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L’anno 2019 non è stato denso di battaglie sindacali, ma piuttosto, per così dire, un buon terreno fertile di trattative per il futuro. Ci auguriamo comunque che nel corso del 2020 gli incontri a scadenze regolari con la Direzione polizia possano essere ristabiliti, proprio allo scopo di voler istaurare un libero scambio di informazioni e di poter meglio gestire le future problematiche.
 
Turni di lavoro e congedi
Lo scorso anno la nostra associazione aveva chiesto un rigoroso rispetto della rotazione dei turni. Purtroppo abbiamo assistito ad una regolare interruzione dei tempi di riposo, dovuta ai numerosi servizi speciali di mantenimento dell’ordine.
La stanchezza sta diventando cronica, gli agenti sono chiamati anche fuori servizio ad annullare il loro tempo libero in favore delle esigenze lavorative. Lungi da noi volerci sottrarre a nuovi impegni, soprattutto quando vediamo che i giovani gendarmi sono entusiasti degli interventi e tanti agenti si portano volontari per i servizi prolungati. Dobbiamo però giungere ad una soluzione compatibile con il servizio e con i tempi di pausa. Siamo ben consapevoli che gli effettivi sono fissi e non abbiamo personale supplementare su cui appoggiarci. Chiediamo che gli impieghi straordinari siano ottimizzati in funzione delle reali necessità. Ci auguriamo che il 2020 possa davvero portare una regolarità in questo senso.
Nel corso degli ultimi mesi, sono serpeggiate numerose voci di corridoio inerenti il cambiamento dei turni di lavoro. Come spesso accade questo argomento infiamma e accende subito gli animi. È comprensibile.
Al riguardo lo scorso mese di giugno il nostro sindacato ha scritto una lettera al comandante chiedendo di ripristinare i famosi 15 minuti in più per ogni fine turno. Questa possibilità, prevista fino al 2015, permetterebbe di migliorare il passaggio di consegne e il cambio turno. Andrebbe inoltre a dissuadere diversi colleghi dalla tentazione di cercare condizioni più favorevoli nella pianificazione dei turni e dei congedi che si ritrovano presso le Polizie comunali.
Vedremo come va a finire, al momento tutto è per così dire congelato in attesa dell’entrata in servizio del nuovo capo gendarmeria. Sarà musica del 2020.
Nel corso dell’ultimo incontro del 6 novembre scorso avuto con la Direzione polizia, vi è stato comunque un piccolo spiraglio per un’eventuale applicazione della timbratura nei reparti di Gendarmeria. Anche in questo caso sarà musica del 2020.
 
Polizia unica
Come un coniglio bianco, la Polizia unica è sbucata di nuovo alla cronaca uscendo dal cilindro dove era stata parcheggiata. Lo sappiamo bene che si tratta di un argomento sostenuto dalla nostra associazione da diversi lustri. Alla fine ed anche con piacere siamo contenti che questa variante sia ritornata sul tavolo delle discussioni. Sì perché a conti fatti e guardando la difficoltà nell’applicazione della legge sulla collaborazione tra la cantonale e le comunali (LCPol), sarebbe la soluzione migliore e soprattutto gli oneri per diversi Comuni andrebbero a calare. Ben sappiamo vantaggi e svantaggi di una riforma in questo senso. Non vorremmo però che la Polizia unica fosse uno specchietto per allodole con lo scopo di distrarre i nostri politici sul potenziamento, che ci sta a cuore, degli effettivi della Cantonale. Abbiamo bisogno di forza lavoro, lo vediamo ogni giorno. Abbiamo bisogno di più personale e forze impegnate sul terreno. In questo contesto non vogliamo distrazioni di sorta, poiché siamo consapevoli dell’importanza di basi solide su cui lavorare nel prossimo ventennio.
Vi lascio alcune cifre giusto per riflettere: 1 corpo di polizia cantonale, 1 regione del corpo guardie di confine, diversi corpi federali e ben 19 polizie comunali strutturate per 114 comuni. Il tutto per un totale omnicomprensivo di ben 1’500 persone.
 
