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Il nuovo Accordo fiscale tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei lavoratori frontalieri sembra essere sempre più lontano dalla sua realizzazione. Il testo, che fu parafato nel 2015, non è mai stato firmato fino ad oggi e pare che non lo sarà ancora per molto tempo, se non per sempre.
Il Parlamento italiano ha infatti approvato una mozione firmata dai deputati Currò e Invidia dove si chiede l’interruzione dei lavori sull’Accordo. Di fatto si tratta di un’azione simbolica in quanto, come già ampiamente riportato da OCST tramite i suoi portali, le discussioni parlamentari in Italia sul tema si erano già interrotte da diversi anni.
Giunti a questo punto, l’ipotesi più probabile è che il testo elaborato nei negoziati venga definitivamente accantonato così da ridiscutere presto o tardi un nuovo Accordo che sia molto meno penalizzante per i frontalieri e per i comuni di frontiera.
Ricordiamo infatti che il testo studiato nel 2015 prevedeva la fine dei ristorni e soprattutto la tassazione di tutti i frontalieri in Italia, con un acconto di imposte alla fonte versate in Svizzera (come già accade per i frontalieri «fuori fascia»). Uno scenario che è sempre stato considerato troppo gravoso dal nostro sindacato in quanto andrebbe ad impattare fortemente sui redditi dei frontalieri e di conseguenze sul tessuto sociale del territorio di confine. La nostra Organizzazione sottolineò come le trattative furono portate avanti dal Governo centrale di Roma senza il minimo coinvolgimento delle realtà di frontiera (Regioni, Province, Comuni e sindacati) e senza dunque nessuna conoscenza delle esigenze dei territori; questa stessa posizione venne da noi ribadita nel 2017 grazie ad un incontro avuto direttamente con la Segreteria dell’allora premier di Stato Gentiloni.
Gli stessi parlamentari Currò ed Invidia hanno poi presentato un emendamento alla manovra di bilancio per chiedere un parziale incremento delle indennità di disoccupazione NASPI erogate dall’INPS ai frontalieri. La richiesta è quella di eliminare per le prime cinque mensilità il tetto massimo di 1’300 € lordi previsto per le indennità di questo tipo. Si tratta di un’idea appoggiata con forza dal nostro sindacato e che in parte risolverebbe il disagio causato dall’INPS con il blocco delle indennità speciali per frontalieri previste fino al 2012 dalla Legge 147/97. 
L’operazione sarebbe a costo zero per lo Stato italiano in quanto la Svizzera è tenuta a rimborsare all’INPS proprio le prime cinque mensilità di disoccupazione erogate ai frontalieri (art. 65 del Regolamento Europeo n. 883/04). Dal canto suo la Svizzera effettuerebbe questi rimborsi utilizzando i contributi prelevati dai redditi dei frontalieri (con un bilancio tra «incassi» e «spese» che resterebbe fortemente in attivo).
 
Andrea Puglia