1118-cassieraI manager delle medie e grandi imprese del commercio continuano a perseguire politiche aziendali orientate alla massimizzazione dei profitti, attraverso la deregolamentazione degli orari dei negozi e con strategie sociali e salariali sempre più al ribasso.

Non ci sarà da stupirsi quando da questi ambienti scaturiranno proposte di aperture ventiquattrore su ventiquattro, giornate lavorative da dodici ore per il personale di vendita e magari anche il pagamento dei salari in rupie.

 

Anche l’associazione dei grandi distributori ticinesi (Disti) e la Federcommercio non lesinano allarmismi a catastrofismi nel fomentare forzature politiche, allo scopo di dilatare oltre misura gli orari d’apertura dei negozi, sfruttare fino all’osso il personale e per carpire fette di mercato alla categoria dei piccoli commercianti, che, va detto, assicurano circa settemila posti di lavoro in Ticino.

Se si considera che in Ticino le griglie orarie adibite al commercio sono paragonabili a quelle in vigore nella vicina penisola, le argomentazioni distorte sostenute dai presidenti di Federcommercio e Disti rasentano il patetico.

È ormai notorio che agli affiliati della Disti faccia gola il mercato assorbito dai piccoli commercianti, mentre la Federcommercio, palesemente incongruente in rapporto agli interessi dei piccoli commercianti che dovrebbe rappresentare, gli fa da reggicoda sostenendo anche una inutile quanto assurda raccolta di firme, per consentire alle grandi superfici di vendita di poter sfruttare a loro favore sia gli spazi di mercato sia il personale di vendita.

Negli ultimi tempi tanto la Fedecommercio che la Disti hanno fatto di tutto per esautorare (senza riuscirci) i sindacati dal loro ruolo, col fine di imporre un regime demenziale e senza controllo alcuno in materia d’orari dei negozi, sul lavoro deregolamentato e mal retribuito del personale di vendita.

Per tali ragioni l’OCST resterà ferma sulle sue posizioni, opponendosi a qualsiasi altra richiesta di prolungamento di orari d’apertura dei negozi senza che sia fatta un’attenta analisi sul come si voglia gestire la flessibilità nel settore e senza che siano sottoscritte le dovute regole contrattuali a tutela dei diritti sociali e salariali di tutto il personale di vendita.

Si scordino, dunque, i signori manager (signori per i salari faraonici che percepiscono, speso immeritatamente) del commercio di poter approfittare ulteriormente della situazione senza considerare gli interessi dei piccoli commercianti e del personale di vendita che sono la vera ricchezza di tutto il settore.