Per capire meglio in che direzione possiamo avviare un lavoro su di noi, abbiamo intervistato Marina Bernardo Ciddio, counselor del progetto Mosaico del Centro di formazione professionale dell’OCST.

La conoscenza di noi stessi può proteggerci e aiutarci a superare un burnout?
La conoscenza di noi stessi è, in assoluto, il nostro alleato più grande in ogni momento di difficoltà della vita e ancor di più quando si parla di burnout. 

Ci aiuta a comprendere quando è bene fermarci e, soprattutto, ci dà la consapevolezza per capire quando chiedere aiuto. 

Conoscere noi stessi aiuta sempre proprio perché ci dà gli strumenti necessari per interpretare ciò che proviamo e il modo in cui viviamo le nostre relazioni e quali aspetti del mostro modo di essere dobbiamo approfondire ancora maggiormente.

In particolare come incide la percezione del valore di sé?
L’autostima, resta una leva fondamentale nelle nostre relazioni, sia personali che professionali: è uno degli aspetti che emerge nelle situazioni di burnout, ma su cui è sempre utile lavorare. L’autostima ha a che fare con la ricerca dell’approvazione degli altri. In realtà si tratta di essere consapevoli delle nostre capacità, di ciò in cui siamo bravi e di ciò che sappiamo fare bene.

E la consapevolezza dei propri limiti?
Assolutamente sì. È importante saper dire di no, saper riconoscere quando stiamo sovrastimando le nostre risorse interne. Purtroppo però quello che accade è che capiamo di non farcela più, nel momento in cui siamo andati oltre. Spesso però è già tardi, per questo è fondamentale riconoscere i segnali dall’inizio. Quali sono questi segnali? Magari lavorare per lunghe ore, non smettere di pensare all’attività lavorativa neanche nel weekend, oppure iniziare a mangiare troppo o troppo poco: sono tutti aspetti biologici che ci segnalano che stiamo superando i nostri limiti.

Talvolta misuriamo il nostro valore rispetto a quello che siamo in grado di produrre. 
Il fatto è che viviamo in un mondo sempre più veloce e pensiamo di poter reggere quella velocità. In realtà noi siamo limitati, in un senso buono del termine. Se non siamo consapevoli che quella velocità non è la nostra e decidiamo di vivere a quel ritmo, il prezzo da pagare può essere molto alto. 

E allora come scendere a compromessi? Da una parte bisogna capire fino a che punto il ritmo che ci viene richiesto sia veramente necessario, dall’altra dovremmo prendere consapevolezza che quella velocità non ci appartiene. È essenziale ritornare a una dimensione più umana. 

Basta ascoltare il battito del nostro cuore per capire molte cose: quando il ritmo è regolare, siamo in salute. Quando invece è accelerato significa che siamo ipertesi, sintomo malsano per noi e spesso campanello d’allarme del burnout.

Quando noi ci muoviamo e consumiamo energia fisica, la soluzione per ricaricarci è mangiare e bere. E quando invece consumiamo l’energia mentale? Come possiamo ricaricarci?
L’energia mentale ha una natura effimera, ma la possiamo percepire. Un primo passo è riconoscere che stiamo esagerando. Riconoscere di avere oltrepassato il proprio limite e chiedere un aiuto professionale, un sostegno, è il passo successivo. Siamo esseri complessi e non c’è una soluzione valida per tutti. Qualcuno potrebbe ricaricarsi grazie alla lettura, qualcun altro con un’attività sportiva, oppure con dei corsi di rilassamento o di meditazione. Ad altri ancora basta semplicemente sedersi e guardare il lago... Ma il primo vero aiuto è soprattutto ritornare a relazionarsi, confrontarsi e condividere con altre persone. 

Il tema diventa quindi anche come impieghiamo il nostro tempo libero. 
Occupiamo buona parte del nostro tempo nell’attività professionale. Dopodiché il tempo che resta è spesso molto esiguo. Ci sono la famiglia, le relazioni, i nostri interessi. Tutto questo è tanto, no? Diventa importante definire delle priorità. Riposarsi e poter riflettere diventa primario e i tempi di recupero vanno rispettati. Quando le nostre attività professionali ci impongono un carico mentale molto alto, dovremmo trovare attività creative o fisiche per bilanciare. 
Credo che il modo in cui occupiamo il nostro tempo libero abbia molto a che fare con il modo in cui attraversiamo la nostra esistenza, tema che richiede ulteriori riflessioni.

Si può guarire dal burnout?
È preferibile non dover entrare nel mondo del burnout. Ma si può uscire da un’esperienza così dolorosa. Ci sono i mezzi, ci sono le vie e ci sono le persone che possono aiutare. ■

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