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Abbiamo intervistato Giancarlo Bosisio, Responsabile dell’Ufficio frontalieri OCST, in merito alla questione della Disoccupazione dei Frontalieri.


La notizia è ormai sulla bocca di ogni frontaliere: l’INPS ha deciso di modificare in modo sostanzioso l’indennità di disoccupazione dei frontalieri. Cosa cambia esattamente?
I lavoratori frontalieri licenziati in Svizzera, con una decisione dell’INPS che riteniamo arbitraria, a partire da settembre 2012 non ricevono più l’indennità di Disoccupazione Speciale Frontalieri, come sarebbe invece previsto dalla Legge 147/97, bensì l’indennità di Disoccupazione Italiana Ordinaria non Agricola.

Concretamente qual’è la differenza tra la legge 147/97 e l’indennità ordinaria non agricola?
La legge 147/97 prevede (e l’uso del tempo presente è corretto, perché sarebbe tuttora valida non essendo mai stata abrogata) che il lavoratore frontaliere rimasto disoccupato per motivi economici, e che possa far valere almeno un anno di contributi in Svizzera, riceva il 50 per cento dell’ultima retribuzione lorda per 360 giorni.
Al contrario l’indennità ordinaria non agricola genera una riduzione dei tempi e degli importi; la durata è infatti di soli 8 mesi e prevede importi non superiori ai 950 euro netti mensili.

Come mai l’INPS ha preso questa decisione se, come ha detto, la legge 147/97 non è mai stata abrogata?
Tale scelta è stata motivata inizialmente con riferimento al nuovo Regolamento Europeo 883/2004, da aprile valido anche per la Svizzera, ed in seguito con il presunto venir meno della legge 147.

E sono motivazioni fondate?
Assolutamente no. Vediamole una alla volta.
Anzitutto questo Regolamento coordina le leggi nazionali in materia di sicurezza sociale (malattia, disoccupazione, maternità, pensione ecc.) in modo tale che tutti i cittadini europei possano godere gli stessi diritti, ma non si sostituisce ad esse.
In secondo luogo è necessario capire che la validità della 147 è legata inscindibilmente all’esistenza del Fondo creato con i contributi della disoccupazione pagati in Svizzera dai frontalieri. La legge dispone che i trattamenti speciali durino sino all’esaurimento delle disponibilità del Fondo. Attualmente il fondo contiene circa 300 milioni di euro e quindi non può essere cancellata.

Quindi non c’è dubbio che la legge 147 sia ancora valida…
Esatto. Anzi, si pensi che negli ultimi mesi sono state poste in discussione al Parlamento Italiano delle proposte ulteriormente migliorative della legge 147 che hanno già ottenuto l’approvazione della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, e sono in attesa dell’approvazione definitiva del Senato.

E il Regolamento 883?
L’entrata in vigore per la Svizzera del citato regolamento europeo, non solo non annulla la legge 147 ma gioca in suo favore. Questo perché la Svizzera ora deve ricominciare a versare all’Italia parte dei contributi pagati dai frontalieri e da tutti gli italiani attivi sul territorio elvetico.
L’unica condizione posta è che l’Italia lo richieda esplicitamente. Si potrebbe quindi davvero potenziare ancora di più la legge.

È vero che molti lavoratori sono rimasti senza indennità durante l’estate e che solo da ottobre hanno cominciato a ricevere un’indennità ridotta, spesso senza ricevere nessuna  spiegazione?
Purtroppo devo confermare quanto accaduto. Molti lavoratori si sono lamentati di questo comportamento dell’INPS ed abbiamo ricevuto delle lamentele scritte. Una lettera è stata pubblicata anche su «il Lavoro» ad inizio ottobre.
Aggiungo anche che mi sconcerta il comportamento delle sedi locali dell’INPS che hanno sospeso il versamento dell’indennità senza preoccuparsi di fare una verifica con la Sede Centrale.

Perché i frontalieri dovrebbero godere di una indennità di disoccupazione più favorevole rispetto a quella dei loro colleghi italiani?
I frontalieri non fanno altro che godere dei contributi da loro versati e non rubano niente a nessuno.
Ad ogni modo va tenuto conto della particolare situazione del lavoratore frontaliere rispetto a quella degli altri lavoratori italiani. In Svizzera, non tutti i settori occupazionali sono coperti da Contratti Collettivi di lavoro, e di conseguenza accade sovente che il più forte imponga salari a sua discrezione. Il disoccupato frontaliere, se dovesse ricevere un’indennità commisurata sul salario italiano è più facilmente propenso ad accettare salari che sarebbero improponibili ad un lavoratore svizzero.
Sarebbe l’accentuarsi del pericolo del «dumping salariale» contro cui sono state messe in atto molte iniziative da parte delle Istituzioni Ticinesi e dei Sindacati.
Il legislatore italiano, approvando la legge 147 nel 1997, ha dimostrato di conoscere la peculiare situazione dei lavoratori frontalieri che operano nel mercato del lavoro con la Svizzera ed ha fissato come parametro dell’indennità il salario versato in Svizzera.

Cosa può fare il sindacato per contrastare la decisione dell’INPS?
Le strade percorribili sono due, l’una di tipo politico, l’altra di tipo legale. Da una parte le organizzazioni sindacali italiane e svizzere (CGIL, CISL, UIL, Acli, Syna, UNIA e OCST) hanno avviato iniziative comuni come riunioni ed assemblee per informare i lavoratori, per raccogliere adesioni e firme per la Petizione per il mantenimento della legge 147/97. I fogli per le firme vengono distribuiti quotidianamente dagli operatori sindacali; i moduli firmati possono essere riconsegnati presso le sedi del sindacato.
Vi è stata poi una solidarietà concreta da parte di molti Parlamentari con interrogazioni ed incontri con le Istituzioni romane e ci auguriamo che questi continuino nella loro azione.
L’altra via percorribile è quella giuridica ed i lavoratori interessati è opportuno che prendano contatto con l’OCST.

Ma quando l’OCST è venuta a conoscenza di questo problema?
Subito a fine agosto. Abbiamo cercato con i colleghi della CISL di avere dei chiarimenti ufficiosi, ma ogni tentativo è stato inutile. Di conseguenza, già a inizio settembre, l’OCST ha inviato una lettera sia all’Ambasciata d’Italia a Berna che alla Direzione Centrale dell’INPS per esprimere stupore per la sospensione del versamento di indennità, dalle quali dipende sovente in misura decisiva la sussistenza di individui e nuclei familiari.
Le risposte ottenute sono state cortesi ma hanno purtroppo rinviato ad una presa di posizione dei Ministeri interessati al fine di giungere ad un’interpretazione definitiva  della normativa.

 

Andrea Puglia