Quel peccato che grida vendetta al cielo...

Il 27 agosto scorso le dipendenti del take away Aquolina sono scese in strada insieme all’OCST

per protestare contro la società di Stabio che le ha sfruttate in modo vergognoso.
La Mesos Sa ha assunto alcune ragazze a tempo parziale per Fr. 1’600 al mese, facendole lavorare fino a 17 ore al giorno all’Aquolina e nelle altre attività della società, il Ristorante Tennis di Seseglio e il catering.
Le dipendenti che hanno richiesto di essere giustamente retribuite e di ricevere lo stipendio che non viene versato da alcuni mesi, sono state immediatamente licenziate.
Nella vicenda è coinvolto anche l’arciprete di Chiasso, don Gianfranco Feliciani che ci ha portato la sua testimonianza.


La ragazza esplode in un pianto dirotto mentro io la guardo imbarazzatissimo. Cerco di calmarla ma non è facile trovare le parole. Ci vuole qualche minuto prima che si plachi.
Finalmente ritrova la parola: «Da diversi mesi non percepisco più alcun salario. Sono stata presa in giro e con me tante altre persone. Ho firmato un contratto di lavoro al 50 per cento per un salario di CHF 1’600.- mensili, lavorando però di fatto a tempo pieno e oltre, con picchi di 17 ore al giorno. Quando ho richiesto di essere giustamente pagata per il lavoro svolto sono stata immediatamente licenziata e minacciata».
Sono indignato, ma quando vengo a sapere che queste gravi ingiustizie sono state consumate dentro «casa mia», in uno stabile in affitto di proprietà della Parrocchia, mi sento non certo... l’AQUOLINA in bocca, bensì il sangue ribollire nelle vene!
Il Catechismo di un tempo, con il suo linguaggio colorito, ammoniva che «sottrarre la giusta paga all’operaio è un peccato gravissimo, uno di quelli che gridano vendetta al cielo». Oggi il Catechismo usa un altro linguaggio, ma l’accento posto sulla gravità del peccato rimane, eccome! «Ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto, asservisce l’uomo e conduce all’idolatria del denaro. Il desiderio smodato del denaro è una delle cause dei numerosi conflitti che turbano l’ordine sociale».
La ragazza con altre compagne ha denunciato il caso all’OCST, il quale è subito intervenuto chiedendo giustizia nei confronti di chi abusa spudoratamente delle leggi a discapito dei più elementari diritti umani. I nostri sono tempi che esigono attenzione, vigilanza, ascolto e coraggio nel denunciare l’idolatria del profitto che riduce le persone a cose da usare e gettare a piacimento.
Questo senso della giustizia interpella tutti, a maggior ragione chi si riconosce nel Vangelo e nella Dottrina sociale della Chiesa.

Don Gianfranco Feliciani, Parroco di Chiasso