Opinioni forti... anche troppo!

L’ultima «Strong opinion» del sesto numero di TicinoBusiness da parte del presidentissimo della Camera di commercio stupisce.


L’apice del «pensiero complesso» lo raggiunge questa affermazione: «Fantastico! Non ci avevo pensato… non è più il mercato del lavoro che stabilisce i salari, ma l’applicazione di un principio etico, quello della dignità». Non sia mai che un liberista convinto applichi un principio etico all’economia! Il fatto è però che quando si applica il principio etico di dignità al salario, lo si fa per dire, in soldoni, che con quanto si guadagna si deve almeno riuscire a vivere. Non si sta chiedendo al datore di lavoro niente di più complesso.
E allora ricordiamogli quanto sosteneva Adam Smith, che non ricordo fosse un sindacalista, parlando di salari: «il livello dei salari è regolato da due circostanze: la domanda di lavoro ed il prezzo delle cose necessarie e comode alla vita.»
Il salario, carissima Camera di commercio, non è quella cosa che interessa solo coloro, poveretti o poveracci che dir si voglia, che sono costretti, dalle circostanze della vita e dell’economia, ad accettare quello che passa al convento. Riguarda anche i negozi che non riescono più a vendere i prodotti perché nessuno li compra e le aziende che riducono il giro d’affari. Riguarda, che vogliate crederci o no, anche voi imprenditori. Perché, forse  alla Camera di commercio non l’hanno notato, i salariati sono quelli che consumano…
Ma, nota nella sua «Strong opinion» l’esimio economista, si tratta di italiani che hanno salari più bassi dei nostri. Quindi chi offre da noi lavoro a prezzi italiani in realtà non opera sotto costo rispetto al livello salariale del suo Paese. Semplicemente è più competitivo. Ma allora, aggiungiamo noi, visto che diamo agli italiani salari italiani, perché non dare ai rumeni salari rumeni, ai portoghesi salari portoghesi e ai cinesi salari cinesi? Così non sarebbe operare sotto costo… E agli svizzeri? Che salari dare a loro? Salari svizzeri? Eh, ma non sarebbero più competitivi… Facciamo così: chiediamo allo Stato di mantenerli!
Forse qualcosa non torna.
Mons. Luigi Del-Pietro ricordava, a proposito di livelli salariali, che «le possibilità economiche, da prendersi in considerazione per una politica dei salari, non possono essere che le possibilità economiche generali o medie dei singoli settori: non già le possibilità economiche di aziende a carattere aberrante: i salariati non potrebbero accettare una politica salariale basata sulle possibilità economiche di aziende che si mantengono solo facendo pressione sui salari e che sono in arretrato sul progresso tecnico e aziendale».

Benedetta Rigotti