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Da maggio è un susseguirsi di indiscrezioni, interviste, comunicati, e articoli di giornale sul futuro del gruppo Kering in Ticino. OCST non si è sottratta al suo ruolo di sindacato ed ha fatto parte fin dal 22 maggio scorso della cronaca reale di questo fatto. Siamo testimoni diretti di quanto accaduto e abbiamo avuto il privilegio di costruirci, con discrezione, il nostro punto di vista.
Fin da subito la nostra preoccupazione è stata quella di entrare in contatto con i lavoratori coinvolti, di capire le loro esigenze e di conoscere anche le loro storie. Abbiamo avuto il privilegio di generare moltissimi rapporti e di attivare parecchi ambiti di confronto. Non era facile, visto il numero di persone coinvolte e la grande frammentazione territoriale, ma è diventato più semplice per merito delle persone che si sono rese disponibili. Ognuno si è fatto avanti per come ha potuto e voluto, naturalmente interessato ad esprimere il suo punto di vista.
Dentro a una responsabilità così impegnativa siamo stati fin da subito accompagnati dalla commissione del personale. Nessun membro si è sottratto al ruolo di riferimento e di guida. Laddove, per qualsiasi motivo, non ci è stato possibile arrivare, ci ha pensato lei che ha saputo lottare in ogni momento per lo stesso bene che tutti i lavoratori ci hanno affidato.
Che la situazione fosse delicata è stato subito evidente. L’impatto di una tale rivoluzione organizzativa sul numero di posti di lavoro alla fine del 2022 sarà molto pesante: 400 lavoratori in meno oltre a possibili pesanti conseguenze su tutto l’indotto costituito da lavoratori temporanei e dalle diverse società di servizi collegate. Di fronte a un tale scenario e senza ancora la certezza di un piano sociale, l’ambiente di lavoro nelle prime settimane di trattativa era decisamente sotto pressione. La tensione poteva anche crescere se avessimo avuto di fronte un interlocutore indifferente alla volontà generale dei lavoratori. Tuttavia, certamente nell’intenzione di salvaguardare anche un proprio interesse, la direzione del gruppo Kering non è mai venuta meno al confronto. Alla fine, nella determinazione della strategia aziendale, ha pesato la forza dei lavoratori che nelle fasi cruciali della negoziazione hanno saputo trasmettere il senso delle loro richieste.
Si è ottenuto innanzitutto di avere un occhio di riguardo per tutto il personale residente, che rappresenterà la base operativa di quello che verrà mantenuto in Ticino come LGL. Per coloro che si renderanno disponili ad uscire gli incentivi all’esodo andranno da un massimo di 9 mensilità nel primo semestre del 2020 fino ad un minino di 4 nell’ultimo semestre del 2022 con una logica a scalare per ogni semestre (quindi 9, 8, 7, 6, 5 e infine 4). Per ogni figlio a carico è stato introdotto un ulteriore importo di 1’000 chf lordi. Nel triennio verranno garantiti corsi di perfezionamento linguistico (inglese, francese e tedesco) o, in alternativa, dopo la chiusura del rapporto di lavoro, la possibilità di poter accedere a misure di outplacement ovvero di supporto alla ricollocazione.
I criteri di gestione del piano sono stati studiati in modo da essere oggettivi. Viene dato un peso determinante all’anzianità di servizio, all’anzianità anagrafica e ai carichi famigliari. Non va infine dimenticato che la società logistica XPO, che da gennaio 2020 prenderà a carico gradualmente per il gruppo Kering tutta la complessità della distribuzione logistica gestendola in Italia, si è impegnata a fornire a tutti i collaboratori in uscita una proposta di lavoro a tempo indeterminato pur non avendo alcun tipo di vincolo in tal senso. Questa proposta non solo sarà retributivamente commisurata al ruolo e quindi alle professionalità e alle competenze pregresse, ma sarà strutturata con delle garanzie economiche di sicuro interesse.
Rimangono tuttavia delle preoccupazioni, in generale per tutte quelle figure professionali che potranno essere coinvolte da questa stessa razionalizzazione e nello specifico per tutto il personale temporaneo che oggi è impiegato presso i depositi del gruppo Kering in Ticino. Nel corso di questi mesi abbiamo avuto l’occasione di incontrare e conoscere moltissimi di questi operatori. Nella maggior parte dei casi si tratta di professionisti seri che crediamo potranno essere ricollocati dai loro datori di lavoro in altri contesti aziendali.
All’interno di questa trattativa il massimo, non scontato, che si è potuto ottenere per queste persone è stata la disponibilità ad offrire loro, sempre nell’ambito di XPO in Italia, ma senza alcun vincolo di garanzia, un posto di lavoro a tempo indeterminato se in servizio da almeno due anni oppure opzioni a tempo determinato nel caso di un’anzianità minima di un anno.
Come OCST ci colpisce che il disagio di questi lavoratori rifletta un imbarazzo più grande che indubbiamente c’è a livello di categoria professionale. Nessuno vuole mettere in discussione il lavoro temporaneo nella sua esistenza complessiva, ma una riflessione più ampia crediamo sia assolutamente doverosa quanto meno a livello di regole e gestione del contratto collettivo.
Un’ultima suggestione che vogliamo condividere in modo trasparente e propositivo sia con le istituzioni che con gli organi di Ticino Moda è relativa, naturalmente, a quella che sembra una tendenza preoccupante: una graduale diminuzione di posti di lavoro nel settore della moda. Negli ultimi anni le ristrutturazioni aziendali sia in ambiti produttivi che gestionali sono state numerose e hanno avuto conseguenze sulla fiscalità e sui posti di lavoro. Il nostro ruolo rimane lo stesso: adoperarsi affinché il territorio e con esso tutte le forme di rappresentanza intermedia, tutelino, difendano e se possibile creino occupazione.
L’obiettivo per tutti, la sfida per tutti da domani, deve tornare ad essere quella di rimettere al centro non tanto il lavoro in sé, ma la specificità di ogni professione.
 
Paolo Coppi