In questi giorni scadono i termini per un eventuale ricorso al Tribunale federale contro la sentenza del Tribunale amministrativo cantonale che conferma il licenziamento deciso dal Consiglio di Stato ai danni dell’ormai 62enne prof. Roberto Caruso dopo 35 anni di lavoro alle dipendenze del Canton Ticino. Il sindacato OCST-Docenti ha preso atto con grande rammarico di tale sentenza e dell’iter che ha condotto ad un esito così preoccupante.

Stupisce innanzitutto notare come il sostegno e l’apprezzamento espresso da allievi ed ex allievi del docente, molti dei quali maggiorenni, siano stati letti come segni di manipolazione, senza tuttavia addurre alcuna prova a sostegno di tale grave addebito. È difficile non ricordare almeno un’altra occasione in Svizzera in cui alcuni allievi, anzi alcune allieve di una classe di Rorschach sono state accusate nel 1942 dalle autorità, a causa di una loro lettera politicamente scomoda, di essere state manipolate dal loro docente. Per lo meno, in quella occasione, una coerente quanto imbarazzante inchiesta amministrativa svolta sul docente e sulla classe aveva poi permesso di stabilire la piena indipendenza e responsabilità delle allieve, all’epoca appena quattordicenni. Mentre qui non è neppure stato possibile difendersi da un’ignominiosa accusa non comprovata. Si potrebbe quindi legittimamente e logicamente trarre la conclusione che un docente, quando è criticato dagli allievi, è quasi naturalmente e spontaneamente ritenuto già colpevole, quando invece è apprezzato, difeso e sostenuto da essi, viene comunque ritenuto colpevole, e paradossalmente proprio a causa di questo stesso sostegno.

Purtroppo un ricorso al Tribunale federale contro questa sentenza non avrebbe probabilità di successo perché questa istituzione non entrerebbe nel merito della questione, ma valuterebbe unicamente se il diritto e la giurisprudenza precedenti siano stati applicati correttamente. 

In effetti, dal punto di vista della tecnica procedurale giudiziaria, la sentenza è praticamente inoppugnabile, in quanto la LORD permette la disdetta secondo l’art. 60 cpv. 3 g. per “qualsiasi circostanza oggettiva o soggettiva, data la quale non si può pretendere in buona fede che l’autorità di nomina possa continuare il rapporto d’impiego nella stessa funzione o in altra funzione adeguata e disponibile nell’ambito dei posti vacanti”  e garantisce al datore di lavoro un notevole margine di apprezzamento circa la rottura o meno del rapporto di fiducia. In questo quadro legale, una volta che il docente è stato giudicato insubordinato, irrispettoso, insistente, dai modi incorreggibili che ledono insanabilmente il rapporto di fiducia, non restano purtroppo prospettive lungo la via giudiziaria. 

Per un sindacato che viene chiamato quotidianamente ad affiancare, consigliare e sostenere docenti in difficoltà, fino ad accompagnarli o a rappresentarli presso le autorità dipartimentali, risulta difficile capire come sia stato possibile che per il prof. Roberto Caruso, con il quale non è mai emerso un problema con allievi e famiglie, non si siano approfondite le cause all’origine della sua “insistenza e insubordinazione” attraverso una chiara procedura di accertamento indipendente dei fatti, definendo precisamente le responsabilità dei vari attori e agendo di conseguenza. Certamente il suo licenziamento, che lo colloca suo malgrado in compagnia di pochissimi docenti licenziati negli ultimi anni in Ticino per motivi ben più gravi e documentati, non dimostra nei suoi riguardi né il rispetto che gli è stato richiesto unilateralmente, né la proporzionalità nei provvedimenti applicata solitamente in una gestione delle risorse umane pienamente degna di questo nome. 

Il sindacato OCST-Docenti continuerà con determinazione ancora maggiore a investire le sue risorse e a battersi su vari livelli per un datore di lavoro che attui una valida politica del personale in grado di individuare i problemi in anticipo, che intervenga in modo credibile e imparziale nella loro pronta risoluzione e che valorizzi realmente i suoi dipendenti, anche quando essi sono in difficoltà, si sentono soli e commettono errori emendabili.