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In seguito alla firma di lunedì 23 febbraio del Protocollo d’intesa fiscale tra Italia e Svizzera, i due Stati si sono impegnati a pianificare una prima serie di punti che faranno da base al nuovo Accordo per l’imposizione fiscale dei frontalieri. I lavori dovranno concludersi entro la fine dell’estate. Fino ad allora non si potranno avere informazioni definitive. Una roadmap generica è stata comunque pubblicata sul portale web del Governo.

Appresa la notizia, i sindacati e i sindaci dei comuni di frontiera sono stati ricevuti in audizione presso la Regione Lombardia, dove si sono incontrati con l’autorità italiana incaricata di portare avanti i negoziati con la Svizzera. Il Governo ha così spiegato i capisaldi attorno ai quali ruoterà il nuovo sistema impositivo. Rispetto alle rassicurazioni dateci in precedenza, che prevedevano un nuovo sistema d’imposizione fiscale che mantenesse però invariato il livello di tassazione del frontaliere, nell’incontro sono emerse importanti novità che cambiano in parte lo scenario.

I punti chiave del futuro accordo

In particolare l’Accordo definirà quattro fasi temporali durante le quali il livello di tassazione del frontaliere di fascia aumenterà gradualmente fino ad essere parificato a quello dei frontalieri fuori fascia e di tutti gli altri frontalieri italiani (ovvero coloro che lavorano in Francia, Slovenia, San Marino e Vaticano). In una prima fase, dal 2015 fino probabilmente alla fine del 2017, tutto resterà come oggi. Ancora per tre anni dunque il frontaliere di fascia pagherà le imposte solo in Ticino senza dover versare nulla in Italia. Nel 2018 dovrebbe partire la seconda fase. Il reddito del frontaliere (come anticipato nei precedenti comunicati) verrà tassato al 70% in Svizzera con l’imposta alla fonte, mentre il restante 30% verrà tassato dall’Italia. In un primo momento (non si sa per quanto) l’Italia applicherà delle aliquote speciali che manterranno inalterata la pressione fiscale del frontaliere. Grazie infatti allo scambio di informazioni che avverrà tra i due Stati, l’Italia sarà in grado di conoscere tutti i dati salariali di ogni lavoratore e applicargli così l’aliquota corretta. Insomma: per qualche tempo ancora il reddito resterà invariato. Non solo: in questa seconda fase il Ticino dovrà rinunciare al moltiplicatore comunale massimo approvato quest’anno e tornare così ai livelli d’imposta del 2014. È dunque plausibile che nel 2018 (e forse per qualche anno ancora) il frontaliere pagherà un po’ meno rispetto ad oggi. Si arriverà poi alla terza fase. Dopo questo periodo di transizione, inizierà un progressivo innalzamento delle aliquote italiane, fino ad arrivare ad un sistema di imposizione totalmente in Italia. L’avvicinamento alle aliquote italiane sarà graduale e lento. Sotto pressione delle parti sindacali e dei sindaci di frontiera, l’autorità italiana ha assicurato che il tutto dovrà avvenire entro un arco temporale non inferiore ai dieci anni. La Svizzera dal canto suo vorrebbe un periodo più breve, di cinque anni al massimo. La battaglia si giocherà tutta a questo livello. Quarta fase. Terminata la terza fase, scomparirà del tutto la fascia di frontiera. Tutti i frontalieri pagheranno l’imposta alla fonte sul salario ed effettueranno poi la dichiarazione dei redditi in Italia, detraendo ovviamente quanto già pagato in Svizzera. Sarà loro riconosciuto comunque uno sconto fiscale importante ottenuto tempo fa dai sindacati e da alcuni parlamentari: si tratta della «franchigia fiscale», che dal 2015 è stata innalzata a ben 7’500 € (questa si andrà ad aggiungere agli 8’000 € di «no-tax area» esistente in Italia). Il frontaliere avrà poi diritto a scaricare dall’imposta fiscale tutte le proprie spese (interessi del mutuo, spese mediche, ecc.). L’Accordo conterrà un’importante clausola. La Svizzera dovrà rinunciare a introdurre i contingenti per i lavoratori stranieri (compresi i frontalieri). Qualora la Svizzera decidesse invece di introdurli, il nuovo Accordo decadrebbe e tutto tornerebbe come prima. L’Accordo prevede infine il diritto di reciprocità per i frontalieri svizzeri attivi in Italia: dal 2018 anche questa categoria sarà finalmente normata da un regolamento fiscale chiaro.

Alcune importanti considerazioni

Come detto la partita non è del tutto chiusa e crediamo che si debbano decidere ancora dei punti molto importanti, su tutto la durata della «terza fase». I sindacati hanno esplicitamente chiesto un periodo il più lungo possibile, soprattutto per rispetto degli impegni economici presi dalle famiglie sul livello del reddito attuale (mutui e non solo).

Il sindacato OSCT esprime le seguenti considerazioni:

- Un nuovo Accordo fiscale era necessario, così come era inevitabile che i due Stati cercassero di parificare i frontalieri di fascia a tutti gli altri. I frontalieri francesi e tedeschi attivi in Svizzera, dichiarano anch’essi l’intero reddito nel proprio Stato di residenza, così come i frontalieri italiani fuori fascia e gli altri frontalieri italiani attivi in altri Stati. Insomma, appare lampante come l’Accordo del 1974, rimasto in vigore per quarant’anni, fosse un’eccezione difficilmente giutificabile.

- Sarà però fondamentale garantire un passaggio molto lento all’imposizione Italiana (almeno dieci anni).

- Come peraltro già dichiarato pubblicamente in Gran Consiglio, l’OCST concorda con l’abbandono nel 2018 del moltiplicatore comunale massimo in virtù del vecchio moltiplicatore comunale medio.

- La presenza della franchigia fiscale di 7’500€ voluta dai sindacati resterà un cuscinetto molto buono che garantirà comunque un trattamento favorevole al frontaliere.

- Tra le note positive vi è certamente la possibilità per i frontalieri di poter detrarre dal reddito dichiarato tutte le proprie spese, cosa che ad oggi non era ancora permessa.

- Nonostante la scarsa rilevanza numerica del fenomeno, il diritto di reciprocità di cui godranno ora i frontalieri svizzeri è un risultato importante atteso per decenni.

- In conclusione, fermo restando che bisognasse trovare una soluzione valida per tutti i frontalieri, resta l’amaro in bocca per le mancate promesse del Governo italiano che aveva rassicurato di come la soluzione finale sarebbe stata uno splitting fiscale tra i due Stati, che avrebbe garantito maggiori introiti per la Svizzera senza incidere in modo sensibile sul livello di tassazione dei frontalieri. Come detto questo sistema sarà invece soltanto provvisorio in attesa che venga implementato a poco a poco il regime di tassazione ordinario italiano. Nasce insomma il sospetto che l’Italia abbia deciso di cedere alle richieste della Svizzera, trattando i frontalieri come una sorta di «pedina di scambio» per ottenere qualcosa in più sulle altre voci del Protocollo d’Intesa (in primis lo scambio di informazioni per il rientro dei capitali non dichiarati esportati illegalmente in Svizzera).

La partita non si è ancora conclusa. Il sindacato OCST vi manterrà informati sugli sviluppi delle trattative.

Andrea Puglia, Responsabile Ufficio frontalieri OCST