«Il nuovo Accordo fiscale sulla tassazione dei frontalieri non verrà firmato dal Governo almeno fino alle prossime elezioni». La rassicurazione arriva direttamente da Vieri Ceriani, tecnico del Governo italiano e responsabile numero uno delle trattative bilaterali con la Svizzera.
Trova dunque conferma quanto già espresso dal nostro sindacato la scorsa estate, in seguito all’incontro avuto con la segreteria tecnica del premier Gentiloni. Ne consegue che il nuovo Accordo non avrà vita almeno prima di due/tre anni, ovvero il tempo necessario per la firma e la successiva ratifica parlamentare.
Il sindacato accoglie positivamente le rassicurazioni provenienti da Roma, in quanto questo rinvio permetterà di lavorare con largo anticipo su quelli che saranno i correttivi da apporre ad un Accordo che se lasciato così com’è rischierebbe di penalizzare eccessivamente i redditi dei frontalieri e di destabilizzare l’intera comunità socio-economica della fascia di frontiera.
La nostra Organizzazione si è già mossa con decisione ottenendo dei primi risultati fondamentali, su tutto la tassazione agevolata al 5% su tutte le prestazioni del secondo pilastro e sui prepensionamenti di categoria.
Appuntamento dunque al prossimo anno, durante il quale non mancheremo di monitorare il tema rispondendo alle costanti richieste di aggiornamento che provengono dai nostri gentili associati.
 
Accordo fiscale: ripercorriamo tutte le tappe
• Giugno 2011: il Canton Ticino blocca i ristorni ai comuni di frontiera. È il primo segnale di malcontento da parte della Svizzera nei confronti del vecchio Accordo fiscale del 1974.
• Nel 2012 iniziano le trattative tra i due Stati per definire un nuovo Accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri.
• 23 febbraio 2015: viene pubblicata la roadmap, ovvero il primo documento ufficiale stilato dai due Stati dove si anticipano i contenuti che avrà il nuovo Accordo fiscale (vedi articoli di OCST sul sito www.ocst.ch/frontalieri). Di fatto si conferma che il vecchio Accordo del 1974 è stato disdettato; lo stesso resterà in vigore fino a quando non entrerà a regime il nuovo Accordo. Il punto cardine del nuovo testo è che il frontaliere pagherà in Svizzera il 70% dell’imposta versata attualmente ma verrà poi assoggettato a tassazione in Italia (scontando quanto già pagato in Svizzera).
• 22 dicembre 2015: il nuovo Accordo viene «parafato», ovvero firmato dai tecnici dei due Stati. Con questo atto le trattative hanno ufficialmente fine. La parafatura non ha però valore politico; l’Accordo diventerà quindi ufficiale solo una volta che verrà firmato dai capi di Stato.
• 1 aprile 2016: il sindacato organizza a Malnate un’assemblea pubblica alla presenza di Vieri Ceriani, capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera. Partecipano circa duemila frontalieri. Vengono chiariti i meccanismi del nuovo Accordo. Il sindacato presenta le proprie proposte per limitarne fortemente l’impatto.
• Maggio 2016 – Giugno 2017: la firma ufficiale dei Capi di Stato viene più volte rimandata. Il sindacato chiede infatti che la firma non avvenga fino a quando in Svizzera non si placheranno le iniziative politiche che alimentano un clima di tensione attorno ai frontalieri.
• 7 giugno 2017 – Il Consiglio di Stato ticinese annuncia che dopo la firma dell’Accordo verrà tolto l’obbligo per i frontalieri di dover presentare il casellario giudiziale per poter ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di lavoro. La misura non viene però ritenuta sufficiente da parte dell’Autorità italiana per dipanare le tensioni attorno al tema.
• 28 giugno 2017: i sindacati svizzeri e italiani vengono ricevuti a palazzo Chigi dalla Segreteria tecnica del premier Gentiloni. Il Governo conferma che la firma del nuovo Accordo fiscale non è ancora all’ordine del giorno.
• 11 dicembre 2017: Vieri Ceriani conferma la volontà del Governo di non firmare l’Accordo fino alle prossime elezioni nazionali (primavera 2018).
E il futuro? Ricordiamo che una volta firmato l’Accordo, il testo dovrà comunque passare dal Parlamento per la ratifica. In quella sede si potrà incidere sui decreti attuativi inserendo alcune clausole volte a limitare l’impatto sui redditi (aumento della franchigia fiscale, sgravi per carichi familiari, entrata in vigore graduale, ecc.).
 
Andrea Puglia