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Sono trascorsi ormai già due anni da quando l’Inps ha cessato di erogare la disoccupazione per frontalieri così come previsto dalla legge 147/97 (12 mesi di sussidio al 50% dell’ultimo salario).

Per il sindacato OCST si tratta di una ferita ancora aperta e la battaglia è tutt’altro che finita. Si resta infatti convinti che il ripristino di un ammortizzatore sociale forte resti tra le priorità dei frontalieri: sono stati infatti individuati dei nuovi margini di manovra e il sindacato è intenzionato a sfruttarli fino in fondo. Come?
Prima di dare una risposta alla domanda, facciamo un po’ di ordine su ciò che è accaduto in passato ripercorrendo le tappe che ci hanno condotto alla situazione odierna; ecco dunque le azioni che si sono intraprese a difesa della legge fino ad oggi.

Agosto 2012
Nel cuore dell’estate, mentre la maggior parte dei lavoratori era in ferie e gli uffici sindacali erano chiusi, l’Inps iniziò senza preavviso a non erogare più ai lavoratori frontalieri la disoccupazione speciale; al contrario venne spedita a tutti i disoccupati una lettera poco chiara in cui si comunicava l’erogazione della disoccupazione ordinaria. Si pensò anzitutto a un banale errore destinato a risolversi in fretta, fino a quando non arrivarono le prime risposte ufficiali dell’Inps: la legge 147/97 non era da ritenersi più valida.
Le presunte giustificazioni presentate dell’Ente previdenziale sono ormai note a tutti: con l’entrata in vigore dei nuovi Regolamenti europei, secondo l’Inps tutte le leggi che si basavano sulla normativa precedente cessavano di esistere.
I sindacati fecero subito notare che si trattava di una motivazione del tutto fittizia: il nuovo Regolamento era infatti perfettamente conciliabile con la legge 147/97! Perché dunque mettere in discussione una legge che funzionava perfettamente e che non richiedeva oneri economici allo Stato?
La risposta (sempre ufficiosa e mai ufficiale) emerse implicita quando venne comunicato il bilancio annuale dell’Inps: tra le decine di conti in rosso, la voce «disoccupazione per frontalieri» presentava ancora un attivo di 200 milioni di euro! Soldi – lo ricordiamo - versati integralmente dai lavoratori.
L’Inps insomma trasformò le domande di disoccupazione per frontalieri in domande di disoccupazione ordinarie, si prese i soldi e se li mise in saccoccia.

Settembre 2012 – Dicembre 2012
I sindacati fecero un fronte unico e si mossero immediatamente: oltre agli svariati interpelli all’Inps (l’Ente Previdenziale rifiutò tutte le proposte di incontro) vennero organizzate immediatamente delle assemblee informative e consultive sui territori di frontiera. Si registrarono i drammatici feedback degli associati e si iniziarono a raccogliere le firme di protesta. Momenti informativi vennero peraltro organizzati anche nei mercati comunali e in alcune aziende.

Novembre 2012 – Giugno 2013
Grazie all’OCST e alla Cisl le proteste verbali divennero presto un atto giuridico ufficiale. Il nostro sindacato mise infatti a disposizione di tutti il proprio patronato Inas per effettuare i ricorsi. Vennero effettuate centinaia di pratiche che furono tutte inoltrate alle sedi Inps competenti.
Dopo mesi di attesa, i comitati provinciali dell’Inps accettarono i ricorsi. Quelle stessi sedi che per prime decisero di non erogare più la disoccupazione per frontalieri, fecero dunque un passo indietro rivedendo la propria decisione. Si pensò allora che qualcosa sarebbe potuta davvero cambiare. Si restò in attesa del responso del Comitato Inps di Roma.
La risposta della sede centrale giunse però improvvisa con una nuova sconcertante presa di posizione: i ricorsi erano da considerarsi respinti nonostante il parere delle sedi provinciali …ennesima contraddizione, ennesimo gioco poco chiaro. Insomma, il problema restò tale e quale ma dopo diversi mesi il muro granitico dell’Inps iniziò finalmente a sgretolarsi.

Luglio 2013
Forti di questo esito l’OCST e la Cisl chiesero audizione al Governo della Lombardia. La Regione rispose in modo affermativo alla nostra richiesta e ci fu concessa la possibilità di esporre un contributo tecnico di analisi del problema: furono mostrati gli enormi disagi creati dalla decisione dell’Inps nonché la precarietà giuridica delle sue giustificazioni. Il Governo lombardo ci diede quindi ascolto e stese un documento ufficiale di pieno appoggio alla nostra azione. Il documento fu inviato a Roma con forti sollecitazioni per la risoluzione del problema. Il grido dei frontalieri non era più un semplice sibilo ma la voce di una regione intera.

Settembre 2013 – Febbraio 2014
Al rientro dalle ferie, seppur con la solita titubanza, il Governo ha promesso alle parti sociali l’apertura di un tavolo tecnico di discussione per i problemi legati ai frontalieri (in primis la disoccupazione). Il tavolo fu peraltro richiesto anche da alcuni parlamentari di diversi partiti con apposite mozioni presentate alla Camera.
Ora attendiamo che alle parole seguano i fatti. I sindacati si augurano la convocazione del tavolo, speranzosi che i disordini politici del Paese non soffochino le voci insistenti dei frontalieri.
Di certo però l’OCST e la Cisl non aspettano con le mani in mano: i nostri uffici hanno infatti già studiato un nuovo progetto di indennizzo della disoccupazione per frontalieri sulla base di criteri giuridici perfettamente conciliabili con il nuovo Regolamento europeo. Si tratterrebbe di un ammortizzatore sociale forte e moderno, con importi più alti di quelli previsti oggi.
Fiduciosi di poter presentare la proposta presso le istituzioni competenti, vi terremo informati sugli sviluppi futuri.

Andrea Puglia