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Scuole dell’infanzia
Nel settore della scuola dell’infanzia abbiamo chiesto nel 2018 la copertura dei costi del pasto, riuscendo ad ottenere l’assenso del DECS e, successivamente, dei municipi, i quali hanno adottato tale riconoscimento a decorrere dal settembre scorso. Inoltre abbiamo denunciato l’assenza di una pausa durante una giornata lavorativa di otto ore consecutive e abbiamo chiesto una soluzione al problema, cooperando alla ricerca della stessa.
 Alla luce del Messaggio governativo 7704 relativo alla cantonalizzazione dei docenti di appoggio e di quanto ci ha risposto l’onorevole Bertoli in occasione dell’ultimo tavolo tecnico, abbiamo fondati motivi di ritenere che, qualora venissero accolte le modifiche previste dal messaggio, ciò comporterebbe l’introduzione della pausa per i docenti della scuola d’infanzia.
 
Scuole elementari e scuole medie
Per le scuole elementari l’OCST-Docenti sta approfondendo la questione della tutela e del sostegno dei docenti durante le uscite scolastiche con pernottamento, la quale impone al sindacato un’azione su scala comunale, concernente realtà eterogenee, con differenze significative da comune a comune.
Nelle scuole medie si ritiene fondamentale agire, più che altrove, sull’attrattiva della professione e sulle condizioni di lavoro. Perciò si sta operando per evitare che a concorrere per l’insegnamento nelle scuole medie siano soltanto candidati con il titolo accademico minimo richiesto (ovvero il bachelor nella materia di insegnamento, oltre al titolo abilitante). Infatti, siccome con la nuova Legge stipendi sono state abolite le distinzioni salariali a seconda dei titoli universitari detenuti dal docente, uniformando gli stipendi e retribuendo dunque allo stesso modo i detentori di bachelor, di master o di dottorato, il sindacato teme che si stiano perdendo negli anni profili accademici forti come quelli che finora hanno alimentato la scuola media, un fenomeno che si tradurrebbe in un evidente indebolimento delle competenze nel settore.
 
Scuole professionali e medie superiori
Per le scuole professionali si riprenderà al prossimo tavolo tecnico con il DECS il confronto sul riconoscimento orario per i periti degli esami di maturità, contestando in particolare l’ammontare degli indennizzi e chiedendo l’estensione delle indennità agli esami scritti.
Per i docenti delle scuole medie superiori il sindacato ha partecipato ai lavori sull’ottimizzazione dei consigli di classe condotti dal gruppo costituito ad hoc, ottenendo dal DECS, come richiesto nella petizione del 2018, la decisione di un prolungamento del primo semestre, allineato a gennaio e non più a dicembre. Inoltre i giudizi scritti verranno anticipati da fine marzo-aprile a gennaio-febbraio, diventando un accompagnamento dei voti numerici semestrali. In tal modo si avrà un beneficio da una parte per allievi e famiglie, che godranno di un maggiore agio per mettere a frutto quanto indicato loro dalla scuola, dall’altra per i docenti, che vedranno cadere l’automatismo dei consigli di classe di marzo. Inoltre, sempre sulla scorta delle numerose sottoscrizioni raccolte nel settore, il DECS ha recentemente annunciato che verrà introdotta, un’indennità per ogni esame di maturità liceale.
 
Revisione della griglia oraria
Per quanto attiene alla revisione della griglia oraria, su cui è stata inoltrata un’interrogazione parlamentare, il sindacato ha biasimato sin dall’inizio la brevità del tempo dato ai docenti per comprendere i contorni del progetto e per confrontarsi tra di loro. I difetti nella gestione della revisione emergono in modo ancor più evidente quando si considera che sia il DECS sia la SIMS hanno scelto di difendere il progetto di griglia, i suoi tempi ed i suoi modi di implementazione, facendo leva su ragioni di ordine occupazionale e quindi sindacale, pur non avendo mai ritenuto di discutere e di condividere con i sindacati l’analisi del problema. È necessario trovare il modo di gestire in maniera ottimale e armonica questioni tra loro collegate ma di natura diversa: la definizione di un piano formativo settimanale coerente con i principi su cui si fonda la scuola media superiore ticinese, il reperimento e la formazione di docenti idonei all’insegnamento dell’informatica, l’occupazione oraria dei docenti delle materie coinvolte nel cambiamento, il carico di lavoro degli allievi.
 
Scatto salariale supplementare
Nei mesi scorsi il sindacato ha anche fornito assistenza a quanti hanno chiesto informazioni sulla concessione di uno scatto salariale supplementare a titolo di indennità per i docenti (e i funzionari) maggiormente sfavoriti dal passaggio dalla precedente scala stipendi all’attuale. Ancora recentemente abbiamo fatto osservare a chi di dovere che la sanatoria introduce di fatto un ulteriore elemento discriminatorio tra i docenti attivi, che si aggiunge alla distinzione tra coloro su cui è stata applicata la penalizzazione di due classi in entrata e coloro che invece hanno iniziato la carriera nella classe corretta oppure tra coloro che hanno subito molti blocchi degli scatti rispetto ai meno colpiti. Per l’ennesima volta la politica del personale del Cantone dà prova di preferire un piccolo risparmio contabile generatore di nuove disparità e malumori a una maggiore spesa sostenibile e fondata, che favorirebbe un clima di fiducia e di rispetto.
 
