Nell’ultimo mese si è assistito al rincorrersi continuo di innumerevoli voci su altrettanti cambiamenti che dovrebbero interessare il panorama fiscale dei frontalieri. I giornali – in particolar modo quelli italiani – hanno condito le paure dei frontalieri con titoli altisonanti se non talvolta terroristici. Il risultato? Poca chiarezza e tanto panico.

L’Ufficio frontalieri OCST ha seguito la vicenda nel dettaglio, promettendo ai propri associati continui aggiornamenti. Poniamo quindi ordine una volta per tutte analizzando a fondo tutto ciò che è accaduto, distinguendo i cambiamenti certi da quelli ipotetici e dalle semplici voci di corridoio.

Partiamo dall’indiscrezione che ha spaventato di più i frontalieri, ovvero il postulato Quadri: sembra che il Governo federale abbia approvato una nuova legge che cancellerà lo status di frontaliere e costringerà i lavoratori a pagare le tasse seconde le aliquote italiane. È davvero così?
Assolutamente no. Purtroppo su questo punto i giornali italiani hanno fatto moltissima confusione storpiando le informazioni reali.

Ma allora cosa è accaduto esattamente?
Il 16 settembre il Consiglio Nazionale (ovvero il Parlamento) ha approvato un postulato del deputato leghista Lorenzo Quadri con il quale si chiede che tutti i frontalieri paghino le tasse in Svizzera secondo le aliquote italiane.
Tuttavia il postulato non ha implicazioni giuridiche dirette, ovvero non vincola il Governo a formulare una legge. Il Governo avrà unicamente il compito di stendere un rapporto tecnico in cui analizzerà i pro e i contro che un cambiamento simile potrebbe avere. Qualora il rapporto fosse positivo, allora il Governo potrebbe decidere di studiare una nuova legge in tal senso, procedimento che richiederebbe comunque parecchio tempo.
Si tenga poi conto che dal canto suo il Governo ha già fornito una risposta negativa per bocca del Ministro delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf: il contenuto del postulato non è applicabile perché richiederebbe numerosissime modifiche nella legge del diritto tributario svizzero, vincolerebbe la Svizzera a violare il «principio di non discriminazione» imposto dall’Accordo sulla Libera Circolazione delle Persone e soprattutto troncherebbe i negoziati fiscali con l’Italia.

Che cosa sono questi negoziati fiscali? Come potrebbero incidere sulla tassazione dei frontalieri?
Tra l’Italia e la Svizzera è in vigore una Convenzione del 1974 che regola l’imposizione fiscale dei frontalieri. Essa sancisce, come tutti sanno, che i frontalieri residenti in uno dei comuni della fascia di frontiera non sono tenuti a dichiarare il reddito in Italia. Essi pagano soltanto l’imposta alla fonte in Svizzera. Quest’ultima dovrà  poi girare all’Italia il 38% di quanto versato dal frontaliere.
Da diversi anni questa Convenzione non piace più al Canton Ticino che vorrebbe trattenere nelle proprie casse tutta l’imposta versata dai frontalieri, senza dover più ristornarne il 38% all’Italia. Per questo il Cantone ha chiesto al Governo federale di disdire l’Accordo del 1974.

E la Svizzera disdirà davvero la Convenzione?
No, non lo può fare se non raggiunge prima un nuovo accordo con l’Italia. È infatti necessario che entrambi gli Stati siano d’accordo (si scusi il gioco di parole) sul cancellare la Convenzione.
I due Governi sono al lavoro ormai da anni per trovare un nuovo sistema di imposizione fiscale dei frontalieri che vada bene a entrambi gli Stati. I nuovi Accordi verranno firmati con ogni probabilità nel 2015.

C’è chi dice che proprio i nuovi Accordi potrebbero sancire la doppia imposizione per tutti i frontalieri. A quel punto i lavoratori saranno sì costretti a pagare le tasse secondo le aliquote italiane. È corretto?
I due Stati potrebbero in linea teorica anche raggiungere un accordo del genere. Tuttavia non crediamo che si andrà realmente in questa direzione essenzialmente per tre motivi: l’Italia sa bene che un aumento così improvviso dell’imposta fiscale stroncherebbe ulteriormente i consumi, creerebbe nuova disoccupazione (ad oggi lo «sfogo» del Canton Ticino è per l’Italia irrinunciabile) e soprattutto porterebbe alla rovina tutti i comuni della fascia di frontiera che oggi vivono grazie ai ristorni provenienti dalle tasse dei frontalieri.
È molto più probabile che si tratti un abbassamento dell’aliquota di ristorno (il 38% è davvero elevato). Altre voci provenienti da fonti non ufficiali pensano che si andrà verso il sistema dello «splitting» fiscale. In tal caso la Svizzera tasserebbe una grossa fetta del reddito annuale (circa il 65%) senza dover più effettuare il ristorno, mentre l’Italia tasserebbe con le proprie aliquote una quota ridotta (ovvero il restante 35%) che finirebbe in buona parte ai comuni. Si tratterebbe in effetti di una soluzione ottima, poiché non aggraverebbe la situazione del frontaliere e metterebbe tutti d’accordo.
Tuttavia lo ripetiamo: al giorno d’oggi non esistono risposte certe. Le trattative sono segrete e si capirà qualcosa in più entro la primavera del 2015.

Arriviamo all’ultimo punto.
Si è parlato di «aumento del moltiplicatore comunale per i frontalieri». Di cosa si tratta esattamente? È un cambiamento certo? Quanto inciderà sulla tassazione complessiva dei frontalieri?

Questo è l’unico cambiamento certo. Spieghiamo bene di cosa si tratta.
Il Parlamento del Cantone Ticino ha aderito ad un’iniziativa del partito UDC che chiede l’aumento del moltiplicatore comunale nelle imposte alla fonte. L’imposta alla fonte racchiude al suo interno tre componenti: federale, cantonale e comunale.  Diversamente dalle prime due, la parte comunale varia da Comune a Comune. Ogni Comune decide il livello delle sue imposte, fissandolo ad una percentuale dell’imposta cantonale (il cosiddetto moltiplicatore comunale).
Siccome i frontalieri non hanno la residenza in un Comune ticinese, le loro imposte alla fonte sono sempre state calcolate sulla base di un moltiplicatore comunale medio (pari nel 2013 al 78%).
Ponendosi nella linea della proposta menzionata, il Gran Consiglio ha ora accordato al governo cantonale la facoltà di scostarsi dal moltiplicatore medio aumentandolo fino al proprio massimale (appunto il 100%). L’aumento entrerà in vigore dal 1° gennaio 2015. L’incremento delle imposte a carico del singolo lavoratore non sarà rilevante. Quantificarlo con esattezza non è possibile poiché varia molto in base al reddito lordo annuale e allo stato di famiglia. Per osare delle cifre puramente generiche, possiamo dire che l’aumento medio sull’imposta alla fonte complessiva sarà tra l’1% e il 3%.
Ad amareggiare è piuttosto il clima del quale è frutto. Nel mondo politico e nel tessuto sociale del Cantone è andata prendendo corpo una diffusa insofferenza verso la libera circolazione, che è fonte di innegabili distorsioni e abusi. I frontalieri ne sono l’incolpevole capro espiatorio. La responsabilità ricade su coloro, imprese e operatori economici, che utilizzano la libera circolazione a fini speculativi, senza considerare adeguatamente i bisogni e le attese del territorio. L’apporto decisivo fornito dai frontalieri viene ad essere offuscato dalle pratiche abusive di chi sfrutta la libera circolazione e la stessa manodopera frontaliera.

Andrea Puglia, responsabile ufficio frontalieri