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La richiesta che il Consiglio di amministrazione dell’IPCT ha formulato all’indirizzo del Consiglio di Stato, alla luce dell’entità della stessa, non poteva evidentemente non fare la prima pagina dei nostri quotidiani. 500 milioni sono effettivamente una cifra importante. 
C’è però chi, senza approfondire i motivi della richiesta e le modalità con cui il contributo potrebbe venir elargito, ha già minacciato il referendum nel caso in cui il Parlamento dovesse approvare tale richiesta, aggiungendo tutta una serie di considerazioni sui privilegi dei dipendenti pubblici e, seppur velatamente, sulla dubbia gestione della cassa pensione. Quali rappresentanti degli assicurati nel Consiglio di amministrazione dell’IPCT, e in particolare degli associati al nostro sindacato, riteniamo di dover dare alcune prime spiegazioni sui motivi di questa richiesta.
È noto a tutti come il nostro sistema previdenziale stia affrontando serie difficoltà nel garantire le prestazioni future; questo principalmente a seguito del prolungamento della speranza di vita e della bassa redditività dei capitali. Tutti i fondi di previdenza stanno quindi adottando misure per garantire le rendite ai futuri pensionati o, almeno, per limitarne la riduzione.
Evidentemente l’IPCT è confrontata con le stesse sfide ma, in aggiunta, deve attualmente finanziare delle rendite che erano state garantite in occasione della riforma del 2012. Come noto, con il 1° gennaio 2013 è entrata in vigore la Legge sull’IPCT che ha segnato in particolare il passaggio dal primato delle prestazioni al primato dei contributi e l’applicazione di misure per raggiungere il grado di copertura dell’85% entro il 2051, come previsto dalla modifica a livello federale della LPP. Questo cambiamento ha comportato una importante riduzione delle rendite, soprattutto per chi era vicino alla pensione. Per tale motivo il Parlamento ha deciso di garantire le rendite acquisite al 31.12.2012 a tutti gli assicurati che avevano a quella data più di 50 anni. Il costo di questa garanzia era stato stimato a circa 500 milioni. Per coprire questo costo e per garantire il raggiungimento del grado di copertura prospettato, la riforma del 2012 ha previsto un contributo di risanamento del 2% sui salari versati a carico di tutti i datori di lavoro affiliati all’IPCT, alcune misure a carico degli assicurati e, unicamente a carico del Cantone, un contributo straordinario di 454 milioni da versare in 39 rate annuali. Purtroppo le ipotesi su cui si era basato il piano di risanamento non si sono verificate. In modo particolare c’è stato un crollo degli interessi sulle obbligazioni della Confederazione, che attualmente hanno un rendimento negativo, riducendo così le prospettive di rendimento dell’intero patrimonio IPCT. Ciò ha comportato, per tutti i fondi di previdenza, l’obbligo di diminuire il tasso tecnico che determina gli interessi che si prospettano sull’avere di vecchiaia dei beneficiari di rendita. Questo tasso era stato fissato nel 2013 al 3.5% mentre ora è al 2%, evoluzione imposta dalle direttive federali in materia e seguita da tutti i fondi di previdenza in Svizzera. Ciò significa che, per garantire le rendite, bisogna avere un maggior capitale. Questo ha comportato un aumento del costo delle garanzie per gli ultra cinquantenni (al 31.12.2012) di circa 500 milioni. La richiesta del contributo di 500 milioni è quindi in sostanza il maggior costo delle garanzie votate dal parlamento nel 2012. Questo contributo è indispensabile per poter raggiungere l’obiettivo del grado di copertura all’85% entro il 31.12.2051 e per evitare di mettere a carico degli assicurati attivi la mancata copertura delle rendite attualmente versate ai pensionati. Assicurati attivi che saranno nuovamente toccati da possibili riduzioni delle rendite a seguito dell’abbassamento del tasso di conversione che dovrà venir deciso per i prossimi anni. In questo contesto il Consiglio di Amministrazione dell’IPCT sta valutando possibili misure per limitare al massimo questa riduzione delle rendite. Ma anche per avere margini di manovra in questa direzione sarà indispensabile ottenere il contributo straordinario in questione.
Il tema è complesso e i soldi in ballo sono pure tanti. Sarà quindi importante dare un’informazione precisa e puntuale su tutti gli aspetti che abbiamo toccato in questo scritto seguendo l’iter che la richiesta presumibilmente avrà: Messaggio del Consiglio di Stato, analisi della commissione parlamentare, decisione del Gran Consiglio e, eventualmente, votazione popolare se sarà lanciato un referendum.  Da parte nostra assicuriamo un impegno in questa direzione e anche nel cercare di garantire rendite dignitose a chi arriva al termine della sua attività lavorativa.
 
Gianni Guidicelli e Maddalena Ermotti-Lepori