Le strategie delle grandi imprese del commercio e della vendita, così come le banche, gli enti assicurativi e le grandi imprese dei diversi settori non cambiano mai, restano cioè ciniche, prive di inventiva e di contatto con la realtà.

Quando gli affari vanno a gonfie vele e gli utili crescono a dismisura, non piagnucolano come di solito, ma, comunque, adottano strategie informative da cassandre per creare incertezza e paure sulla tenuta dei mercati e dell’economia, col fine di giustificare mancati adeguamenti sociali e salariali che avrebbero dovuto rivalutare il potere d’acquisto dei salariati.

Di questi tempi li sentiamo piangere perché gli utili netti si sono ridotti rispetto agli anni d’oro, in cui il mercato era in costante crescita. Siamo succubi di manager, privi certamente di senso della misura, se non di professionalità, troppo abituati alla crescita. Ma alla crescita di che cosa?

 

Degli utili, certamente! Ma non delle condizioni di lavoro. Per questi luminari dell’economia, quello del personale non è altro che costo da ridurre spremendo fino all’osso i lavoratori. Si gioca al ribasso sulla massa salariale e sulle prestazioni sociali e si aumentano i carichi di lavoro.

Si tratta di un ragionamento paradossale ma consolidato e sfacciatamente pagante per le categorie imprenditoriali senza scrupoli che si dimostrano più predisposte ai guadagni facili (spesso immeritati) che al sacrificio professionale nell’interesse aziendale.

Tali strategie segnano lo sconcertante quadro degli utili ultramilionari presentati dalle grandi e medie imprese del commercio e della vendita anche nel corso del 2011, di fronte ai residuati di briciole che sono state lasciate cadere dai tavoli dei lauti profitti (0,3 per cento sulle masse salariali).

Da ciò la necessità di dover contrastare i fenomeni su esposti, per rivendicare giusti salari e adeguate prestazioni sociali per una categoria di lavoratori e lavoratrici da anni tenuta sotto la sferza delle politiche manageriali anti sociali, dei salari al ribasso, del dumping sociale e dello sfruttamento.

In tal senso, l’OCST ha già predisposto un programma d’azione a livello cantonale attraverso il quale sviluppare un’incisiva attività sindacale a diretto contatto con il personale di vendita, per combattere i tentativi di deregolamentazione del mercato del lavoro e ogni forma di sopruso e sfruttamento sul personale di vendita.

In mancanza di regole contrattuali concertate tra padronato e sindacati, che siano diffuse a livello cantonale, l’OCST pretenderà il rispetto dei salari e delle regole sociali d’uso nel nostro territorio, ricorrendo puntualmente ai giudici competenti laddove tali regole siano eluse furbescamente a danno dei lavoratori, delle lavoratrici e dell’economia.

Padronato e manager del settore dovrebbero prendere in seria considerazione tale eventualità, mettendo da parte logiche imprenditoriali che hanno determinato solo danni alle imprese, insoddisfazione nel personale e conflitti imprenditoriali, politici e sindacali.

Nando Ceruso