestali del Cantone Ticino: nuovo CCL da gennaio

Dopo intense trattative è stato sottoscritto il nuovo contratto collettivo di lavoro valido per le imprese forestali del Cantone Ticino e che entrerà in vigore il 1° gennaio del 2018.
I miglioramenti concordati mirano soprattutto a ridurre l’onere lavorativo sull’arco dell’anno, senza però modificare la durata settimanale del lavoro. Tutte le modifiche nel dettaglio le trovate cliccando qui. (gad)
 

URC e casse di disoccupazione: utenti soddisfatti

Un’ampia maggioranza delle persone in cerca d’impiego è soddisfatta dei servizi forniti dagli URC e dalle casse di disoccupazione. È quanto emerge da un sondaggio online della SECO che ha coinvolto 36’000 persone in tutta la Svizzera pubblicato lunedì 18 dicembre. Quasi l’80% delle persone in cerca d’impiego si dice globalmente soddisfatto dell’operato degli URC. Ottengono una valutazione particolarmente positiva la procedura di iscrizione, le attività informative svolte dagli URC, l’affabilità dei consulenti e la propensione dei collocatori a reinserire rapidamente le persone in cerca d’impiego nel mercato del lavoro. Il giudizio è invece meno buono per ciò che concerne i provvedimenti inerenti al mercato del lavoro decisi dagli URC: circa il 25% delle persone in cerca d’impiego afferma che, ai fini della ricerca di un impiego, corsi, programmi di occupazione temporanea e stage sono stati inutili oppure che la loro utilità è limitata. 
L’85% di tutte le persone in cerca d’impiego è soddisfatto dei servizi erogati dalle casse di disoccupazione (tra cui la Cassa OCST). Sono molto apprezzate la regolarità dei versamenti delle indennità di disoccupazione e la disponibilità nei confronti delle richieste inviate tramite e-mail o per posta, così come la cordialità dei collaboratori. Vengono invece valutate più negativamente la puntualità del primo versamento delle indennità di disoccupazione e la possibilità di contattare telefonicamente le casse di disoccupazione. (gad)
 
 

Dipendenti dello Stato: nuove misure per conciliare lavoro e famiglia

Il 13 dicembre il Gran Consiglio ticinese ha approvato, con 68 sì, 1 no e 7 astensioni, la modifica della Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti (LORD). L’iniziativa chiedeva al Cantone quale datore di lavoro, una politica di sostegno alla conciliabilità tra vita professionale e familiare, attraverso misure concrete. Nella fattispecie l’accettazione dell’iniziativa permetterà di introdurre nuove misure:
• Più facilitazioni per poter lavorare a tempo parziale
• vi sarà un congedo pagato per malattia dei figli fino a 15 anni e fino a 3 giorni lavorativi per ogni caso di malattia.
• Un congedo paternità di 10 giorni
• L’accesso a funzioni dirigenti anche con percentuali lavorative inferiori all’80%.
L’OCST per mezzo dei 3 granconsiglieri (Fonio, Jelmini, Ghisolfi) ha sostenuto questa iniziativa presentata nel 2015 e si dice soddisfatta dell’esito della discussione parlamentare. (gad)
 

Due scioperi significativi

Due scioperi nella vicina penisola danno un segnale di come i grandi gruppi internazionali si pongono nel mercato del lavoro pretendendo di spazzare via con un colpo di spugna il dialogo sociale.
Amazon, descritta come un’azienda profondamente innovativa, in effetti per molti aspetti lo è, ma non può fare a meno delle persone che smistano i pacchi. Il magazzino di Amazon di Castel San Giovanni, vicino a Piacenza, è grande come dodici campi da calcio. Uno spazio enorme all’interno del quale i 1’800 magazzinieri si muovono percorrendo fino a dieci chilometri al giorno. Ogni dipendente smista dai 18 ai 24 mila pacchi, c’è chi registra i prodotti in entrata nel magazzino, chi porta fisicamente le ceste di prodotti da una parte all’altra del magazzino e chi si occupa di caricare i pacchi sui furgoncini per la consegna. Ogni lavoratore dispone di una pistola che registra l’inizio e la fine del lavoro e tutto quello che accade in mezzo. Grazie a questo strumento chi controlla conosce quanto tempo ogni impiegato ci mette a fare una certa operazione. L’andamento frenetico imposto crea danni alla salute a vari livelli: si sono per esempio verificati casi di attacchi di panico e di depressione per i quali i sindacati hanno persino messo a disposizione il supporto psicologico. Per non contare le conseguenze fisiche: il 70 per cento dei dipendenti ha problemi alla schiena e al collo, ernie, problemi alle ginocchia, tendiniti e sindrome del tunnel carpale.
La flessibilità dei turni è negata in ogni caso come pure la sostituzione per motivi di salute. In sostanza le persone sono usate come macchine. Amazon tuttavia nega tutto e ha rifiutato di accettare le rivendicazioni dei sindacati sia sull’aspetto salariale che delle condizioni di lavoro e della salute. Per questo i dipendenti insieme ai sindacati hanno organizzato uno sciopero. 
C’è poi la situazione dei piloti della Ryanair che sono liberi professionisti pagati per le ore di lavoro effettuate, non hanno assicurazione sanitaria, non hanno diritto alla malattia retribuita, e al supplemento per lavoro straordinario. La formazione è a carico loro e dulcis in fundo, non hanno nemmeno diritto all’acqua durante il volo. L’azienda aveva dichiarato che la cancellazione di numerosi voli nei mesi di settembre e ottobre fosse dovuta ad un errore nella gestione delle vacanze dei piloti. In realtà è dovuta alla mancanza di piloti, infatti in molti, appena possono lasciano la compagnia. Durante lo sciopero del 15 dicembre l’amministratore delegato, Michael O’Leary, che nel mese di settembre aveva definito i piloti «pavoni strapagati» e «tassisti gasati», si è detto disponibile al dialogo. Chi conosce dall’interno la situazione dell’azienda non nutre molte speranze, e vede in questa mossa piuttosto il tentativo di salvare i voli natalizi. (B.R.)