Edilizia

 

Edilizia Esistono due modi di fare impresa: il primo, sempre meno di moda, è concentrato su una concorrenza leale, su prezzi di offerta equilibrati e con margini di guadagno adeguati, su investimenti aziendali costanti, su una qualità del lavoro di standard elevato, su una corretta remunerazione dei lavoratori, su un progressivo miglioramento delle condizioni di lavoro e su un costante controllo della realtà e delle disfunzioni sui cantieri.

Un modo di fare impresa che può esistere unicamente se il mercato edile ed i partner contrattuali dimostrano nei fatti «di condividere la rotta». Il secondo, molto attraente per gli speculatori, è rivolto all’affannosa ricerca della riduzione dei costi, al peggioramento delle condizioni di lavoro, allo sfruttamento della manodopera, allo smantellamento del contratto collettivo di lavoro e alla sfrenata rincorsa verso il facile ed immediato guadagno da parte di chi fa dell’etica professionale un optional.

 Venerdì 2 dicembre oltre 2000 lavoratori dell’edilizia di tutto il cantone hanno lasciato i cantieri per ritrovarsi a Bellinzona e manifestare per il rinnovo del Contratto nazionale mantello.

I lavoratori di tutti i fronti sindacali compatti hanno protestato per richiamare agli impresari costruttori e all’opinione pubblica l’importanza di un contratto forte per difendere le maestranze, ma anche le imprese del settore.

Riuniti in assemblea presso lo Stadio di Bellinzona hanno ribadito la loro volontà che le trattative riprendano in tempi rapidi e su un piano costruttivo. Il contratto deve puntare al «rafforzamento della protezione della salute e dei diritti dei lavoratori e ad introdurre la responsabilità solidale dell’imprenditore e del committente nelle opere di subappalto», viene indicato nella risoluzione accolta con un applauso scrosciante dai presenti.

«Bisogna rafforzare e migliorare il Contratto nazionale mantello, ve lo meritate!» ha detto Paolo Locatelli, responsabile OCST dell’edilizia.

La jungla di sfruttamento, subappalti, forme fantasiose di impiego, caporalato e irregolarità, ha minato la sicurezza e la salute sul lavoro nel settore edile in Ticino.

 

manifestazioneAlla conferenza professionale del settore edile tenutasi a Olten il 19 novembre 2011, i delegati SYNA-OCST hanno fatto un bilancio sullo svolgimento delle trattative nel settore principale dell’edilizia.

Maggiore sicurezza

L’attuale pressione sui lavoratori e lo stress sui cantieri rendono assolutamente necessarie le rivendicazioni sindacali ed un aumento salariale equilibrato non può essere messo in discussione. Il settore edile sta infatti ancora attraversando un periodo molto positivo per le commesse.

Per questi motivi non è accettabile che si rimanga senza un contratto collettivo. È importante che le trattative proseguano e che i partner contrattuali, con rispetto reciproco e determinazione, giungano al rinnovo del Contratto Nazionale Mantello (CNM).

I delegati della base hanno quindi dato mandato ai propri rappresentanti al tavolo delle trattative di continuare e favorire il dialogo tra le parti.

Gli stessi delegati si sono inoltre espressi in favore di soluzioni di compromesso: ad esempio, nelle modalità già comunicate al padronato, in materia di salari minimi contrattuali per i giovani lavoratori (neo-diplomati).

SYNA e OCST restano per contro irremovibili sulla rivendicazione volta a determinare una più estesa protezione contro i licenziamenti. Con l’attuale pressione sui cantieri e i relativi effetti negativi sulla salute, ogni proposta padronale volta a banalizzare la protezione della salute dei lavoratori edili sarà categoricamente respinta.

1118-ediliziaNessun lavoratore e nessun impresario costruttore, in particolare se operano in Cantoni a contatto con le frontiere (ovvero il Ticino, ma anche Ginevra), può permettersi di rimanere senza un contratto collettivo di lavoro (CNM) dichiarato di forza obbligatoria. In un settore economicamente trainante, potere lavorare tutti sui cantieri con le stesse regole del gioco non è solo importante ma è addirittura imprescindibile.

La situazione complessa che ha visto le parti contraenti nazionali incapaci di trovare una soluzione salariale concordata per l’anno 2011, ha imposto agli impresari e ai sindacalisti ticinesi di trovare un accordo che non può essere sicuramente considerato gratificante per i lavoratori.