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Riunitasi il 28 giugno scorso a Bellinzona, la Commissione tripartita cantonale in materia di libera circolazione delle persone (CT) ha preso atto e discusso dei risultati delle inchieste sul mercato del lavoro terminate e in corso.


Agenzie di prestito di personale
Si è conclusa l’inchiesta presso le agenzie di prestito di personale con una massa salariale inferiore a 1,2 milioni di franchi (alle quali non è applicato il Contratto nazionale di obbligatorietà generale, ndr). I risultati finali confermano la tendenza evidenziata nel rapporto parziale del 22 marzo 2013: il 56 per cento dei salari controllati presso le agenzie di prestito di personale non assoggettate al Contratto collettivo per il settore del prestito di personale (CCL PP) è al di sotto del salario minimo di riferimento indicato nel CCL PP (tutti appartengono alla categoria dei lavoratori non qualificati).
La CT ha conseguentemente deciso di proporre al Consiglio di Stato l’adozione di un Contratto normale di lavoro (CNL) con salari minimi vincolanti applicabile alle agenzie di prestito di personale con una massa salariale inferiore a 1,2 milioni di franchi. La procedura prevede la pubblicazione della proposta di CNL nel Foglio ufficiale con un termine di 30 giorni per presentare eventuali osservazioni prima dell’adozione formale da parte del Governo.
Prosegue nel frattempo l’inchiesta relativa al prestito di personale occupato nelle aziende escluse dall'obbligo del rispetto del minimo salariale secondo l'art. 3 cpv. 3 CCL PP (industria chimico-farmaceutica, industria meccanica, industria grafica, industria orologiera, industria alimentare e dei generi voluttuari, aziende dei trasporti pubblici). Se i risultati dovessero far emergere una situazione di dumping, il CCL PP potrebbe essere esteso anche a questi settori.

Impiegati di commercio nella consulenza aziendale
È praticamente conclusa (mancano i dati di sole tre aziende) anche l’inchiesta sugli impiegati di commercio nel settore della consulenza aziendale: il 9.15 per cento dei salari controllati è al di sotto del salario minimo di riferimento indicato nel Contratto collettivo degli impiegati di commercio (che non è di obbligatorietà generale). In particolare, sono 14 le persone che percepiscono un salario inferiore al salario di riferimento e lavorano in 11 aziende diverse. Prendendo unicamente i salari delle persone assunte negli ultimi due anni, la percentuale di salari al di sotto del salario minimo di riferimento indicato nel CCL sale al 25.53 per cento.
Essendo stata pertanto riscontrata una situazione di dumping salariale (9.15 per cento di salari inferiori al salario minimo di riferimento) riferita agli impiegati di commercio nel settore della consulenza aziendale, ma essendo gli abusi circoscritti a 11 aziende, prima di avviare la procedura per l’adozione di un CNL con salari minimi vincolanti la CT ha deciso di tentare di trovare un’intesa con le aziende interessate. Queste ultime verranno invitate a voler adeguare la posizione dei propri dipendenti entro il termine massimo di 2 mesi. In caso di fallimento della ricerca di un’intesa, la CT chiederà al Consiglio di Stato di voler adottare un CNL con salari minimi vincolanti per tutti gli impiegati di commercio occupati nel settore. Come già preannunciato, essendo il ramo della consulenza aziendale di modesta importanza, altre inchieste verranno avviate prossimamente. I settori presi in considerazione sono quello delle fiduciarie e quello degli studi di avvocatura.

Call center
È in fase di conclusione l’inchiesta nel settore dei call center. Ritenuto che in questo comparto è in vigore un CNL con salari minimi vincolanti, i datori di lavoro inadempienti verranno sanzionati con una multa amministrativa sino a 5’000 franchi, sino a 40’000 franchi se il datore di lavoro ha violato sistematicamente e per fini di lucro le disposizioni sui salari minimi.
Al momento risulta che il 37.2 per cento dei lavoratori percepisce un salario inferiore a quanto previsto dal CNL Call Center.

Istituti di bellezza
Si è conclusa l’inchiesta presso gli istituti di bellezza. Solo 3 datori di lavoro su 59 (ossia il 4.23 per cento) non hanno rispettato il minimo salariale previsto dal CNL del settore.