Burn-out e progetto «Linea»
Negli ultimi anni il sindacato ha osservato un aumento delle sollecitazioni derivanti da difficoltà professionali inerenti al carico di lavoro e a problemi relativi alle modalità di gestione dei differenti oneri lavorativi. Numerosi sono infatti i segnali di un lento e talvolta impercettibile accumularsi e sovrapposi di compiti variamente sostenibili, di cui pare si stia progressivamente perdendo una visione complessiva e precisa. Negli anni il DECS ha risposto a questi segni di disagio varando il progetto «Linea» da cui scaturiscono 12 misure di supporto. Va sottolineato che tra le cause di problemi come il burn-out vi sono i cosiddetti «fattori professionali organizzativi oggettivi», citati, non a caso, dagli stessi estensori del rapporto finale del progetto «Sostegno ai docenti in difficoltà» (2012) oltre che dalla relativa e vasta letteratura scientifica. Tuttavia riteniamo che le misure messe in atto finora si concentrino quasi esclusivamente sulla dimensione soggettiva, relazionale ed emotiva del problema, certamente pertinente, ma con il limite evidente di non affrontare la dimensione oggettiva e organizzativa degli incarichi.
L’importanza della questione è confermata dal fatto che, nell’arco di pochi mesi, anche il Canton Ticino ha visto il 26 settembre una Tavola rotonda sul «Benessere dei docenti e delle direzioni» e, tra il 12 e il 14 novembre, il «Secondo convegno internazionale sul benessere nei sistemi educativi», in continuità con lo studio di Sappa e Boldrini per lo IUFFP sulla «Resilienza degli e delle insegnanti della formazione professionale» (2017) e con l’indagine denominata Castelli, Crescentini e Marcionetti per il CIRSE denominata «Lavorare a scuola - condizioni di benessere per gli insegnanti», che delinea delle problematiche in termini di gestione della qualità e della quantità del lavoro.
Perciò il sindacato ha verificato la possibilità per la SUPSI-DFA di analizzare scientificamente le effettive condizioni lavorative dei docenti nella scuola, rilevando la molteplicità dei compiti assegnati loro in rapporto alle diverse risorse disponibili. Prossimamente dunque chiederemo un incontro con la Divisione della scuola per proporle di sostenere tale studio allo scopo di migliorare la gestione delle risorse, di prevenire disagi o problemi e di ottimizzare la ponderazione, l’attribuzione e l’organizzazione degli oneri lavorativi.
Inoltre si osserverà da vicino quanto sta avvenendo nelle fasi di selezione, di formazione e di assunzione dei docenti di scuola dell’infanzia, dei docenti di tedesco nelle scuole medie e medie superiori, nonché dei docenti di informatica del settore medio superiore.
 
Occhio ai piani di studio
Più in generale, l’OCST-Docenti sta agendo sia per la richiesta della riduzione di un’ora lezione a settimana (per i funzionari da 42 ore a 40 ore), sia a difesa della proposta governativa di rifinanziamento dell’Istituto di Previdenza del Canton Ticino necessaria per evitare un’ulteriore decurtazione delle rendite pensionistiche dell’ordine del 16%, a cui si andrebbe incontro se l’operazione fallisse.
Infine l’OCST-Docenti non cesserà di invitare i partiti politici, i genitori e la società tutta a seguire con maggiore attenzione e determinazione quanto sta accadendo ai piani di studio della scuola dell’obbligo ticinese. Infatti nel 2015 questi sono stati introdotti in via sperimentale per un triennio, dichiarando da subito la loro incompletezza che sarebbe stata colmata con la successiva pubblicazione di un «documento B», costituito da sussidi didattici utili e necessari a dimostrare e a consentire l’attuazione di quanto prescritto nel «documento A». I pochi che beneficiano del privilegio raro di accedere ad aggiornamenti sul tema sanno bene che, trascorsi i tre anni, c’è stato un bilancio rigorosamente riservato ad alcuni gruppi del DECS, che ha indicato la necessità di un’immediata revisione degli stessi, ora in atto e tale da rendere inappropriati alcuni sussidi didattici e alcune attività nel frattempo prodotti e attuati per tre anni dai docenti delle varie materie sotto attenta supervisione degli esperti di materia. Le schermaglie apparse episodicamente sui giornali nei mesi scorsi, relative ad esempio al metodo dell’insegnamento differenziato in matematica (Dimat), all’origine di ulteriori interrogazioni parlamentari, non sono altro che la punta di un iceberg assai più profondo. La stessa sostituzione del responsabile della revisione dei piani di studio e la denuncia da parte di alcuni esperti di materia dell’eccessiva astrattezza e liquidità delle competenze imposte dai piani di studio della scuola dell’obbligo, il rincorrere competenze trasferibili ad ogni costo, anche a quello di perdere le qualità di rigore scientifico della disciplina e di sciogliere i riferimenti a contenuti concretamente definiti, che danno senso, significato e spessore a quanto proposto, sono alcuni sintomi evidenti del problema. Mentre, a quattro anni dalla transizione al nuovo piano formativo, i revisori dello stesso stanno ancora cercando di definire i rapporti tra «traguardi di competenza» e «abilità» nei vari «ambiti» delle singole materie e trasversalmente ad esse, tra ripensamenti, incongruenze ed incertezze, i nostri allievi e i nostri docenti restano come sospesi, in una scuola dove d’altra parte aumentano le prescrizioni ideologiche e autoreferenziali.
 
Gianluca D'Ettorre, presidente sindacato OCST docenti