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Luigi Del-Pietro, terzogenito di otto figli, nasce a Calpiogna, in Leventina, il 1. luglio 1906 da Agata D'Alessandri e Atanasio Del-Pietro. Dopo le scuole elementari Luigi entra al Seminario minore di Pollegio per passare poi al Seminario maggiore di Lugano. È ordinato sacerdote dal vescovo Bacciarini il 7 ottobre 1928, dopo che già in giugno era stato designato quale segretario cantonale
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Quando Del-Pietro, per decisione vescovile, nel 1929 prende in mano il sindacato, la situazione non può essere peggiore: pochissimi aderenti, monopolio sindacale della Camera del Lavoro, incomprensione di molti cattolici tradizionalisti, scoppio della Grande Crisi (dopo un paio di mesi dall'assunzione del segretariato!). Del-Pietro prenderà questa missione molto seriamente, diventando
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Del-Pietro, che l'aria dell'impegno politico l'aveva respirata anche in casa, ben presto si convince che vi sono dei problemi riguardanti i lavoratori che possono e devono essere risolti con l'ausilio della politica. Così l'assemblea cantonale del 13 maggio 1934, tenuta a Giubiasco, decide di giocare anche la carta della politica, accettando che dei sindacalisti, a titolo personale, si
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Malgrado il suo entusiasmo per il progetto corporativo don Del-Pietro negli anni '30 è però realista al punto da conservare e sviluppare il modello sindacale puro. Anzi, rompendo con la tradizione precedente, inizia ad attuare anche degli importanti scioperi, alcuni dei quali diventano famosi (per es. quello degli elettricisti di Locarno nel 1935-36 o quello alla Società Elettrica Sopracenerina nel 1939) e
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Allo scoppio della seconda guerra mondiale, in un momento quindi molto difficile, don Del-Pietro prende un'iniziativa intelligente e spregiudicata e domanda alla Camera del Lavoro di creare una sorta di alleanza tra i due sindacati "per meglio servire gli interessi della classe operaia", pur continuando a mantenere ben distinte le organizzazioni. Alla fine del 1940 nasce così la Comunità
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L'immediato dopoguerra costituisce un altro periodo delicato, per la necessità di recuperare i salari svalutati e di migliorare altre condizioni di lavoro. Don Del-Pietro in occasione del congresso sindacale del 1946 elabora le "Direttive di marcia", un notevole documento - definito da mons. Biffi una vera "magna charta" del sindacalismo cristiano-sociale - in cui analizza i nuovi bisogni del
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A partire dagli anni Cinquanta si assiste anche in Ticino al boom economico che porta il nostro cantone nella modernità, pur con tutta una serie di problemi di dipendenza economica che purtroppo ben conosciamo. Il Ticino smette di essere un cantone esportatore di manodopera e si sviluppa una forte immigrazione di lavoratori esteri, mentre i ticinesi passano sempre di più al settore dei servizi. Tutto
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Negli anni Sessanta la politica in favore dei lavoratori stranieri ha successo al punto che da allora i membri stranieri del sindacato superano quelli svizzeri; l'OCST passa dai circa 10mila membri della metà degli anni '50 (quasi tutti svizzeri) ai 23700 del 1965 e ai 32300 del 1975; la proporzione, grazie soprattutto anche alla sindacalizzazione di molti frontalieri, è ormai quasi di due a
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Alla fine degli anni'60 e soprattutto all'inizio degli anni '70 le questioni sindacali non si limitano agli aumenti salariali, ma sono soprattutto legati all'estensione della sicurezza sociale e di diminuzione della durata del lavoro. Inizia la battaglia per una partecipazione dei lavoratori alle decisioni delle aziende e alle responsabilità economiche e sociali (nel 1969 Del-Pietro dice a
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La deposizione al cimitero di Calpiogna L'ultimissima grave questione a cui Mons. Del-Pietro si dedica alla fine di agosto 1977 è quella riguardante la Monteforno, che come leventinese sente moltissimo: stava collaborando a cercare per quella importante ditta degli imprenditori ticinesi, convinto che questi avrebbero potuto avere a cuore le sorti della fabbrica meglio degli industriali svizzero-tedeschi.
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Ammalato a partire dagli primi anni