40 ore
Su questo tema mi piacerebbe dire che «finalmente qualcosa si muove». Non sono andata a riprendere tutti i rapporti alle nostre assemblee, tutte le richieste al Consiglio di Stato o tutti i verbali degli incontri, ma è quasi vent’anni che chiediamo di allineare la durata del lavoro nell’amministrazione cantonale a quella prevista nelle altre amministrazioni pubbliche ticinesi, in particolare i Comuni, che conoscono tutti le 40 ore settimanali.
Finalmente quest’anno è stata nuovamente inserita all’ordine del giorno degli incontri che regolarmente abbiamo con il Governo. Non sto ad indagare sui motivi di questo cambiamento, ma mi rallegro che finalmente si possa arrivare ad un risultato. Il Governo lamenta un pericolo di aumento dei costi per il personale del 5%. Lasciamo lavorare il gruppo di lavoro, si potrebbe cominciare con 41 ore e poi vedere come va.
 
Legge stipendi
Con l’inizio di quest’anno la nuova legge stipendi è entrata pienamente in funzione con l’adozione delle ultime decisioni di aggancio. Il processo non è però ancora finito.
Con il nostro rappresentante Lorenzo Jelmini nella commissione paritetica sono state esaminate diverse posizioni con la richiesta di revisione della classificazione proposta. Questa correzione si impone, poiché con la struttura prevista, si verificano situazioni paradossali (un esempio classico è il sostituto del capogruppo che ha un salario superiore al suo capo poiché più anziano di servizio). Vi è comunque una grossa resistenza del Governo, poiché si ritiene (anche un po’ pretestuosamente) che ogni cambiamento che fosse riconosciuto, metterebbe in discussione tutto il sistema. Non sembra un’argomentazione sostenibile se la soluzione di contraddizioni palesi non è possibile, allora è il sistema che non è corretto.
Restano poi da definire i possibili correttivi per i cosiddetti «casi di rigore», ossia i casi di quei collaboratori che con il passaggio alla nuova classificazione si vedono riconoscere un adeguamento salariale infimo rispetto agli scatti che avrebbero potuto ottenere in base alla vecchia scala. Su questo aspetto il Consiglio di Stato ha per lo meno accettato di mettere a disposizione una cifra doppia (800’000.- invece che 400’000.-, suddivisa tra personale amministrativo e docenti), rispetto a quanto originariamente previsto.
In linea generale, come già ricordato in diverse occasioni, si deve sottolineare che il nuovo sistema retributivo ha permesso di ridurre i rischi di classificazione inadeguate. L’obiettivo è però stato realizzato ancora una volta a spese dei dipendenti. Nell’immediato è vero che i collaboratori in carica si sono visti confermare lo stipendio o si sono visti riaprire una certa possibilità di miglioramento. Tuttavia con il prolungamento del numero degli scatti, il salario complessivo durante tutta la carriera è stato ridotto.
 
Scuola aspiranti gendarmi e ricerca nuovi agenti
Nella scuola attuale che ben presto terminerà, non vi è stato al momento nessun abbandono. E ne siamo felici evidentemente.
Durante i nostri corsi di formazione cerchiamo sempre di rendere attrattiva la nostra professione, ma forse a monte bisogna pensare a nuove strategie da adottare proprio per incentivare «i nuovi acquisti».
Abbiamo costatato con piacere le porte aperte che sono state organizzate al Monte Ceneri ad inizio anno. Sicuramente per i giovani è stato interessante e motivante.
 
Conclusioni
Volgendo al termine, vorrei sottolineare ancora una volta quanto è importante il giusto recupero psicofisico nella nostra categoria professionale. Ognuno di noi ha diritto di staccare mentalmente e di riposarsi. Se così non fosse, non saremmo pronti per la prossima rotazione o impegno. Il mancato rispetto di questa regola è pericoloso soprattutto per chi è spesso sotto pressione, sia da un punto di vista psicologico, ma anche fisico.
Questo è anche un consiglio che diamo a tutti, anche ai nostri superiori, poiché mai come prima in questi anni stiamo assistendo ad un sovraccarico cronico.
 
Katia Bendetti, presidente sindacato OCST funzionari di polizia